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DA STORIA NASCE STORIA - RAITRE 1991-1992

RASSEGNA STAMPA
1. Il Bando

 

R.T., TUTTE LE STORIE IN FORMATO TIVU'
IL GIORNALE, 5 Marzo 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa

Avete una storia da raccontare? Provate a raccontarla a quelli di ‹‹Da storia nasce storia››, un programma di Raitre che si propone di trasferire per la prima volta in televisione i meccanismi dello psicodramma. Sono aperte fino a tutto il prossimo aprile le selezioni per partecipare a questo esperimento spettacolar-terapeutico, ideato e diretto da Ottavio Rosati, con la regia televisiva di Claudio Bondì e la collaborazione incrociata del Teatro Stabile di Torino e la comunità terapeutica del Centro Torinese di Solidarietà. A selezione avvenuta, verranno costituiti, sotto la direzione di Rosati, cinque laboratori di venti partecipanti l’uno, all’interno dei quali saranno inseriti alcuni attori professionisti. ‹‹Ci rivolgiamo – spiega lo stesso Rosati – a tutti coloro che hanno il cuore per raccontare una storia e il fegato di farlo davanti a migliaia di telespettatori. La presenza della telecamera viene dimenticata dopo pochi istanti, e da quel momento in poi tutto dipende dalle libere, imprevedibili associazioni del gruppo. Prevale una rappresentazione autentica della propria realtà esistenziale, che è un po’ il contrario dell’esibizionismo mascherato in voga nei “talk-show”››. Dunque, se l’idea vi stuzzica, e intendete partecipare ai colloqui di selezione già in corso, potete rivolgervi al centro Studi dello Stabile di Torino (telefono 011/5576012), oppure al Centro Torinese di Solidarietà (011/8126910), oppure ancora alla redazione di ‹‹Da storia nasce storia››, presso Raitre (06/385979). r.t 

 

Chiara Caratto, RAITRE PRESENTA "DA STORIA NASCE STORIA" 
AGL - AGENZIA ITALIA, 14 Marzo 1991
Una serie di psicostorie rappresentate dai loro protagonisti come un tentativo di "spettacolarizzazione della psicoterapia" è alla base del nuovo programma prodotto da Raitre "Da storia nasce storia", ideato e diretto da Ottavio Rosati con la regia televisiva di Claudio Bondì. Il programma, di cui sono previste otto puntate, nascerà dalle riprese degli psicodrammi che si realizzeranno nel corso di cinque laboratori presso la comunità terapeutica del "Centro torinese di solidarietà" di Don Paolo Fini nei prossimi mesi di maggio e giugno. Ciascun laboratorio condotto da Ottavio Rosati avrà venti partecipanti. Ne può essere protagonista chiunque lo desideri disposto a raccontare una sua storia in un’esperienza di gruppo. Sono sollecitate "storie d’amore, di guerra, di altri tempi, storie cliniche, di viaggi, di donne, di infanzia,  di bambini, di animali, storie di altri mondi, storie di storie" come recita la locandina dominata dal coloratissimo pazzariello disegnato da Emanuele Luzzati. Tra i componenti del laboratorio saranno inseriti alcuni attori a disposizione per interpretare improvvisando le vicende suggerite dai partecipanti. Ci saranno, inoltre, sul set materiali scenografici ed attrezzeria forniti dal Teatro Stabile e dal Teatro Regio di Torino. Tra le varie possibilità offerte dal programma c’è quella di chiamare al centro di uno psicodramma il protagonista adulto di un caso della trasmissione televisiva "Chi l’ha visto?". Secondo l’intenzione di Ottavio Rosati, che ha presentato oggi, nel corso della conferenza stampa a Torino, la struttura della nuova trasmissione: "Si potrebbe andare in questo modo al di là delle apparenze e della convenzione e consentire alla persona – ritrovata – di rappresentare la sua storia, il suo dramma e le vere ragioni del suo allontanamento".

Silvia Francia, C'E' UN PALCOSCENICO AL POSTO DEL LETTINO
LA STAMPA, 6 Marzo 1991
"Storie d'amore, di guerra, di viaggi, di fantasmi, storie d'altri tempi, storie d'inverno o di vita quotidiana, storie di storie..." Questo in sintesi lo slogan apparso sulla locandina che annuncia l'apertura delle iscrizioni a cinque laboratori di psicodramma. organizzati dal Centro Studi del Teatro Stabile. Gli incontri, ideati da Ottavio Rosati, che saranno ripresi da Rai Tre tra maggio e giugno al Centro Torinese di Solidarietà, forniranno il materiale per una nuova serie televisiva. Si tratta di gruppi di psicanalisi in forma di teatro, aperti a tutti coloro che vogliano sperimentare una tecnica in cui la recitazione anche con il supporto di attori professionisti, è usata a fini terapeutici. Niente a che vedere però con il lettino dell'analista, ne con atmosfere tese e inquietanti. Piuttosto - spiegano gli organizzatori - un invito all'estroversione. E anche un gioco, in cui chiunque, previa selezione, può rappresentare sogni, avventure, emozioni. ambientandoli nelle scenografie fornite dal Teatro Stabile e dal Regio. Per partecipare, occorre inviare un curriculum e foto al Centro Studi (piazza San Carlo 161 tel. 011-55.76.0121. dove, il 14 marzo alle 12 verrà presentata l'iniziativa. o alla redazione del programma «Da storia nasce storia» (Rai Tre, piazzale Clodio i 56,00195 Roma, tel. 06-38.59.79). Stamane frattanto, alle 11,30 sempre al Centro Studi, si parla della versione radiofonica di «Gli ultimi giorni dell'Umanità», lo spettacolo ronconiano che Rai Due trasmetterà prossimamente. 

 

Patrizia Mencarani, IN AUTUNNO SU RAITRE: PSICODRAMMI A PORTATA DI TELEVISIONE
IL GAZZETTINO DI TORINO, 12 Marzo 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa
ROMA – Alvaro piange. Seduto scompostamente sulla pedana in legno del palcoscenico. Ha la fronte bagnata di sudore. Gli occhi stanchi, infossati. Tutta la sua persona è come contratta in uno sforzo sovraumano, come se stesse sollevando chili di zavorra. E’ la sua pena. Quella che lo fa andare a letto triste la sera e lo fa risvegliare scontento di se al mattino. Grida ed urla: “E’ colpa mia se tu stai morendo”. Alvaro sta immaginando di parlare con il padre morto di cancro da tre anni. Di quella morte si sente responsabile perché a volte è arrivato anche a desiderarla. Ora, come in un sogno, sta riparlando con il padre che non c’è: confessa la sua colpa, spiega. Tira fuori il magone che gli sta chiudendo la gola, come in una morsa. Intorno, ci sono altre persone, che in uno scambio ed in un alternarsi continuo di ruoli, lo aiutano ad esternare il suo dramma. 
Questo è solo un frammento di un programma singolare che vedremo su Raitre, il prossimo autunno. Questo ed altro, naturalmente: storie d’amore, di guerra e d’altri tempi. Storie di viaggi e di donne, d’infanzia, di fantasmi e di famiglie. Insomma, storie di vita vissuta. "Da Storia Nasce Storia", infatti, non è una rubrica di favole serali per bambini insonni. Non è neanche la solita trasmissione del genere intimo-confidenziale, per telespettatori un po’ impiccioni e predisposti al pettegolezzo. E’, invece, la trasposizione televisiva delle esperienze più significative che verranno vissute all’interno di cinque laboratori di psicodramma organizzati dal Centro studi del Teatro Stabile di Torino. I laboratori di psicodramma – la terapia inventata negli Anni Venti a Vienna, da J.C. Moreno, basata, non solo sul dialogo a due, ma anche sullo sguardo ed azione spontanee di un gruppo – sono previsti per i quattro fine settimana di maggio e sono aperti a chiunque abbia voglia di rappresentare la propria storia di vita in un’esperienza di gruppo. Sono esclusi però, casi patologici, che richiederebbero una terapia lunga e avrebbero un impatto emotivo troppo forte sul pubblico.
L’idea è nata nell’estate del ’90, quando più di settanta giovani, provenienti da vari paesi d’Europa, si incontrarono nella comunità terapeutica del Ceis nel bosco di Superga. Per sei giorni diedero vita ad un lavoro sui rapporti tra televisione e psicodramma. Parteciparono all’iniziativa, allora, anche tre famosi attori: Milena Vukovic, Alessandro Haber e Rosalia Maggio. Tutto ciò è diventato lo spunto per un’ulteriore esperienza da portare, però, questa volta, davanti al grande pubblico della televisione. 
Per l’ideatore del programma – Ottavio Rosati, psicologo analista, membro del Centro Italiano di Psicologia Analitica e presidente dell’Istituto romano per le ricerche sullo psicodramma – non ci sono pericoli di coinvolgimenti emotivamente insostenibili da parte dei telespettatori. “Assistiamo tutti i giorni a scene di guerra, di morti e di sangue- dice-anche mentre mangiamo la bistecca ai ferri, preparata per cena. Non vedo, quindi, il pericolo di rimanere soffocati da un dramma personale. Lo psicodramma, inoltre, prevede un percorso che conduce alla catarsi, alla liberazione. Un processo si cui entra a far parte anche lo spettatore”. 

 

Si. Ro., IL TEATRO SUL LETTINO DELL'ANALISTA
LA STAMPA, 12 Marzo 1991. (Clicca qui per l'archivio de LA STAMPA)

Lo psiodramma per la prima volta in televisione sarà trasmesso da Raitre - Anche Rosalia Maggio tra gli attori di Rosati

