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GENERAZIONI D'AMORE (le quattro americhe di Fernanda Pivano) un ritratto in chiave di psicoplay

OTTO CLIP DEL FILM

"LA MIA NANDA", UNA POESIA LETTA DA MILENA VUKOTIC
 

"STELLE SOPRA, STELLE SOTTO"
un reading socioplay sulla poesia


Ho incontrato la Nanda nel 1972, quando avevo 22 anni e lei più di cinquanta. Da allora, fino alla chiusura della sua casa romana nel 2002, non è passato giorno senza che ci siamo visti o telefonati mattina, pomeriggio, sera. E notte. Lei con la sua enorme cultura e il suo fascino mi ha aperto gli occhi su molte realtà sconosciute e io l’ho super protetta e mini-tormentata da giovane psicologo e regista presuntuoso e instancabile. Ci siamo scambiati letture e complessi, viaggi e provocazioni mentre pappagalli e conigli passavano attraverso la terrazza dalla mia casa alla sua, rosicchiando i suoi libri e i suoi cartoni di Coca Cola e cioccolata. Forse per questo c'è voluto più di un anno per ridurre a 60 minuti un'intervista di 20 ore girata nell'estate del 2000, dentro e fuori il palazzo di Trastevere descritto dalla Nanda nei suoi romanzi in cui mi aveva trasformato niente meno che nel personaggio di un terrorista.
Ottavio Rosati, dal programma del Torino Cinema Festival

Ottavio Rosati mi è stato presentato per un’intervista, dall’editore che è rimasto il più caro della mia lunga serie: alludo a Raimondo Biffi, editore dell’Arcana che mi ha commissionato due libri rimasti nel mio cuore: "C’era una volta un beat” e “Beat hippie yippie”. Rosati che era molto giovane allora, palesemente molto più maturo della sua età, mi ha impressionato per la sua insolita genialità e mi ha intrigata con la sua conoscenza della psicoanalisi che io invece non conoscevo affatto. Ancora adesso si diverte a canzonarmi perché quando l’ho conosciuto usavo il termine freudiano di “Super Io” sbagliandone il significato. Praticamente Ottavio Rosati mi ha insegnato il pochissimo che so della psicoanalisi, naturalmente da amico...
Da un gioco psicoanalitico tra Lei e Rosati che la porta a rovistare nella Sua infanzia e nei Suoi incredibili e straordinari ricordi, è nato un bellissimo e commovente ritratto cinematografico...
Non ne sono sorpresa. La nostra lunga amicizia gli ha permesso di conoscermi bene, anche perché, da quando l’ho incontrato, so con quanta passione svolge la sua attività di regista. Sia in ambito clinico con i suoi psicodrammi, sia nella divulgazione della psicoanalisi, sia in campo puramente creativo.
Che cosa La diverte e che cosa La fa arrabbiare di Ottavio?
Mi diverte molto il suo humor che spesso è irresistibile sia quando gioca a canzonarmi, sia quando gioca a canzonare gli altri. Quello che mi fa arrabbiare non riguarda nessuno.
Fernanda Pivano, da un'intervista per la serie "Antiche amicizie"

 

Fiorella Minervino, LA STAMPA, 6 uglio 2000 (clicca qui per il testo)

Un docufilm in chiave di psicoplay 

Il lavoro si basa su un'intervista di venti ore a Fernanda Pivano che Ottavio Rosati realizza a Roma tra Trastevere, Sam Pietro e il Senato nell'arco di due settimane nell'estate del 2000. A fianco della scittrice, Lorenzo Perpignani (come doppio del regista da ragazzo) nel ruolo di uno studente che la Pivano introduce a quattro generazioni di scrittori trasgressivi spiegandogli la differenza tra Beat, Hippie, Yippie e Yuppy (video). Fernanda gli racconta vari episodi della sua infanzia e il suo lavoro per introdurre in Italia la letteratura americana: dalla traduzione di Spoon River fino a Hemingway, Fitzgerald, Faulkner e agli autori della controcultura. Rosati le propone anche una scherzosa inversione di ruolo come in Da Storia Nasce Storia di Rai3, il suo programma di psicoplay che Fernanda aveva presentato al Teatro Carignano di Torino raccontando il suo viaggio al Teatro di Psicodramma di Moreno a Beacon e annunciando quello italiano, "Il Teatro del Tempo", di cui era supporter.