ROMA. E' la prima volta  che  lo psicodramma viene proposto in televisione. L'iniziativa è di Ottavio Rosati che negli anni scorsi, appoggiandosi allo Stabile di Torino, ma anche al Teatro Regio e al Centro Torinese di Solidarietà, aveva già realizzato un insolito Ciascuno a suo modo di Pirandello e successivamente con "Cinema Giovani" alcuni psicodrammi registrati su nastro e riproposti in video. Ed è questo materiale che Raitre, la più sperimentale delle reti Rai, ha deciso di utilizzare come punto di partenza per la costruzione di una trasmissione capace di suscitare l'interesse degli spettatori ma anche capace di coinvolgerli a livello emozionale come se anche loro da casa, in qualche modo, fossero partecipi della situazione creata in scena.
La trasmissione, che sarà realizzata dallo stesso Ottavio Rosati con la regia televisiva di Claudio Bondì e la collaborazione della cattedra di Psicologia Clinica della Sapienza di Roma, e di varie istituzioni torinesi che hanno fino ad oggi lavorato intorno a questo progetto, dovrebbe essere messa in onda nel prossimo autunno. 
Si tratta di otto puntate ricavate dalla registrazione di quaranta sedute di psicodramma da realizzarsi materialmente nel mese di maggio, a Torino, nel corso di laboratori di tre giorni da fare con l'aiuto di alcuni attori professionisti, (è certa la presenza di Rosalia Maggio), e i materiali scenici messi a disposizione dallo Stabile e dal Regio. Per arrivare a tutto ciò Ottavio Rosati, però, chiede anche la partecipazione di gente comune, persone che per una ragione o per l'altra abbiano interesse a misurarsi con questa tecnica di psicoterapia di gruppo inventata negli Anni Venti dal sociologo Levi Moreno e utilizzata in alternativa, o anche in integrazione, alla psicoanalisi classica. Mentre la psicoanalisi freudiana si basa infatti su un rapporto di pura parola tra analista e paziente, lo psicodramma è una sorta di rappresentazione improvvisata dei propri fantasmi interiori che coinvolge l'intero gruppo, che si serve per esprimersi del vissuto emozionale, che può utilizzare anche oggetti, persone, musica. Per tutte queste ragioni è assai più suggestiva da vedersi di una terapia psicoanalitica e può perfino diventare materia per un programma televisivo.
Chi fosse interessato a partecipare a uno dei cinque gruppi di venti persone che daranno vita al prpgramma dovrebbe mettersi in contatto con il TST allo 011/5576012 oppure con il CTS allo 011/8126910, o ancora con la redazione di Raitre allo 06/385979. Giovanni Tantillo, che per la terza rete è responsabile di quest'esperimento, sa benissimo che i rischi ci sono. Potrebbe venir fuori una trasmissione troppo difficile o noiosa per i non addetti ai lavori, o all'inverso troppo coinvolgente sul piano emotivo per lo spettatore che non ha saldezza psicologica. Ma, dice, vale la pena tentare.
Molti sono infatti i programi televisivi di medicina che spiegano come si può curare il corpo, nessuno spiega come si può curare la psiche. Si cerca perciò un linguaggio nuovo. Anche per questo nessuno sa ancora come poi verrà confezionato il ciclo. Di sicuro c'è soltanto il titolo: Da storia nasce storia.

  

PSICODRAMMI: RAI TRE CERCA CENTO VOLONTARI
IL TIRRENO, 12 Marzo 1991
ROMA - Le vostre storie rappresentate sul video, con voi stessi, accanto ad attori di teatro, interpreti del dramma psicologico che vivete o che «covate» dentro di voi. Siete disposti a farlo? Volete partecipare a un programma televisivo in otto puntate che porta in televisione lo «psicodramma» e che sarà trasmesso nell'autunno prossimo? Si cercano cento volontari. 
A cercarli è Ottavio Rosati, un noto analista che ha ideato e dirigerà la trasmissione. A realizzarla sarà Raitre, con la collaborazione della cattedra di Psicologia Clinica dell'Università di Roma ed è a Raitre che deve rivolgersi chi vuole aderire, tenendo conto che dovrà essere disponibile nei quattro fine-settimana di maggio e nel primo di giugno. quando sarà ospitato a Torino. 
Lo «psicodramma», come forse non tutti sanno, è una terapia di gruppo basata su una rappresentazione di tipo teatrale delle proprie storie da parte di chi vi si sottopone una scena liberatoria dei problemi. «Una terapia - ha detto il prof. Rosati - ideata, negli anni '20, dal sociologo Jacob Levi Moreno, di origine romena e deceduto nel ’74 a New York, una terapia che non si serve soltanto della comunicazione verbale ma si allarga allo sguardo, ai gesti, alla rappresentazione, all’incontro di gruppo. La telecamera allargherà il gruppo e permetterà a chi assiste di partecipare». 
I cento volontari (ma delle loro storie sarà fatta una selezione) saranno gratuitamente ospiti del Centro Torinese di Solidarietà, un istituto affacciato su un bosco sulla collina di Superga, dove saranno anche psicologi ed esperti di comunicazione. I cinque gruppi di psicodramma, in una sala trasformata in studio televisivo, parteciperanno alle sedute, riprese dalle telecamere di una troupe di Raitre diretta dal regista Claudio Bondì. I gruppi avranno anche a disposizione materiali di scena forniti dal Teatro Stabile e dal Regio di Torino, che saranno usati liberamente dai protagonisti delle varie storie, accanto ai quali, come abbiamo detto, ci  saranno attori professionisti. La trasmissione si chiamerà "Da storia nasce storia". 

 

PSICODRAMMI IN TV CON TERAPIA DI GRUPPO
IL GIORNALE, 12 Marzo 1991
Da storia nasce storia: ben lo sanno gli attori dello psicodramma, terapia psicanalitica di gruppo ideata negli anni Venti dal sociologo Jacob Levi Moreno, che s'impernia su una rappresentazione di taglio teatrale dei propri conflitti da parte di ciascun paziente, alla ricerca di terapia e soluzioni. Proprio questo metodo sarà illustrato da Raitre nelle otto puntate del programma che andrà in onda il prossimo autunno a cura di Ottavio Rosati, uno dei principali esperti italiani di questa tecnica. In passerella altrettanti psicodrammi, le cui riprese verranno effettuate nel corso di cinque giornate organizzate dalla Rai il prossimo maggio, nella comunità terapeutica del Centro Torinese di Solidarietà. "Si tratta di una terapia che si basa non solo sulla comunicazione verbale ma si allarga alla rappresentazione scenica e all'incontro in gruppo - spiega Ottavio Rosati -. Chi assisterà in tivù a Da Storia Nasce Storia in un certo senso passerà dall'altra parte del video, per assistere con i protagonisti alla messa in scena liberatoria dei problemi e delle storie dei singoli attori."  Alle sedute parteciperà un centinaio di volontari. "Tra tanti programmi che parlano di salute fisica, noi ci occuperemo della salute psicologica dell'individuo - afferma il regista televisivo Claudio Bondì -. Cercheremo di spiegare alla gente che si può vivere meglio raccontando e rappresentando i propri problemi nel modo giusto".

 

Loredana Birzoli, CON RAI TRE LO PSICODRAMMA IN AUTUNNO - ARRIVA IN TV: DA STORIA NASCE STORIA
LA GAZZETTA DI AREZZO, 12 Marzo 1991
Nel clima caotico e incerto della Vienna del primo dopoguerra in Jacob Levy Moreno (1889-1974), poliedrico teatrante, psichiatra e moralista, da poco laureato in medicina, allievo non del tutto consenziente di Freud, si fece strada l’idea che solo attraverso le spontanee e libere reazioni dell’uomo, che si trova a dover fronteggiare i propri simili in situazioni attuali e impreviste, è veramente possibile sentirsi esenti da alcuni valori ufficiali ormai inutili e trovarne rapidamente di nuovi.
Spontaneità, azione e improvvisazione nell’incontro diretto affrontato per prova davanti ad un pubblico: bastano già queste premesse a portarci in ambito teatraleSu questo terreno nasce dunque lo “Psicodramma” – definito da Moreno “la scienza che esplora la verità attraverso metodi drammatici” – che è diventato una terapia psicanalitica di gruppo basata su una rappresentazione di tipo teatrale delle proprie angosce da parte del paziente.
Dopo settant’anni lo Psicodramma – che ha subito trasformazioni fino a trovare applicazioni in campo terapeutico – approda anche in televisione con il programma di Raitre Da storia nasce storia, che andrà in onda a partire dal prossimo autunno.
La trasmissione – presentata ieri nella sede Rai di Roma – è stata ideata da Ottavio Rosati, uno dei massimi esperti italiani del settore. Parteciperanno alla realizzazione del programma (prodotto dalla Rai in collaborazione con la Seconda cattedra di Psicologia Clinica dell’Università la Sapienza di Roma) il Teatro Stabile e il Teatro Regio di Torino e la Regione Lombardia. Nelle otto puntate previste (della durata di circa due ore) saranno presentati altrettanti “Psicodrammi”, ripresi nel corso di cinque “sedute” che la Rai organizzerà tra maggio e giugno nella comunità terapeutica del Centro Torinese di Solidarietà. “Alle sedute – ha detto il capostruttura di Raitre Giovanni Tantillo – parteciperanno gratuitamente un centinaio di volontari che si saranno messi in contatto con noi”. (Questi sono i numeri telefonici per chi volesse partecipare: 06/385979; 011/5576012; 011/8126910). Ma che scopo e che significato può avere portare sul piccolo schermo, nelle case degli spettatori, i conflitti e le fantasie, spesso inconsce ma senza dubbio drammatiche e di forte impatto emotivo, che si agitano, vissute in maniera diversa e con maggiore o minore intensità, nella psiche di ognuno di noi? "Chi assisterà in tv a Da Storia Nasce Storia, - risponde Ottavio Rosati – è come se passasse dall’altra parte del video, per assistere assieme agli altri alla messa in scena liberatoria dei problemi, delle storie dei singoli".
Da profani ci chiediamo quali effetti potrebbe avere una terapia non più di gruppo ma di massa come sembra emergere dalle intenzioni dei curatori del programma che attraverso il video vogliono, una volta tanto, occuparsi "invece che della salute fisica di quella psicologica dell’individuo" come afferma il regista Claudio Bondì. "Cercheremo di spiegare alla gente che si può vivere semplicemente liberandosi in pubblico dei propri problemi". 

  

Emilio Gioventù, QUANDO LA TELEVISONE E' UN PAZZARIELL0
IL GIORNALE DI NAPOLI, 13 Marzo 1991

Rosalia Maggio racconta la sua esperienza di attrice e "psicologa"
 
NAPOLI - Psicodramma. Ovvero la psicoterapia di gruppo che si basa non solo sulla comunicazione verbale, ma anche sullo sguardo, la rappresentazione scenica e l'incontro nel gruppo: caratteristiche che si prestano alla trasposizione sul piccolo schermo. La Terza Rete, infatti, curerà la produzione del workshop dedicato agli psicodrammi, realizzando il programma "Da storia  nasce storia". Un'iniziativa che sarà presentata domani al Centro Studi del Teatro Stabile di Torino. L'iniziativa di Rai Tre, si svolgerà presso la comunità terapeutica del Centro Torinese di Solidarietà, sulla collina di Superga. Per realizzare il programma, ideato e condotto da Ottavio Rosati, verranno organizzati cinque gruppi, ciascuno di venti elementi. È intenzione dei promotori del progetto di aprire la selezione e la partecipazione non soltanto a psicologi e professionisti della comunicazione, ma a quanti vorranno rappresentare la propria vicenda: delle cinquanta storie rappresentate nel corso dei laboratori, che si terranno nei quattro fine settimana di maggio e nel primo di giugno, otto casi saranno presentati in altrettante puntate del programma, per la regia televisiva di Claudio Bondì. 
Un progetto ambizioso: è la prima volta che una psicoterapia viene presentata al grande pubblico. I rapporti tra televisione e psicodramma sono giustificati dalle caratteristiche telegeniche di questo tipo di terapia rispetto alla psicoanalisi classica. 
Il laboratorio, che riguarderà storie cliniche e di vita, si avvarrà degli allestimenti scenici del Teatro Regio di Torino e dell'improvvisazione musicale del maestro Fiorenzo Gianani. Il regista Ottavio Rosati, analista allievo di Mario Trevi, non è nuovo a questo tipo di esperienza. Presidente della scuola italiana di psicodramma, ha insegnato per anni alla scuola internazionale del Ceis di Roma.«Ognuno avrà la possibilità di rappresentare la sua storia, la sua vita - dichiara - avendo a disposizione alcuni attori professionisti che saranno chiamati dal gruppo ad interpretare i ruoli dei protagonisti». Non solo televisione, musica ed attori, per aiutare i partecipanti a risolvere i loro drammi. Saranno utilizzate, infatti, tutte le tecniche dello psicodramma, inventato nei lontani anni '20 dal sociologo e psicologo Jacob Levi Moreno: analisi di gruppo, basata sul gioco spontaneo, l’azione teatrale e l’incontro di gruppo. 
«Quello che si pone questo tipo di tecnica, - spiega Fofò Ferraro, psicoanalista e uomo di teatro napoletano - è raggiungere la catarsi, ovvero la completa eliminazione del disturbo attraverso la terapia di gruppo. Un'azione fondamentale per eliminare il disagio personale». 
Ferraro tiene a sottolineare come il matrimonio fra televisione e psicodramma non sia per lui un'iniziativa da incoraggiare. "La televisione - afferma - non sostiene proprio quella spontaneità che è invece l’elemento fondamentale della psicoterapia di gruppo".
Di parere diametralmente opposto è un altro psichiatra napoletano di grande seguito, Sergio Piro: "lo spero, invece, che l'esperienza televisiva arricchisca la televisione stessa e l'esperienza teatrale in sé". 

La rappresentazione scenica e l'incontro di gruppo, dunque, rappresentano per Piro strumenti di terapia e riabilitazione efficaci. "L'esperienza del Cabaret Voltaire, allestita alcuni anni fa al Frullone - ricorda - è stata indimenticabile al punto che oggi, nella scuola sperimentale per operatori della salute mondiale, usiamo l'esperienza teatrale come uno strumento di formazione psicologica".
Nata nel Nord Europa, adottata dall'Actor Studio di New York, praticata da Stanislavski, la psicodrammaturgia passa per Napoli e abbraccia la sua meridionalità. 
"Sono anni che ritengo che la cultura napoletana sia la fonte mediterranea dello psicodramma - afferma ancora Ottavio Rosati – per il culto della spontaneità per la comunicatività dei gesti e del viso nonché per la tendenza alla generosità verso il prossimo". 
Dalle parole di Rosati, sembra che lo stesso Moreno, inventando la tecnica del Giornale Vivente, non abbia fatto altro che ampliare e vestire di formule scientifiche la figura - oramai scomparsa - del pazzariello napoletano. "E’ vero. Non le nascondo che il tentativo che ci proponiamo è appunto quello di trasformare la televisione in un moderno pazzariello", conferma. Di comune accordo, quasi in simbiosi con la riflessione di Ottavio Rosati, la riflessione di Sergio Piro. "Napoli ha in sé - sostiene lo psichiatra - una dimensione teatrale autentica, anche se, ultimamente, sta sottolineando aspetti di politica culturale ampiamente commercializzate". L'idea del programma televisivo Da Storia Nasce Storia prende il via sulla scia del workshop del 1990, dedicato da Rosati agli psicodrammi dei sogni. Il laboratorio, realizzato in collaborazione con il Centro Studi del Teatro Stabile di Torino e il Centro Torinese di Solidarietà, aveva per tema Giocare il Sogno, Filmare il Gioco.  
Partecipò a questo primo esperimento di laboratorio-video anche la pirotecnica Rosalia Maggio, che lo stesso Rosati considera, oltre che una straordinaria attrice, anche una grande 'psicologa'.  "La sua abitudine a lavorare con platee di ogni genere - sostiene infatti il conduttore - la rende capace di comprendere razionalmente ed emotivamente la storia del protagonista". Per Rosati, dunque, donna Rosalia, "possiede l'ascolto di un psicoanalista e il talento di un artista che riesce a dare corpo e colore all'animo che il pubblico nasconde dentro di sé". Abbiamo raccolto la testimonianza di questa grande esperienza di vita dalla stessa Rosalia Maggio. "È stato per me un momento indimenticabile. Il gruppo mi adorava, e io amavo loro. Ricordo in particolare con affetto Bobo, un ragazzo che non riusciva a superare il dramma della madre che lo aveva abbandonato. Era schivo, ed io non facevo altro che abbracciarlo come una madre. Alla fine, sono diventata una sua grande amica". E nel ricordo di Rosalia è la certezza che per lei si tratta di un successo molto più forte e gratificante dei tanti applausi che accompagnano da sempre la sua carriera professionale.
 
  

DA STORIA NASCE STORIA di Ottavio Rosati su Rai3
AGI, 14 marzo 1991
Una serie di psicostorie rappresentate dai loro protagonisti come tentativo di ''spettacolarizzazione della psicoterapia'' è alla base del nuovo programma prodotto da raitre ''Da storia nasce storia'', ideato e diretto da Ottavio Rosati con la regia televisiva di Claudio Bondi'. Il programma, di cui sono previste otto puntate nascerà dalle riprese degli psicodrammi che si realizzeranno nel corso di cinque laboratori presso la comunità terapeutica del ''CeIS" sulla collina di Superga nei prossimi mesi di maggio e giugno. ciascun laboratorio condotto da Ottavio Rosati avrà venti partecipanti. ne può essere protagonista chiunque lo desideri disposto a raccontare una sua storia in un'esperienza di gruppo. Sono sollecitate ''storie di amore, di guerra, di altri tempi, storie cliniche, di viaggi, di donne, di infanzia, di bambini, di animali, storie di altri mondi, storie di storie'' come recita la locandina dominata da un coloratissimo ''pazzariello'' disegnato da Emanuele Luzzati. Tra i componenti del laboratorio saranno inseriti alcuni attori a disposizione per interpretare improvvisando le vicende suggerite dai partecipanti. Ci saranno, inoltre, sul set materiali scenografici ed attrezzeria forniti dal Teatro Stabile e dal Teatro Regio di Torino. Tra le varie possibilità offerte dal programma c' è quella di chiamare al centro di uno psicodramma il protagonista adulto di un caso della trasmissione televisiva ''Chi l' ha visto?''. Secondo l' intenzione di Ottavio Rosati, che ha presentato oggi, nel corso di una conferenza stampa a Torino, la struttura della nuova trasmissione: ''Si potrebbe andare in questo modo al di là delle apparenze e della convenzione e consentire alla persona - ritrovata - di rappresentare la sua storia, il suo dramma e le vere ragioni del suo allontanamento''.

 

Monica Sicca, CINQUE LABORATORI DI PSICODRAMMA A TORINO 
STAMPA SERA, 14 Marzo 1991 (Clicca qui per l'archivio de LA STAMPA)

Curatori dell'iniziativa il Teatro Stabile, il Regio e Raitre, in collaborazione con l'Università La Sapienza di Roma, il Centro di solidarietà e la Scuola Italiana di Psicodramma.

Se il lettino dello psicanalista non basta, allora si può provare con le tavole del palcoscenico, con una tecnica metà tra teatro e psicanalisi che va sotto il nome di psicodramma e che in autunno si vedrà anche per tv.
Curatori di quest'iniziativa sono il Teatro Stabile, il Regio e la più sperimentale delle tre reti Rai, Raitre, in collaborazione con l'Università La Sapienza di Roma, il Centro Torinese di Solidarietà e l’Istituto di Psicodramma di Roma che questa mattina al Centro studi dello Stabile, alla presenza dell'ideatore Ottavio Rosati, che il regista Claudio Bondì e del presidente dello Stabile Giorgio Mondino hanno illustrato in una affollata conferenza stampa il progetto dal titolo Da Storia Nasce Storia.
La collaborazione tra Stabile e Ottavio Rosati risale all'86, quando Rosati mise in scena in chiave di sociodramma Ciascuno a suo modo di Pirandello al Carignano, mentre l'anno scorso per la Regione Piemonte realizzò il laboratorio video Giocare il Sogno, Filmare il Gioco. Il rapporto con la Rai va invece ricercato indietro nel tempo, nei suoi documentari per Rai radio3 su noti analisti e su Jacob Levi Moreno, l'inventore dello psicodramma agli inizi degli anni Venti. Nasceva in alternativa alle terapie classiche della psicanalisi, nel tentativo di coinvolgere non più soltanto il singolo individuo ma un  intero gruppo, che attraverso rappresentazioni improvvisate poteva così liberarsi dei fantasmi interiori utilizzando anche oggetti, persone, musica: era insomma la teatralizzazione dei conflitti psichici del paziente, con una distribuzione di ruoli fra altri pazienti scelti dal protagonista. Con la stessa tecnica Rosati affronterà la serie di cinque laboratori che si svolgeranno tra maggio e giugno alla comunità terapeutica del Centro Torinese di Solidarietà sulla collina di Superga, aperti non solo a psicologi e professionisti della comunicazione ma “a chiunque desideri rappresentare la sua storia in un'esperienza di gruppo” secondo quanto spiega Rosati. Interverranno tra l'altro degli attori che potranno affiancare i protagonisti come personaggi dello psicodramma. Certa per ora è la presenza di Rosalia Maggio. Chi fosse interessato a laboratori - ciascuno limitato ad una ventina di partecipanti e ad accesso libero - può telefonare al Centro Studi del Teatro Stabile, al Cts o alla redazione romana del futuro programma televisivo di Rai3 (06/38. 59. 79). 