Le location principali del docufilm sono la John Cabot University di Roma e le loro due case di Trastevere trasformate in una. Siamo nel teatro dei romanzi La mia Kasbah Dov’è più la virtù il vecchio palazzo di via della lungara descritto da Sandra Petrignani e Fiorella Minervino dove Fernanda e Ottavio ospitavano Allen Ginsberg, organizzavano degli psicoplay per Harold Brodkey e installarono per due anni la cucina macrobiotica che salvò la vita della Pivano quando si ammalò di tumore. Un teatro del tempo che la scrittrice racconta così: "Nella mia Kasbah, qui a Trastevere, venni a vivere quindici anni fa. Era un antichissimo palazzone diviso in due ali, ciascuna con un suo giardinetto e ciascuna suddivisa a sua volta in due ali. Ogni ala aveva una decina di appartamenti allineati, piccolini, non più di cento metri quadrati, tre stanze disposte su tre piani collegati da una scala a chiocciola che terminava su un terrazzino coi muri color ocra, quel rosato che ritorna su tutti i vecchi muri romani sotto il sole del tramonto.
Qui Fernanda, dopo la soffertissima separazione dall'architetto Ettore Sottsass jr., vive con Ottavio, giorno dopo giorno, un incontro/scontro tra due generazioni che si cercano e si combattono a tutta forza al punto che molti li credono (o li vorrebbero) sposati. E il ragazzo ha la fortuna di crescere come regista e psicodrammatista, innamorato pazzo di una donna innamorata della creatività trasgressiva. Una donna alla quale si sente legato anche quando, dopo trent'anni, la passione di Ottavio si è tramutata in un sentimento di tenerezza e protezione venato di gelosia. Il che non gli impedisce di dedicarsi anche a una fidanzata teologa e al ragazzo del caso Uomini e Pappagalli. Poco conta che la Pivano degli ultimi anni nei Diari editi da Bompiani avrebbe poi negato la sua lunga vita romana mascherata come "la farsa Roma-Barcellona" (dove la città spagnola allude alla ragazza con cui Sottsass si ricreò per tre anni). 

Dal punto di vista storico Generazioni d'amore, testimonia le lunghissime vacanze romane della Nanda e denuncia la Damnatio Memoriae voluta dalla Pivano tormentata da vergogne nevrotiche su cui ha capitalizzato qualche amministratore senza scrupoli e privo di creatività. In realtà Fernanda Pivano era stata anche una  Lustige Witwe capace di dare e prendere felicità con la sua incantevole musicalità. Oggi il film e soprattutto la lotta intorno al film rivelano la commedia, la tragedia (e a tratti l'operetta) nascoste dietro "la farsa" e l'annullamento retroattivo. Mostrano lo splitting tra Fernanda alternativa e la Pivano vittoriana e i momenti in cui le due sono andate d'accordo a rischio di tramutare la saggista in una scrittrice. 
Il lungometraggio presenta foto inedite dell'archivio di Sottsass e foto dell’album della famiglia Pivano. ll primo a dare notizia del film è il settimanale Panorama (7 settembre 2000) col trafiletto Com'è cinematografica la vita di Fernanda a proposito dell'album della Premiata Forneria Marconi con cui la Nanda esordisce addirittura come cantante. Cavandosela anche qui benissimo.