Silvia Lessona, CENTO STORIE DA RACCONTARE RECITANDO
LA REPUBBLICA, 15 Marzo 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa

A.A.A. cercansi casalinghe, liberi professionisti, elettricisti e umanità varia per partecipare alle selezioni dei cento partecipanti(assieme ad alcuni attori professionisti come Rosalia Maggio, Marco Messeri, Alessandro Benvenuti e Margherita Buy) a Da storia nasce storia, un programma televisivo sullo psicodramma prodotto da RaiTre e ideato e diretto da Ottavio Rosati. Al progetto di spettacolarizzazione della psicoterapia partecipano il Teatro Stabile, il Centro Torinese di Solidarietà diretto da don Paolo Fini, il Teatro Regio e la sede regionale della RaiTre. In otto puntate saranno raccolte le riprese realizzate nel corso di cinque laboratori diretti da Ottavio Rosati presso la comunità terapeutica del Centro di Solidarietà, a Superga. Per prtecipare ai colloquidi selezione rivolgersi  al centro studi dello Stabile(tel.5576012)oppure al Centro Torinese di Solidarietà ( tel.8126910) oppure alla redazione di Da storia nasce storia, RaiTre (tel.06/385979). (silvia lessona)


 
Elena Sorrentino, DA STORIA NASCE STORIA: LO SPETTACOLO DELLA MENTE
RIVOLI, 15-22 Marzo 1991
Da storia nasce storia è il programma ideato e diretto da Ottavio Rosati e prodotto dai Raitre per la regia di Claudio Bondì. Si tratta di un programma che prenderà vita dalle riprese degli psicodrammi che si realizzeranno nel corso di cinque laboratori, che si svolgeranno presso la comunità terapeutica del centro torinese di solidarietà a Superga nei prossimi mesi di maggio e giugno.
Il programma si basa su una serie di psicoterapie rappresentate dai loro protagonisti e rappresenta il tentativo inedito di spettacolarizzazione della psicoterapia.
Dal punto di vista della psicanalisi lo scopo di questo “gioco” è l'emersione dei significati inconsci di una storia. Così la parte artistica e spettacolare fungerà da sostegno ad una finalità umana e sociale importante.
La formula di questo progetto consente di suscitare la curiosità e la partecipazione del pubblico televisivo per storie problematiche esistenziali di vasta risonanza. Il programma è strutturato in tre fasi. 1: Lo psicodrammatista ricorda le regole del gioco e presenta un ritratto del protagonista dello psicodramma; quindi presenta l’ospite che a sua volta introduce il tema affrontato nello psicodramma. 2: seguirà la versione montata di uno psicodramma tratto da un laboratorio in cui il regista ha aiutato alcuni ragazzi a raccontare le loro storie con la partecipazione dei compagni del gruppo e di alcuni attori. 3: si ritornerà in studio dove alcuni interrogativi del pubblico troveranno risposta nel corso di una conversazione. Ogni laboratorio condotto da Ottavio Rosati avrà 20 partecipanti e ne potrà essere protagonista chiunque lo desideri o sia disposto a raccontare una sua storia in un'esperienza di gruppo.
È dunque grazie all'incontro e allo scambio tra discipline diverse (il teatro, la musica, la psicoterapia, la televisione) che potrà prendere consistenza un risultato nuovo e originale, che permetterà di comprendere il ruolo svolto dall'ambiente e dalla fantasia nell'esperienza psichica della persona. Chi avesse intenzione di partecipare a questa iniziativa dovrà presentare un curriculum e due fotografie entro il 26 marzo presso i centri sopra segnalati.

  

Gabriella Gallozzi, NOVITA': LA PSICHE SOTTO LA MOLE 
L’UNITA’, 18 Marzo 1991 (Clicca qui per l'archivio de L'UNITA')
ROMA. La tecnica terapeutica dello psicodramma sbarca in tv per raccontare storie d'amore, d'infanzia, dei viaggi, di animali, o dei fantasmi. Questa tecnica di gruppo (creata a New York negli anni venti dal sociologo Jacob Levi Moreno) attraverso la quale tutto quello che la nostra psiche riesce a contenere viene liberato, ed espresso, con il gioco drammatico, diventerà inusuale spettacolo televisivo. Ad attuare l'esperimento sarà "Da storia nasce storia", il nuovo programma di Raitre ideato dallo psicologo Ottavio Rosati con la collaborazione della Cattedra di Psicologia clinica dell’Università di Roma, il Centro torinese di solidarietà, il teatro Stabile e il teatro Regio di Torino.
“Lo psicodramma, ha spiegato Ottavio Rosati, si basa sulla rappresentazione teatrale delle proprie angosce. A differenza della psicanalisi di scuola freudiana basata unicamente sulla comunicazione verbale, la terapia di Moreno, mira alla drammatizzazione del problema psicologico del paziente, attraverso l'aiuto di altre persone che intervengono alla messa in scena. In questo caso la presenza della telecamera, permetterà di allargare il gruppo all'infinito, chi assisterà in tv a Da storia nasce storia, è come se passasse dall'altra parte del video per assistere insieme agli altri, alla rappresentazione liberatoria dei problemi, delle storie dei singoli”. 
L'iniziativa, prodotta dalla struttura di Raitre diretta da Giovanni  Tantillo, avrà luogo presso la comunità terapeutica del Centro torinese di solidarietà, situato sulla collina di Superga, dove nei quattro fine settimana di maggio e nel primo di giugno, si formeranno cinque laboratori (ai quali potrà partecipare gratuitamente chiunque è interessato, rivolgendosi al Centro studi Tst tel. 011-5576012) seguiti da psicologi ed esperti e, ovviamente dalle telecamere della terza rete dirette dal regista Claudio Bondi’. Ai gruppi parteciperanno anche degli attori professionisti (per ora è sicuro l'intervento di Rosalia Maggio) che si metteranno così  al “servizio” dei pazienti. La sintesi dell'intero lavoro andrà in onda (in otto puntate) il prossimo autunno.

   

Maria Angela Masino, "DA STORIA NASCE STORIA" PSICODRAMMA IN TELEVISIONE
LA GAZZETTA DEL SUD, 19 Marzo 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa

TORINO – Il paziente deve imparare a diventare nello psicodramma tutto ciò che vede, avverte, sente, odora, sogna, ama, odia, teme, rifiuta; tutto ciò da cui è rifiutato, che lo attrae, che vuole, che vuole evitare, che vuole diventare, che teme di diventare, o così via…››. A parlare è Ottavio Rosati ideatore di ‹‹Da storia nasce storia››, il laboratorio di psicodramma realizzato in collaborazione con la seconda cattedra di psicologia clinica dell’Università La Sapienza di Roma, il centro torinese di solidarietà; l’ Arpa(Associazione per le ricerche sullo psicodramma analitico e attivo). Il programma prodotto da Raitre avrà luogo presso a comunità terapeutica del Centro torinese di solidarietà sulla collina di Superga nei quattro fine settimana di maggio e nel primo fine settimana di giugno 1991e si baserà su una serie di psicostorie rappresentate dai loro protagonisti per i quali è prevista un’età minima di diciotto anni. ‹‹C’è in tutti noi il bisogno fisiologico del rispecchiamento›› dice Ottavio Rosati nel corso della conferenza stampa tenutasi nel Centro studi del Teatro stabile di Torino evidenziando come specchiarsi gli uni negli altri attraverso il gioco faciliti in ognuno la liberazione di pregnanti sentimenti ed emozioni. ‹‹Siamo qui per accogliere le proposte di partecipazione›› affermano concordi Giorgio Mondino, presidente del Teatro stabile di Torino, Claudio Bondì, regista dello spettacolo ideato e diretto da Ottavio Rosati, che avranno come collaboratori dell’iniziativa la sede regionale per il Piemonte della Rai, il Teatro Regio di Torino e il Centro torinese di solidarietà. Il 16 settembre 1986 andava in scena al Teatro Carignano di Torino un allestimento in forma di psicodramma di ‹‹Ciascuno a suo modo›› di Luigi Pirandello con la regia di Rosati. Sul palco era presente Zerka Moreno, vedova di Jacob Levi Moreno, fondatore dello psicodramma. Fu un grande successo per lo Stabile di Torino che attraverso il suo Centro studi ha sostenuto l’iniziativa pur affrontando molte difficoltà. Ora, dopo ‹‹Giocare il sogno filmare il gioco›› del 1990, Rosati ci riprova. ‹‹Da storia nasce storia››, di cui sono previste otto puntate, si realizzerà nel corso di cinque laboratori ciascuno composto da venti partecipanti. Ne può essere protagonista chiunque lo desideri purché sia disposto a raccontare la sua storia in un’esperienza di gruppo. Saranno privilegiate le ‹‹storie d’amore, di guerra, di viaggi, di animali, di fantasmi, di famiglia, di altri mondi›› e più in generale tutte le ‹‹storie di storie››. ‹‹È un’occasione di lavoro straordinaria per un regista televisivo. In questo tipo di spettacolo si lavora a togliere, a sottrarre… Nella regia, invece, spesso si è portati ad aggiungere, inserire, ampliare›› dice Claudio Bondì ringraziando Rosati per avergli restituito entusiasmo professionale, desiderio di misurarsi con qualcosa di assolutamente nuovo. E sottolinea ancora il regista ‹‹l’attenzione verso questa forma di rappresentazione è proprio capitata in un momento in cui stavo cominciando ad interessarmi di psicanalisi››.

Pietro Càccavo, DA STORIA NASCE STORIA: PSICOTERAPIA IN SCENA
LA VOCE DEL POPOLO, 24 Marzo 1991
Da Storia Nasce Storia è il nuovo laboratorio di psicodramma, o meglio di “spettacolarizzazione della psicoterapia”, ideato ed organizzato da Ottavio Rosati. Si svolgerà nei fine settimana di maggio e nel primo di giugno a Superga, presso la comunità terapeutica del Centro Torinese di Solidarietà diretto da Don Paolo Fini. E se lo scorso anno in un analogo laboratorio (“Giocare il Sogno, Filmare il Gioco”) a sostegno dell’iniziativa c’erano il centro studi dello Stabile Torinese e il Cts, questa volta, a questi due enti si aggiungono Raitre e il Teatro Regio di Torino. “Da storia nasce storia” diventerà infatti un programma televisivo in otto puntate che passerà presto su Rai 3. Per realizzare tutto questo ci sarà l’intervento del regista tv Claudio Bondì, “invisibile – come egli stesso lo definisce – volto più a sottrarre che ad aggiungere, proprio per il contrario che di solito succede nella mia professione”. E poi le strutture tecniche della Rai piemontese per Raitre, del Tst del Regio, appunto. Il laboratorio li accoglierà, da Torino e da tutta Italia, non più di cento persone che saranno poi divise in cinque gruppi. Persone maggiorenni e disposte, in una esperienza comunitaria a raccontare “storie d’amore, di guerra, d’altri tempi, cliniche, di viaggi, di infanzia, di bambini, di animali, di fantasmi, di vita quotidiana… storie di storie”, proprio come specifica la locandina dell’iniziativa da cui fa capolino un colorato “pazzariello” che ha i tratti inconfondibili dello stile grafico di Emanuele Luzzati. “ Un’avventura minimalista”, dice Rosati, un viaggio per scoprire un po’ il proprio Io a cui si partecipa, gratuitamente, contattando entro la fine di marzo, il Centro studi del Teatro Stabile di Torino (Piazza San Carlo 161, 10129 Torino, tel. 557.60.12), il Centro Italiano di Solidarietà diretto da Don Fini (Via delle Rosine 14, 10123 Torino, tel. 8126910) oppure la redazione di “Da storia nasce storia” di Rai tre (piazzale Clodio 56, 00195 Roma, tel. 38.59.79). Seguiranno le selezioni.

 

U. P., RAI TRE, DA STORIA NASCE STORIA
GIORNALE DI SICILIA, 28 Marzo 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa
La storia è fatta di tante piccole storie: storie d’amore, storie di guerre, storie d’altri tempi, storie cliniche, storie di viaggi, storie di donne, storie d’infanzia, storie d’inverno, storie di bambini, storie di animali, storie di fantasmi, storie di soldi, storie di famiglie, storie di vita quotidiana, storie di mondi, storie di storia, insomma. Tutto questo sarà “Da storia nasce storia”, un programma in otto puntate ideato e diretto da Ottavio Rosati con la regia di Claudio Bondì, in onda prossimamente su Raitre. Saranno cinque i laboratori d Psicodrammi registrati nella comunità terapeutica del centro torinese di solidarietà sulla collina di Superga e saranno riservati gratuitamente ad un centinaio di partecipanti. La comunità di Superga sarà trasformata in uno studio televisivo dove il Teatro Stabile di Torino e il Teatro Regio di Torino metteranno a disposizione materiali scenografici. Faranno parte dei gruppi anche alcuni attori e il Maestro Fiorenzo Gianani che improvviserà il commento sonoro delle storie.

  

A. B., IN TV ATTORI DEI NOSTRI PROBLEMI - RAI3 IN CERCA DI 100 VOLONTARI
NUOVA GAZZETTA DI MODENA, 2 Aprile 1991
ROMA – Le vostre angosce rappresentate sul video, voi stessi, accanto ad attori di teatro, interpreti del dramma psicologico che vivete o che “covate” dentro di voi. Siete disposti a farlo? Volete partecipare ad un programma televisivo in otto puntate che porta in televisione “lo psicodramma” e che sarà trasmesso nell’autunno prossimo? Si cercano cento volontari. A cercarli è il professor Ottavio Rosati, uno dei massimi psicoanalisti italiani, che ha ideato e dirigerà la trasmissione. A realizzarla sarà Raitre, con la collaborazione della cattedra di Psicologia clinica dell’Università di Roma ed è a Raitre che deve rivolgersi chi vuole aderire, tenendo conto che dovrà essere disponibile nei quattro fine-settimana di maggio e nel primo di giugno, quando sarà ospitato a Torino.
Lo psicodramma (anche detto psicoplay) è una terapia di gruppo basata su una rappresentazione di tipo teatrale delle proprie vicende da parte di chi fa parte di un gruppo, una scena liberatoria dei propri problemi. "Una terapia – ha detto Ottavio Rosati – ideata, negli anni ’20, dal sociologo Jacob Levi Moreno, di origine romena e deceduto nel ’74 a New York, una terapia che non si serve soltanto della comunicazione verbale ma si allarga allo sguardo, ai gesti, alla rappresentazione, all’incontro di gruppo. La telecamera allargherà il gruppo e permetterà a chi assiste di partecipare".
I cento volontari (delle cui storie sarà fatta una selezione) saranno gratuitamente ospiti del Ceis di Torino, un istituto affacciato su un bosco sulla collina di Superga, dove saranno anche psicologi ed esperti di comunicazione. I cinque gruppi di psicoplay, in una sala trasformata in studio televisivo, parteciperanno alle sedute, riprese dalla telecamera di una troupe di Raitre diretta dal regista Claudio Bondi. I gruppi avranno anche a disposizione materiali di scena forniti dal Teatro Stabile e dal Regio di Torino e che saranno usati liberamente dai protagonisti delle varie storie, accanto ai quali, come abbiamo detto vi saranno attori professionisti. Inoltre parteciperà il maestro Fiorenzo Gianani che improvviserà un commento sonoro. Otto delle storie rappresentate saranno presentate in altrettante puntate del programma televisivo. La trasmissione si chiamerà "Da storia nasce storia" e praticamente – ha detto il regista – sarà uno dei tanti programmi televisivi che si occupano della salute fisica, dedicato alla salute psicologica. Un modo, il più chiaro possibile, per spiegare alla gente che si vive meglio liberandosi, raccontandoli, dei propri problemi”. 

    

Franco Garnero, CERCANSI STORIE DI FANTASMI 
IL GIORNO, 7 Aprile 1991

Lo psicodramma diventa Tv: Torino cinque laboratori preparano un programma - Chiunque può essere il protagonista della propria vicenda secondo il regista Ottavio Rosati.

TORINO. Nel settembre dell'87 va in scena, al Carignano di Torino, l'allestimento, in forma di psicodramma, di "Ciascuno a suo modo", di Luigi Pirandello, con la regia di Ottavio Rosati. Sul palco c’è anche Zerka Moreno, la vedova del fondatore dello psicodramma, Jacob Levi Moreno. L’attenzione con cui la critica e il pubblico seguono la rappresentazione, spingono Ottavio Rosati a organizzare, l’anno scorso, una serie di psicodrammi nati dal laboratorio "Giocare il sogno, filmare il gioco", cui partecipano Alessandro Haber, Milena Vukotic e Rosalia Maggio.
Rosati propone quest’anno, sempre con la collaborazione dello Stabile, una serie di 5 laboratori che si svolgeranno, a partire dal primo fine settimana di maggio, presso la comunità terapeutica del centro torinese di solidarietà. I posti disponibili per ogni incontro sono venti. "Ne può essere protagonista chiunque lo desideri – spiega Rosati – purché disposto a raccontare una sua storia in un’esperienza di gruppo". Come dice la locandina, sono sollecitate 'storie d’amore, di guerra, storie d’altri tempi, storie cliniche, di viaggio, di donne, d’infanzia, di inverno, di bambini, di animali, di fantasmi, di soldi, di famiglia, di vita quotidiana, di altri mondi'.
Da questi cinque incontri, Rosati, con la collaborazione, del regista Claudio Bondì, trarrà un programma televisivo di otto puntate che verrà trasmesso da Raitre "perché – dice ancora Rosati – le qualità telegeniche dello psicodramma stanno nell’uso di azioni e immagini in primissimo piano e nell’importanza data a esperienze reali di forte impatto emotivo". Al programma parteciperà anche il protagonista adulto di un caso della trasmissione "Chi l’ha visto", affinché rappresenti la sua storia, il suo dramma e le vere ragioni del suo allontanamento.
Per partecipare alla selezione per i cento posti disponibili bisogna mettersi in contatto con il centro studi del TST, 011-5576012, con il centro torinese di solidarietà, 011-8126910, oppure con la redazione Rai del programma 06-385979.

 

Marco Gregoretti, DA STORIA NASCE STORIA
PANORAMA, 14 Aprile 1991
Si può, con un programma di intrattenimento televisivo, indagare nella psicologia del profondo? Ottavio Rosati ha raccolto la sfida lanciata due anni fa dal direttore di Raitre Angelo Guglielmi e con Da Storia Nasce Storia si cimenta nell'impresa di uno psicodramma che ha per protagonista il pubblico. "Lo spettatore è autore e attore della sua storia" spiega Rosati, che lavora con il teatro Stabile e il Teatro Regio di Torino e con la Cattedra di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma. "Ma il narratore non è abbandonato a se stesso; la tecnica non è quella del racconto verbale, ma appunto dello psicodramma messo in scena. Abbiamo calcolato che su mille spettatori, dieci hanno voglia di partecipare, ma solo uno è in grado di farlo". Chi voglia dunque partecipare può rivolgersi allo Stabile di Torino oppure alla redazione di Roma.

 

Paolo Brogi, C’E’ ANCHE ANCHE LA TV CHE FA BENE ALLA PSICHE 
L’EUROPEO, 26 Aprile 1991 (Clicca qui per il ritaglio stampa)
Recitare i propri drammi in palcoscenico giova alla salute. Lo ha scoperto negli anni venti un allievo di Freud. E oggi lo ripropone Ottavio Rosati il giovane terapeuta junghiano, che insieme a Raitre cerca tanti personaggi da mandare in onda.
L'invito sembra uscire dalla copertina ingiallita di Narrate uomini, la vostra storia. Ma in quest'appartamento della Rai, in piazzale Clodio a Roma, non vengono a bussare celebrità in cerca di un nuovo Savinio come biografo. Niente Isadora Duncan o Vincenzo Gemito, ma un nugolo di madri, postini, impiegati, insegnanti, insomma gente di ogni giorno. Vogliono partecipare a Da storia nasce storia, la prima trasmissione televisiva (la manderà in onda Raitre) sullo psicodramma, la terapia di gruppo inventata nel primo dopoguerra, a Vienna, da un giovane medico d’origine rumena, Jacob Levi Moreno. Di giorno Moreno lavorava in una clinica psichiatrica e di sera teneva banco allo Stegreiftheater (il Teatro Improvvisato), una sala di periferia in cui riusciva a trasformare il pubblico in attore. La ribalta si illuminava e compariva il giovane collega di Freud. Magari diceva: “Stasera si rappresenterà il dramma di un uomo distrutto dall’alcool… Chi vuol essere il protagonista?”. Si levava allora qualche mano. “Bene” diceva Moreno, “di chi altro ha bisogno?”. E lo sconosciuto: “Di mia moglie e di un mio amico operaio”. E così aveva inizio la rappresentazione. Moreno ogni tanto interrompeva, assegnava ruoli, faceva scambiare le parti. Fu Barbara, una delle più assidue frequentatrici di questo strano teatro improvvisato, a rivelare la nuova strada terapeutica. Passando da ruoli angelici a ruoli di prostituta o di donna combattiva, la ragazza liberò in scena tutta l’aggressività che fino ad allora aveva sfogato in privato. La sua litigiosità si ridusse progressivamente e alla fine scomparve. Era nato lo psicodramma.
Di lì a poco Moreno lo avrebbe esportato negli Stati Uniti dove fino al 1974, anno della sua morte, ha operato a Beacon. Il mondo dello spettacolo non è restato estraneo alle sue scoperte. Dall’Actor’s Studio al Living Theater, passando per Hitchcock e Rossellini, in molti hanno fatto tesoro della lezione di Moreno. E ora tocca a Raitre, che fa annunciare da una locandina: “Il Centro studi del Teatro Stabile di Torino apre una serie di cinque laboratori di psicodramma. L’iniziativa prodotta da Raitre, avrà luogo presso la comunità terapeutica del Centro torinese di Solidarietà sulla collina di Superga (Torino) nei quattro fine settimana di maggio e nel primo fine settimana di giugno 1991. I cinque laboratori sono aperti non solo a psicologi e professionisti della comunicazione, ma a chiunque desideri rappresentare la sua storia in un’esperienza di gruppo. Le registrazioni saranno utilizzate in un nuovo programma in cui otto partecipanti appariranno come protagonisti del loro psicodramma”. Seguono i numeri di telefono presso cui prenotarsi: Raitre, Centro studi del Teatro Stabile di Torino, CTS di Torino.