Generazioni d'amore, anche detto Genamore, riprende una Pivano circondata da pet di vario genere, nello spirito animalista della kasbah: Teto-pappafreud, il Cacatoa performer, Platona, un coniglio d’angora e un pappagallo Eclectus rosso e viola (donato da Fernanda a Ottavio durante le riprese) in primo piano nella sequenza in cui Tito Schipa jr. parla con la scrittrice dei rapporti tra Verdi e Bob Dylan. Il film contiene sequenze della Pivano con Gregory CorsoJack KerouacAllen GinsbergMeredith Monk e Peter Orlovsky girate nel 1978 da Costanzo Allione e Alberto Grifi al Naropa Institute di Boulder (Colorado) con una troupe di cui facevano parte Fernanda e Ottavio.
Contribuiscono al ritratto molti amici della Pivano con letture tratte dal libro “I miei Quadrifogli”: Valeria MoriconiBernardo BertolucciLuciano BenettonAldo CarotenutoChiara CaselliPiera Degli EspostiAlessandro HaberJovanottiLuciano LigabueAdriana RuvoloTito Schipa jrVirginia Virilli e Milena Vukotic .
Sigla con la canzone della PFM “Domo Doso” scritta e cantata dalla Pivano.
Il film ha un'atmosfera calorosa e mediterranea e mostra l'affetto di e per tutti gli amici della casa romana (soprattutto Tito Schipa jr. e Adriana Ruvolo) dove Fernanda andò per trent'anni della sua vita "a vedere finalmente un po' di sole e spendere i soldi che guadagno a Milano..." come nel disegno di Papik, un bambino di Trastevere che la raffigura su una bici su e giù per l'Italia: Milano-Roma, Roma-Milano. Pedala Pedala, Fernanda Pivano.


Alessandra Levantesi, LA STAMPA, 20 Nov. 2001 (Clicca qui per il testo)

Il Festival del cinema di Torino e la sincronicità dell'incendio

A dispetto del titolo, o forse proprio per questo, il film ha avuto una fase di post produzione conflittuale e un esito con implicazioni giallistiche e parapsicologiche degne di un film sul film. Inizialmente la produttrice Grazia Volpi si rivolge a Roberto Faenza che rinuncia subito al progetto per i capricci della scrittrice sul set. Grazia Volpi offre la regia a Rosati come pivanologo e pivanofilo di ferro, da decenni. Fernanda ha presentato lo psicodramma della Moreno e il videolibro su "Da Storia Nasce Storia". Lui ha già fatto teatro, radio e televisione ma questo è il suo primo lungometraggio: gira con una troupe della Scuola Nazionale di Cinema e Mario Amura direttore della fotografia. Il montaggio del lavoro subisce un ritardo perché Grazia Volpi attende invano Roberto Perpignani (padre del giovane Lorenzo), impegnato in un film dei fratelli Taviani. Terminate le riprese, tutto si ferma per mesi. La vita del film è nelle mani del regista che freme di impazienza, e deve fronteggiare un strana aggressione passiva di Grazia Volpi e della protagonista. Per girare le letture dei Quadrifogli della Pivano, Plays subentra nella produzione.
Quando finalmente vede il lavoro concluso in una moviola di Cinecittà (clicca qui), la Pivano, entusiasta e instancabile sul set, di colpo ci ripensa. Dichiara a Grazia Volpi e Claudio Grassetti stupefatti: “Molto bello, anzi troppo bello. Ma mi sembra più un madrigale d'amore che un film. Il mio legame con Ottavio è incompatibile col mio personaggio pubblico. Non dovete vendere questo film.”
La Pivano chiede a Domenico Procacci di realizzare subito con la Fandango un nuovo documentario culturale, senza implicazioni affettive e personali. Questo ritratto approvato che dovrebbe rappresentare la sua immagine ufficiale è A Farewell to Beat diretto da Luca Facchini che per fortuna le è del tutto indifferente. Nello stesso periodo Fernanda chiede aiuto a Ottavio perché di notte le capita di vedere, negli angoli del soffitto o accanto al letto, un uomo che la fissa con gelo senza parlare ma con cui non riuscirà mai a interagire in termini di immaginazione attiva. 
Sono le prime tracce di una segreta dissociazione della personalità destinata a slatentizzarsi negli anni futuri con lo sgomento e il dolore di chi più ama Fernanda e cerca di aiutarla senza farsi tagliare la testa. Si verifica anche un effetto paradossale: più la Pivano, in preda al suo persecutore interno, si affanna a cancellare il presunto portato "scandalistico" di Genamore, più finisce per crearlo. Quasi che l'archetipo della principessa Turandot volesse far emergere a sud ciò che l'altra parte voleva negare e distruggere a nord. Il tutto naturalmente amplificato dalle capacità geniali di una scrittrice di prima grandezza che gode ovunque del massimo rispetto e di ogni protezione. Come succede spesso nel cinema, il regista deve lottare contro le circostanze per evitare l'aborto del film. Rosati racconta: "A quel punto ero diventato una specie di ladro. Come nella scena dove Tito Schipa canta dei versi di Dylan: Raccogli le tue cose - te ne devi andar - ma forse anche quel che è tuo - lo dovrai rubar - è orfano il tuo amore - nessun lo vuole - scompare come un lume - contro il sole... (clicca qui).