Risultato? Basta fare qualche passo nella redazione di Telefono giallo, per imbattersi in una fioritura di foto appiccicate sui muri degli uffici di "Da storia nasce storia". Sono quelle dei primi volontari selezionati per l’esperimento che, se tutto filerà a dovere, vedremo in autunno in otto ore di trasmissione. Per completare il cast occorrono altri 70-80 protagonisti: ma nell’Italia del malessere quotidiano il materiale umano non manca davvero.
Lo si capisce dando un'occhiata a chi già si è presentato. C'è l'impiegato ultracinquantenne che da piccolo in Sicilia si è imbattuto in un insegnante attento solo ai figli dei possedenti. Da una vita ormai si è trasferito a Roma: ma non può dimenticare quelle prime esperienze esistenziali. Poi c'è la giovane donna che sorride dalla polaroid: si trascina dietro il peso di quattro aborti; e se la sua mancata maternità dipendesse dall'odio che da piccola ha covato nei confronti di sua madre? Ancora: c'è il giovanotto orfano di padre, che intende denunciare la scomparsa dell'uomo che per anni gli ha fatto da genitore. Era l'amico della madre e viveva insieme a loro: ma il rapporto si è bruscamente interrotto e il tizio si è eclissato limitandosi a lasciargli un frettoloso biglietto di commiato. Infine, l'anziana ricca viaggiatrice che vorrebbe rivisitare il rapporto con i suoi litigiosi genitori visto che non si è mai sposata per non incorrere nel loro stesso errore.
“Con una linea editoriale come quella di Raitre, era fatale che si arrivasse anche a questa sperimentazione”, commenta Claudio Bondì, regista della trasmissione. “Prima sono venute le storie vere, insomma la tv verità. Ora la televisione si rende disponibile ad accettare la sfida dell'elaborazione terapeutica del vissuto”. Vien fuori che a Raitre giravano da un bel po' intorno all'idea di un programma di psicanalisi. Possibile che la Rai si occupi soltanto di salute fisica, con le trasmissioni come Check up, Il medico in diretta, Più sani più belli e dimentichi i disagi psicologici?, Si chiedeva lo staf del direttore Angelo Guglielmi. Finché non è spuntato fuori un video prodotto nell'estate del 1990, a Torino, da un gruppo di psicodramma coordinato da un giovane terapeuta romano, Ottavio Rosati, psicologo analista di formazione junghiana, allievo di Aldo Carotenuto e Mario Trevi. Nel suo video ci sono 70 giovani, provenienti da varie zone d'Italia, che si sono incontrati in una comunità terapeutica sulla collina di Superga a Torino. La telecamera li ha seguiti per sei giorni dentro la palestra della villa dove nasce in tutta fretta una specie di studio televisivo in cui le maestranze dello Stabile di Torino hanno trasportato tre camion di antiche messe in scena del teatro Carignano. Sono arrivati a Superga anche tre attori (Alessandro Haber, Rosalia Maggio, Milena Vukotic ) e un musicista: è la prima volta che si ricorre ad attori professionisti per interpretare a soggetto i personaggi di uno psicodramma. Sono nate, per bocca dei ragazzi, le prime storie. Il risultato è una pièce di grande intensità in cui si può sognare meglio i propri sogni, giocare con la propria vita, ristrutturarla sostituendovi nuove scene.
"Nello psicodramma c'è una grande rapidità di regressione ai nodi effettivi dell'esistenza e di concretizzazione del problema," commenta Ottavio Rosati. "È questo a facilitarne l'uso televisivo. In un'ora esce fuori il nodo drammatico del personaggio, con tutto lo iato che c'è da quella persona e il suo mondo. Certo, la spettacolarizzazione della psicoterapia comporta il superamento di un tabù. Parlo della dimensione Ermes, del segreto che il mondo della psiche ha eretto a sua difesa, mostrando una grande diffidenza verso l'immagine. Ed è così che abbiamo cercato costantemente di trasformare l'immagine in parola. Con lo psicodramma restituiamo invece forza all'elaborazione visiva. Era naturale che prima o poi arrivasse in tv".

Se confrontato con la psicanalisi, lo psicodramma è una piccola rivoluzione che fa scendere i pazienti dal lettino di Freud per farli salire su un palcoscenico. Le differenze saltano agli occhi: si passa dalla parola all'azione, dal racconto alla rappresentazione, dal rapporto a due a quello di gruppo. Viene meno così uno dei capisaldi del rapporto terapeuta-paziente, quello dell’astinenza analitica, che impedisce qualsiasi forma di passaggio dalla parola all’atto. Qui, invece, con la sua abolizione, si apre la strada all'esatto contrario: vista, azione, contatto, incontro tra realtà reciproche.
Sta per nascere dunque la tv guaritrice? “Non è necessario avere psicopatologie evidenti per partecipare” risponde Rosati. “Anzi questa esperienza è rivolta innanzitutto a chi ha una forte tenuta dell'io. Certo, con la televisione il proprio mondo interiore si specchia non più solo nello sguardo del gruppo, ma viene consegnato ad un pubblico sconosciuto, le cui reazioni possono essere davvero imprevedibili”.  


Paolo Brogi, UN NUOVO PROGRAMMA DI RAITRE
L'EUROPEO, 17-26 Aprile 1991
In Italia la chiamano bonariamente tivù-spiona, e quella della scorsa primavera per 'Pronto polizia', per 'Chi l’ha visto?' e per 'Un giorno in pretura, tutti imputati di aver leso il diritto alla privacy dei malcapitati protagonisti, si smorzano di fronte alle vette dell’audience (sette milioni di spettatori per 'Chi l’ha visto?'). Nei paesi anglosassoni, dove è nata la tv verità, gli eufemismi sono sostituiti da parole più dure: si va da trash-tv (spazzatura) a tabloid-tv (dal formato dei giornali scandalistici). Commentando lo stile di questa rough television (televisione rozza, dura), Furio Colombo diceva: è un fenomeno radicalmente nuovo, la telecamera è un occhio senza ciglia, senza palpebre, che non si chiude mai, e che instaura un modello di comunicazione privo di quelle bellezze e quelle grazie, di quel pudore estetico al quale la tv ci aveva tradizionale ci aveva abituato. 
Negli stati Uniti molta gente che si è sentita danneggiata dai filmati di cui era involontariamente protagonista ha intentato cause legali sempre regolarmente perse: al cittadino che protesta perché è stato ripreso in televisione mentre era ubriaco il giudice risponde "spiacente, Lei era veramente ubriaco". Sostenitori e oppositori della tv-verità avranno molto da fare nella nuova stagione televisiva. Da questa settimana Rai Tre manderà in onda nove puntate di un programma, "Da storia nasce storia", che si annuncia caldissimo e foriero di entusiasmi e polemiche. Ennesima variazione sul tema della tv-verità (ma Rai Tre si rifiuta di etichettarlo così) 'Da storia nasce storia' ci porterà direttamente nell’inconscio degli italiani. La trasmissione con la regia di Claudio Bondì è stata ideata da Ottavio Rosati, psicanalista junghiano, allievo diretto del fondatore dello psicodramma, Jacob Levi Moreno, e studioso delle relazioni fra psicodramma e spettacolo. Il programma è realizzato con la collaborazione del Teatro Stabile di Torino e del Centro Torinese di Solidarietà, comunità terapeutica sulla collina di Superga.  Nei locali della comunità, per cinque fine settimana fra maggio e giugno di quest’anno (più un week-end al carcere delle Vallette), è avvenuto l’esperimento del quale "Da storia nasce storia" è il risultato televisivo. 
"I laboratori di psicodramma sono aperti a chiunque desideri rappresentare la sua storia in una esperienza di gruppo" diceva l’annuncio Rai, diffuso dalla radio e giornali. Circa mille persone hanno risposto all’appello. Persone di ogni età, ceto sociale, provenienza. Fra mille candidati 125 sono stati già eletti; pagandosi il viaggio e il soggiorno, senza alcun compenso, sono partiti per Torino, dove a gruppi di venti, hanno interpretato una sessantina di psicodrammi. La Rai ne manderà in onda otto più uno special girato alle Vallette. “La gente è venuta a sciogliere un nodo della sua storia – racconta Claudio Bondì –. Nello psicodramma avviene in poche ore ciò che in una terapia soltanto verbale richiederebbe anni di lavoro”. Confessarsi e certamente liberatorio, ma perché farlo davanti alle telecamere? “ Paradossalmente tutti hanno usato la televisione come strumento intimista: i veri interlocutori non erano le masse di telespettatori, ma la madre, il marito, la fidanzata…”, afferma Rosati. Anche perché dopo pochi istanti la scena psicodrammatica diventa un luogo di leggera trance, dove ci si muove in uno stato di leggera alterazione di coscienza: dunque i microfoni, le telecamere, le luci colorate e le porte che sbattono restano fuori dal campo percettivo. Sulla definizione di tv-verità tutti sembrano in disaccordo: ”Questo programma unisce tre livelli” spiega Bondì: “Informazione-servizio, finzione-spettacolo, realtà. È riduttivo parlare di tv-verità. Il problema era come impaginare gli psicodrammi? Abbiamo deciso di introdurre e concludere ogni puntata con qualche minuto di commento che avrà una funzione interpretativa per arginare i rischio di una partecipazione eccessivamente emotiva”.

Raffaella Silipo, RECITO DUNQUE GUARISCO
LA STAMPA, 6 Giugno 1991.  
(Clicca qui per l'archivio de LA STAMPA)

Raitre e Stabile di Torino registrano una serie di psicodrammi - 
“Da storia nasce storia” è il titolo del programma ideato da Ottavio Rosati - Il teatro come luogo dove provare i copioni immaginati nella propria vita.

TORINO. Storie d'amore, storie di guerra, storie di malattie, storie di donne, storie d'infanzia, storie di famiglie, storie di soldi. Raitre e il Teatro Stabile mettono in scena la vita quotidiana e i suoi problemi. L'intento è a metà spettacolo, a metà terapeutico. L'ideatore è Ottavio Rosati, analista seguace dello psicodramma, una terapia che cura le nevrosi tramite la loro rappresentazione in gruppo. Il titolo è “Da storia nasce storia”. «L'idea è nata dopo un allestimento in forma di psicodramma di Ciascuno a suo modo di Pirandello al Carignano nel 1987, spiega Rosati. La gente ne fu entusiasta. Pensai allora di organizzare dei laboratori, aperti a tutti coloro che erano disposti a raccontare le proprie storie». Lo psicodramma ben si presta, pare, a essere spettacolarizzato: «Perché dà importanza a esperienze reali di forte impatto emotivo e usa azioni e immagini in primissimo piano» spiega Rosati. I partecipanti mettono in scena una situazione realmente avvenuta, per fame emergere i significati inconsci. «Scoprirli afferma Rosati - può essere altrettanto drammatico che scoprire l'assassino di un giallo». «Sono venute fuori storie stupende» continua soddisfatto Rosati. 
Tv-verità? «No, il nostro programma non ha nulla a che fare con ‘Chi l'ha visto’ o simili. Noi non presentiamo la realtà ma le proiezioni del paziente. Non diciamo quello che è, ma quello che si sente: è il programma delle fantasie». E chiarisce il suo scopo. «Per il protagonista c'è la possibilità di re-immaginare la propria realtà e così cambiare il proprio destino: ognuno di noi ha introiettati dei copioni che applica non solo quando le circostanze lo giustificano, ma anche in casi in cui le cose potrebbero essere diverse. Così si ripetono sempre gli stessi errori. Se invece si impara a provare altri copioni, si può influenzare diversamente la realtà». 
La cosa avrebbe, secondo Rosati, un effetto anche per il pubblico a casa, che vede un modo nuovo per affrontare i nodi della propria esistenza. Ecco che entra in gioco la tv come servizio, nella tradizione di Raitre. La tv allarga il gruppo dello psicodramma e moltiplica l'effetto terapeutico. La puntata registrata l'altro giorno - fra le suggestive scenografie di Emanuele Luzzati aveva l'acre sapore di una commedia di Pirandello. Una storia siciliana di eredità, suicidi, mogli morte misteriosamente, figlie belle e presuntuose. Le persone sono evocate tramite simboli (un cappello, un'arancia). Il ritorno al passato è totale, tutto è trattato come presente ed esistente: «In effetti i problemi sono presenti per il paziente, non passati». Orgoglio è la parola che il protagonista ha più a cuore. Pulizia la sua ossessione. Sullo sfondo il Rigoletto verdiano: Sì, vendetta, tremenda vendetta.
Rosati sta attento a non parlare di tv-medico o tv-psicologa. La parola che usa con più piacere è gioco. «Uso questa parola in un'accezione molto seria, sia ben chiaro. Gioco come metodo in cui l'adulto si confronta con la sua conflittualità». Certo, l'ambizione terapeutica c'è, anche se larvata. «Ho notato che per te è molto importante non macchiarti, restare pulito», dice con voce ricca di sottintesi Rosati al protagonista dello psicodramma. «Sì, anche perché vivo solo e nessuno mi lava le camicie» è la pronta risposta. Forse non tutto ha un significato inconscio.

 

L. Car., DALLO SHOW AL TEATRO
LA STAMPA, 5 giugno 1991
...dallo show al teatro. Si sta concludendo il montaggio della registrazione per la tv de "Gli ultimi giorni dell'umanità" che Luca Ronconi ha realizzato al Lingotto. L'opera sarà messa in onda il 23 settembre. Poi Raitre manderà in scena "Da Storia Nasce Storia" esperimenti di psicodramma condotti dal regista e analista Ottavio Rosati dove i partecipanti al laboratorio rapresentano i loro bisogni e i loro problemi inconsci. "Un esperienza molto coinvolgente, tanto che durante i primi giorni di lavorazione i tecnici della troupe erano sconvolti ed emozionati" dice Marcello Carucci direttore del Centro di produzione Rai di Torino...

 

Gian Luca Favetto, QUANDO VA IN SCENA LA VITA : DA STORIA NASCE STORIA DA SUPERGA A RAITRE  
LA REPUBBLICA, 7 Giugno 1991
La vita che si fa spettacolo. Gli incubi, i dolori che vengono risucchiati fuori dalla persona che li ha vissuti, si alzano in piedi e vanno in scena. Storie rappresentate con parole e azioni. Tuffi nel passato e nella propria coscienza come in un mare di cui non si scorge l'inizio e non si teme la fine. Per suturare le ferite e trasformarle in sorrisi. Per far nascere da questi sorrisi il teatro. Quel gran teatro che ovunque, su un palcoscenico o in una stanza, davanti a molta gente o in solitudine, è al tempo stesso malattia e cura della malattia.
Storie da non perdere quando andranno in onda su Raitre. Le hanno raccontate e rivissute uomini e donne riuniti ogni fine settimana in gruppi di 20 nei laboratori di psicodramma ideati e condotti da Ottavio Rosati all'ombra della basilica di Superga dove ha sede la comunità terapeutica Saint Pierre del Centro Torinese di Solidarietà. Da storia nasce storia, questo il titolo di un evento unico ed emozionante organizzato dal Centro Studi del Teatro Stabile e da Raitre che il prossimo inverno verrà in parte presentato in tv con la regia di Claudio Bondì.
Come annota Rosati, psicologo analista, allievo di Aldo Carotenuto, discepolo di Jacob Levi Moreno, colui che ha inventato le tecniche dello psicodramma: “si tratta di un tentativo di spettacolarizzare la psicoterapia. La possibilità di parlare in termini psicologici di storie reali è offerta dalle tecniche dello psicodramma, una terapia di gruppo basata non sulla parola, ma sul gioco, ovvero sulla messinscena improvvisata di ruoli e di situazioni”. 
Un teatro fatto dal pubblico e costruito discretamente da Rosati sulle storie di ogni singolo attore-spettatore che accetta di raccontarsi, di mettersi in piazza illuminando i propri angoli bui, dando forma alle paure ai fantasmi che lo abitano.
Per sei settimane i tecnici della Rai e uno sparuto gruppo di occasionali e fortunati curiosi hanno visto l'improvvisato set televisivo, dominato da tre grandi figure disegnate da Emanuele Luzzati (un re come Padre, una regina come Madre, un diavolo come Inconscio), riempirsi di storie che ti chiamavano dentro, che t'inghiottivano come in un vulcano e ti trascinavano oltre il tempo nel luogo dove tutte le storie, tutti i dolori e i sogni convivono in un eterno presente. Storie commoventi perché vere, vere perché rivissute qui ed ora in una recita che non ha nulla della commedia; storie giocate senza ritegno in vista di una liberazione, di una catarsi che, dopo lacrime e peripezie, nervosismo e violenza, regolarmente avviene.
Storie estratte una dall'altra, sogni passati di memoria in memoria. Con Ottavio Rosati impegnato a ricordare come soltanto l'autore possa giocare la propria storia, avendo il desiderio e la necessità di farlo; egli può chiamare compagni del gruppo a rappresentare i personaggi e le cose che gli servono per il suo racconto, per l'immersione nel suo passato, ma soltanto lui decide, è l'autore in prima persona del proprio ricordo, il rivisitatore del proprio dramma. Un'esperienza non dimenticabile tra il quotidiano e il fantastico; come tutte le vere esperienze, non riassumibile, non riducibile a parole. Quel che è avvenuto nell'oasi di Superga lo testimonierà, purtroppo solo parzialmente, la televisione riproponendo le trame più interessanti, la cruda realtà di piccoli brandelli di vita rivissuta in un gioco teatrale che è anche una terapia.

 

Daniela Cuzzella, IL TEATRO FRA LE SBARRE
STAMPA SERA , 19 Luglio 1991.  (Clicca qui per l'archivio de LA STAMPA)

Il teatro fra le sbarre. Film-verità con galeotti e attori professionisti. Vallette 1200 detenuti: 411 non sono italiani e, per lo più, del Terzo Mondo. Uno psicodramma per imparare a conoscersi e un lavoro per tornare alla normalità.

"Da storia nasce storia". Alcuni detenuti delle Vallette sono diventati attori e scrittori di teatro per raccontare gli psicodrammi del carcere dal di dentro con l'aiuto di un gruppo interno condotto dallo psicoanalista Ottavio Rosati e con la regia di Claudio Bondì. Esperienze di rabbia, brandelli di vita, ricordi incancellabili. Il lavoro diventerà un lungometraggio da presentare a puntate in un programma di Rai 3. Sono coinvolti un centinaio di volontari provenienti da tutta Italia, il Teatro Stabile, la Facoltà di Psicologia di Roma, la sede Rai del Piemonte e il Centro Torinese di Solidarietà, il Ministero di Giustizia. Rappresentazione ieri dalle 15 alle 19 e oggi si replica. "Il nostro è un tentativo inedito di rendere televisivo il frutto della variazione della tecnica terapeutica tradizionale in psicodramma" spiega il regista Claudio Bondì. Aggiunge Ottavio Rosati: "Questo metodo di raccontare permette, a chi lo desidera, un'esperienza liberatoria attraverso la rievocazione di un fatto drammatico. Ed è proprio nella catarsi che si arriva all'evento spettacolare". In altre parole? La possibilità di parlare in termini psicologici di storie reali (che hanno in qualche modo influito al punto da lasciarci un segno indelebile nella vita di ciascun protagonista) è offerta dalle tecniche dello psicodramma. Cioè una terapia di gruppo che non si basa sulla parola e sul racconto-ricordo ma sul gioco delle parti che si invertono e si alternano creando situazioni speculari in cui ciascuno rivive la propria esperienza dall'esterno. Le stesse azioni, vissute nel tempo reale, sono ripetute da un'altra persona. In breve il gioco della messa in scena improvvisata di ruoli e situazioni. E sullo schermo la tensione del gioco emerge attraverso la regia televisiva che scava le reazioni del personaggio. Primissimi piani, impatto emotivo, oggetti scenici introdotti sul momento, commento musicale estemporaneo. L'improvvisazione, infatti, è la parola chiave.
Sembra un happening: dalla scelta del protagonista all'argomento, dalla soluzione dello psicodramma al coinvolgimento emotivo e pratico dei partecipanti. Tocca poi al regista televisivo "confezionare" il programma ricucendo le sequenze cruciali. Ieri i tecnici sono arrivati per primi, verso l’una, per controllare le apparecchiature di registrazione. La falegnameria del carcere è diventata uno studio televisivo.. Riflettori, telecamere, grossi fondali di panno nero e congegni sofisticatissimi hanno messo da parte gli attrezzi utilizzati dagli allievi-ebanisti. Un gruppetto di detenuti ha deciso di partecipare. 
Rotto il ghiaccio e la diffidenza del primo giorno, alcuni hanno deciso di raccontare la loro storia. "Per curiosità" dicono quasi lutti. O "per fare un'esperienza". Il dovere, ma soprattutto la novità, ha attirato gli agenti di polizia carceraria che hanno approfittato per richiamare l'attenzione sulle agitazioni sindacali di categoria. Precisa Ubaldo Mura della segretaria Cisl: "Per  consentire la sorveglianza, anche oggi siamo impegnati in turni di servizio che superano l'orario di lavoro. Per questo è necessaria una riqualificazione professionale".
La tecnica rodata da Ottavio Rosati mette subito in moto la giostra delle emozioni che gira l'argomento dell’analisi su storie intense di tossicodipendenza, di malattia in carcere, dell'Aids, della violenza, della droga, della sopraffazione.
Nello psicodramma nulla è prevedibile. Ogni personaggio può interpretare un ruolo, un oggetto, un sentimento o un'emozione. Per esempio: entra in scena una sedia gigante e un cavallo di legno: il racconto continua.
Qualcuno prende fiato e inizia la sua storia. Drammi giganteschi. Anche la gente del teatro si commuove: Luciana, un'attrice del gruppo, ha le lacrime agli occhi.
Nello psicodramma l'Aids e la malattia diventano un pupazzo mostruoso di polistirolo. Chi ne o il responsabile? Il protagonista lo fa a pezzi. «Lo Stato - assicura (e ne stacca una parte) - i politici, la società, la cattiva informazione sono i colpevoli». Un altro pupazzo: lo «spacciatore». «Come lo giudicate?» chiede Rosati. Il personaggio passa nelle mani del gruppo. Ciascuno dice la sua: «Colpevole». «Non è solo colpa sua». «Innocente. Solo chi lo vuole lo chiama. Finché guadagna continuerò a farlo». Un giudizio: «Sarebbe meglio liberalizzare la droga». La verità emerge dalla finzione del racconto. «Il nostro obiettivo - precisa Ottavio Rosati - è. quello di farvi uscire dalle ripetizioni, dalla prigione del vostro cervello». Qualcuno ha una storia da raccontare? Paolo, professore alle medie: «Ho visto uno dei miei allievi rubare un'autoradio per comprarsi la roba». Gian Luca interpreta il ruolo del ladro (Gesuino è il nome che si è dato nello psicodramma). Minaccia il figlio di Paolo con una siringa infetta (un pezzo di polistirolo, in realtà) purché lo lascino andar via con la radio rubata. Al termine Gian Luca abbraccia Paolo. Spiega Rosati: «la carica drammatica del gioco-catarsi ha obbligato Gian Luca a liberare la sua coscienza da un reato che non ha commesso ma di cui si sente ugualmente colpevole». Esperimento riuscito.
Si può considerare una seduta terapeutica positiva per tutti? «Più sei guardato e più ti senti accattato. E poi la funzione liberatoria viene da sé anche per chi rimane qui dentro - commenta Eleonora, che da qualche mese segue il gruppo – nessuno escluso». 