D'altra parte la Pivano ha firmato un contratto con Grazia Volpi e sottoscritto la sceneggiatura finale con le parole “Grazie! Bravissimi!”. Perciò si rassegna al fatto che entrambi i lungometraggi su di lei escano al 19esimo Festival del Cinema di Torino (clicca qui per la scheda sul catalogo). Si riserva però di presentare solo quello di Procacci. Inoltre, temendo una scazzottata tra i due registi nello stile di Fight Club (che forse segretamente desidera), prega Rosati di tornare a Roma subito dopo la proiezione dI Genamore. Gli chiede anche di non partecipare alla grande festa che la casa editrice Einaudi, dopo il film di Procacci, darà in onore dell'allieva di Pavese che a diciotto anni aveva tradotto Spoon River, il libro di poesie più letto in italia. Ottavio, con l'aiuto del suo maestro di meditazione Corrado Pensa, acconsente e obbedisce.
Generazioni d’amore esce dunque al Festival con la presentazione di Alessandro Cecchi Paone in una piccola sala del Festival ma con successo. La proiezione di A Farewell to Beat invece non avrà luogo perché, nel momento preciso che Rosati atterra a Roma e la Pivano mette piede sul red carpet del cinema Reposi, scoppia un incendio che distrugge la pellicola e ferma Festival e Feste.
L'incendio non è di natura dolosa e non fa vittime ma il TG e i giornali di Torino danno molto risalto alla notizia (Per gli articoli clicca qui). 
Torino è una città magica e parapsicologica: molti vedono nel fuoco scoppiato un attimo prima del film autorizzato una sincronicità in opposizione al sincronismo dei due film sullo stesso personaggio in un festival. Per Jung infatti 'la sincronicità', come coincidenza psichicamente significativa ma senza causa, si oppone al 'sincronismo', che invece denota la semplice simultaneità di due eventi.
L'analista Stefano Carta farà un'associazione all'incendio raccontato da Bergman in Fanny e Alexander. La Pivano resta turbata dall'incidente e in un'intervista ricorda un lontano episodio di guerra - con fuochi e baci, applausi e accuse  - alla presenza giudicante di suo padre che, dal punto di vista archetipico, sembra riferibile alla sincronicità del festival (clicca qui). Da parte sua, Rosati ipotizza che, dal punto di vista psico-quantico, l'accaduto è uno psicoplay che si è fatto da solo.
Sempre più amica della cantante Dori Ghezzi, vedova di Fabrizio De Andrè e con la complicità di nuovi amici di Milano, Fernanda il giorno di Halloween chiude la casa romana e si allontana dagli amici della sua cara Trastevere. A questo punto la storia del docufilm genera un brutto PTSD del regista che, ancora innamorato della Fernanda libera, vive un episodio depressivo.
A tirarlo fuori dagli iceberg saranno i pappagalli (soprattutto l'Eclectus rosso dono di Fernanda) che con le loro generazioni di simpatia lo spingono a realizzare Il pappafreud per RaiSat con Alfredo Antonaros starring il Cacatoa Teto. Subito dopo il regista, per dare un senso clinico e socialmente utile all'esperienza di questo disastro, comincia a studiare la terapia dei traumi relazionali attraverso lo psicodramma. Il caso Genamore gli insegna dove può arrivare la potenza devastante dell'inconscio transgenerazionale e la dinamica dei persecutori interni. The Seven Spiritual Laws of Success di Deepak Chopra (soprattutto le leggi del Dare e del Distacco) lo aiutano a mantenere il suo amore per la sua Nanda anche quando la Pivano milanese permetterà l'operazione dei Diari e, al tempo stesso, continuerà a telefonargli di notte chiamandolo tesoro.
Dopo la morte della scrittrice nel 2009, il suo erede universale limprenditore Michele Concina cerca di fermare la vendita di Generazioni d’Amore che però esce in festival, incontri e convegni sulla Pivano. Il fenomeno dell'incendio è al centro di lezioni universitarie, seminari e tesi sulle coincidenze significative nel senso di Jung e Marie-Louise Von Franz.
Nel gennaio 2012 il Corriere della Sera, dopo un furto di gioielli a una mostra sulla raccolta Pivano, registra una polemica tra Concina e Benetton per la gestione della biblioteca Pivano, lasciata anch'essa divisa in due parti. L'inizio della storia dei libri è descritto in una delle sequenze più significative di Generazioni d’amore, intitolata “Sogni” dove la scrittrice, sdraiata su un lettino analitico, esprime gioia e gratitudine per il salvataggio della sua biblioteca da parte della fondazione Benetton:

« F. P.: Io avevo scritto al Sindaco di Milano, al Sindaco di Roma, a Nicolini, Assessore alla Cultura di Roma, al Direttore della Biblioteca di Roma, perfino al Segretario del Papa, Monsignor Casaroli! Avevo scritto a tutti, senza risposta. Ad un certo punto Luciano Benetton, un imprenditore, sente che una signora, che lui non conosce, ha fatto un testamento di bruciare tutti i suoi libri, quarantamila libri, bruciare tutto, libri, cassette, lettere, tutto..! E va a cercarla e chiede: 'Signora posso occuparmi io dei suoi libri?'. Ha cominciato con una saletta non tanto grande, pensando che io avessi la bibliotechina delle signore insomma... E sono cominciate ad arrivare le casse e, via via che arrivavano le casse, aggiungevano una stanza.”

O. R. “Questo sì che è stato un sogno diventato realtà”

F. P. “Sì! Questo è un sogno diventato realtà...” »

 

La storia del film della discordia amorosa continua. Nel 2008 Italo Moscati, Giuliano Montaldo e Moreno Cerquetelli presentano con grande successo Genamore alla Casa del Cinema di Roma in una serata che festeggia anche l’inaugurazione della scuola di formazione in psicodramma IPOD-PLAYS. E' un atto di riconoscenza verso la Fernanda della kasbah e la sua indimenticabile promessa (affidata a una lettera al suo avvocato di Milano) di lasciare "...cento milioni di lire o la maggior somma" per costruire il Teatro di Psicodramma di Roma: lo spazio terapeutico con cui un gruppo di architetti, psicologi e medici si ripromette di dare forza al sistema immunitario dei pazienti oncologici attraverso un'immaginazione attiva ad alta carica emotiva. 
Nel 2010 Ottavio Rosati riprende il discorso di Generazioni d’amore con la video-poesia La mia Nanda letta insieme a Milena Vukotic  e con il dvd Fantasmi su Moreno e Pirandello (interpretato da Leo Gullotta) apre la collana di video Genamore dedicata ai protagonisti della cultura e dell’arte italiana del Novecento. Il terzo documentario Le code, le ali presenta la vita e l’opera di Roberto Capucci il grande couturier-artista che ha smesso di sfilare per esporre le sue sculture di stoffa solo nei musei.
Nel 2016 Generazioni d'amore torna a vivere nel play Grandi Feste con Fuoco  dove Ottavio Rosati, sulla base di una lunga intervista a Rai radio-uno, mette in scena il backstage psicoanalitico del suo rapporto trentennale con la scrittrice, dal supporto per Il Teatro del Tempoda realizzare con medici, psicologi e architetti, fino alla sincronicità dell'incendio al Festival. Dando alla storia un nuovo finale.

 

 

 

 

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