 

Lucia Purisiol, VA IN SCENA LA TUA PSICHE
IL CORRIERE DELLA SERA, 16 Settembre 1991 (clicca qui)
In autunno i telespettatori si troveranno di fronte a una particolare tecnica di psicoterapia che li coinvolgerà emotivamente molto più di una fiction, di un giallo o di un avvenimento di cruda cronaca. Su Rai Tre andranno in onda alcuni psicodrammi: storie raccontate, giocate, rappresentate da pazienti-attori persone qualunque che hanno risposto ad un bando della Rai, riunite in gruppo terapeutico orchestrate da uno psicanalista. Da una storia all'altra, da un dramma all'altro fino alla presa di coscienza del problema nascosto nella psiche che l'azione del gruppo fa riaffiorare e comprendere.

Ma che cos'è lo psicodramma? Lo chiediamo a Ottavio Rosati, psicanalista junghiano, regista e studioso di psicodramma che ha realizzato la trasmissione:
Lo psicodramma è una delle tecniche più usate della psicoterapia contemporanea – risponde - viene utilizzata nella pratica privata, nei day hospital, negli ospedali psichiatrici e nelle comunità tera-peutiche. Creata negli anni Venti dal sociologo, filosofo e psicologo Jacob Levi Moreno, lavora sulla psiche non solo sul parlato come psicanalista, ma attraverso l'azione. Drama vuoi dire teatro, gioco, fantasia dove l'inconscio e i sentimenti sono rappresentati con tutto il corpo. 
Quali sono le tecniche usate e che cosa producono sulla psiche?
Le tecniche sono molto duttili e dipende dallo psicodrammatista l'efficacia terapeutica dell'incontro, della sua capacità di concatenare i comportamenti incontrollati e inavvertiti che sono vere e proprie associazioni ludiche come lo sono, in analisi, le libere associazioni verbali. I gruppi possono essere composti da 10-20 persone e a turno i pazienti raccontano la loro storia cercando fra i presenti un loro "doppio" e i personaggi del racconto che vogliono rappresentare. Il gioco viene condotto dallo psicoterapeuta facendo attenzione a che gli "attori" rispettino la volontà del "protagonista del gioco". Se questo chiede, per esempio, di fare la figura del padre severo e l'attore la trasforma in figura di padre banalmente e ottusamente affettuoso, lo psicoterapeuta bloccherà il gioco mentre si aprirà un'altra storia con questo attore che vuole migliorare le cose del mondo per gli altri anche se nessuno lo ha chiesto.
Qual è il momento di maggior pathos della terapia?
Oltre alla comunicazione verbale lo psicoterapeuta deve destreggiare e gestire la potenza regressiva straordinaria del gioco che può permettere di raggiungere nel giro di pochi minuti i nuclei dimenticati, della nevrosi del paziente, episodi dell'infanzia di intensa drammaticità. In mezz'ora si può avere davanti non la persona che parla del dramma subito da bambino, ma il bambino alle prese con il suo dramma. L'aspetto più seducente dello psicodramma è la sua potenza di raggiungere l'inconscio. In realtà lo psicodramma è una terapia ipnoide perché lo stato in cui entra il paziente è uno stato di coscienza alterato. 
Moreno diceva che lo psicodramma è l'asilo degli adulti dove emergono emozioni, fantasia, gioco, humour. Quando diventa terapeutico?
Quando viene usato come gioco per esprimersi; il compito dello psicoterapeuta è pensare sempre in termini psicanalitici ma tenere le interpretazioni nella sua mente, come una mappa da usare per la regia dello psicodramma. In gruppo il terapeuta deve affrontare l'incrociarsi simultaneo di diversi transfert e deve avere le capacità intellettuali e culturali che gli permettano di comprendere il significato delle emozioni, di farle emergere. Deve poter tollerare momenti di vuoto, di mancanza di senso e gestire questa angoscia fino al momento di comprendere ciò che emerge. Egli deve, cioè, accompagnare il gruppo anche in momenti di disperazione e confusione. 

C'è compatibilità con l'analisi tradizionale?
Le due terapie si possono integrare. Può capitare che un paziente chieda al conduttore del gruppo una analisi individuale. Il conduttore deve allora analizzare le ragioni profonde della richiesta e questa sarà elaborata all'interno del gruppo. Può essere che il paziente arrivi da una famiglia numerosa e voglia ottenere dal conduttore l'attenzione esclusiva che avrebbe voluto dai genitori. 
E' la prima volta che una psicoterapia esce dalla ufficialità didattica delle trasmissioni a carattere medico e si spettacolarizza. Come reagirà lo telespettatore? 
Non tutti potranno essere d'accordo. Ci sarà rabbia, ostilità, ribrezzo, antipatia. Nel gioco lo spettatore vede ciò che può vedere; darà qualcosa al protagonista allargando il suo uditorio e, nello stesso tempo, prenderà qualcosa, scoprendo dinamiche che possono essere applicate a se stesso. Il programma nasce da storie, analisi, emozioni, incontri; alcune di queste storie possono far luce su modalità perverse o patogene di comunicazione diffusissime nelle famiglie, ma completamente ignorate e insospettate dagli spettatori. 

IL GIOCO DELLA VERITÀ'
Paolo sta facendo l'amore con la sua amante quando viene interrotto dal trillo del telefono. Riproponendo la scena in un gruppo di psicodramma, compie un'azione fuori programma: cerca di aggiustare il filo rotto dell'apparecchio. E' in questo gesto, che in una scena teatrale potrebbe essere di disturbo al copione, che fa capolino l'inconscio: Paolo vuole riattaccare i legami con la famiglia e questo filo ne è il simbolo, dato che dall'altra parte parla suo fratello. La scena non verrà interrotta per dare una spiegazione psicoanalitica. Sarà il gruppo alla fine del gioco a notare quel gesto a chiedersi il perché lo ha fatto.
«li gruppo» dice Ottavio Rosati «è un contenitore, una cassa di risonanza, un tramite di incontro, un agente di rispecchiamento. Una persona può fare un'azione estremamente significativa, ma se il gruppo non gliela fa vedere, non gliela fa notare è come non l'avesse fatta. E' attraverso lo sguardo del gruppo che la persona si reimpossessa di quello che ha fatto senza saperlo. Il gruppo ti fa vedere tutto, da tutti i lati, facendo il tuo gioco, impersonando i tuoi personaggi, secondo il tuo copione. E qualcuno può scoprire un dettaglio che era sfuggito allo stesso psicoterapeuta che conduce il gioco».
Lo psicodramma è un'affascinante intersezione di comunicazione conscia e inconscia. I ruoli vengono scelti e interpretati secondo una strabiliante intuizione. Eccone un esempio. Una donna del gruppo nasconde il fatto di aver appena subito l'asportazione del seno e oscilla tra il desiderio di lavorare su questa asportazione chirurgica e il desiderio di far finta di avere ancora il seno. Coscientemente la donna vorrebbe «giocare», fare la parte di chi non ha subito questa ferita narcisistica e che va orgogliosa di averla superata, ma inconsciamente vuole utilizzare il gruppo come un defilé provando a far credere a tutti di avere ancora un seno integro. Questa donna durante lo psicodramma viene chiamata da un paziente, che non la conosce e non sa nulla, a impersonare la madre che «ha un seno falso e ipocrita». Il paziente che la chiama per questa parte le metterà le mani sul seno e dirà tutto quello che pensa di quel seno, del seno cattivo della madre, scoprendo così, senza volerlo, il conflitto segreto della donna. 

CONFLITTI NASCOSTI
A chi può servire lo psicodramma? Come terapia clinica in genere viene usata nei conflitti inter-personali per coloro che ritengono che non sia sufficiente la parola per esprimere il loro disagio. Per il professor Ferruccio di Cori, docente di psichiatria alla State University Medical School di New York (e presente in Da storia Nasce Storia come io ausiliario) lo psicodramma può essere usato con successo in casi di disturbi affettivi, crisi depressive, disturbi schizofrenici con prognosi non maligne e anche nei disturbi paranoici. "Il gioco- dice ancora- anche con l'uso di maschere come faccio io, serve a far emergere conflitti che, alle volte, non possono essere svelati con interviste formali e didattiche. E' l'inizio di una serie di interventi su un sentiero sconosciuto". Assieme ai suoi allievi il professor Ferruccio di Cori entra in scena assumendo i vari ruoli richiesti dai pazienti. Sono in genere i conflitti in famiglia o i conflitti che portano a disorganizzazione della personalità o la rivelazione di un decorso clinico, ad essere rappresentati, per esserne liberati. 

 

Marina Paglieri AUTUNNO TARGATO RAI
LA STAMPA, 20 Settembre, 1991
Con i programmi televisivi della stagione '91 -'92 la Rai torinese conferma la sua collocazione in un'area che sta tra l'informazione culturale e scientifica e l'intrattenimentoTra le novità di ottobre, «Da storia nasce storia», otto puntate realizzate presso la comunità terapeutica del Centro di Solidarietà di Superga, dove ha avuto luogo tra maggio e giugno una serie di cinque laboratori di «psicodramma», con la partecipazione di psicologi, professionisti della comunicazione, attori e chiunque desiderasse rappresentare la sua storia personale in un'esperienza di gruppo. Il programma - prodotto da Raitre in collaborazione Con il Centro Studi del Teatro Stabile - è ideato e curato da Ottavio Rosati, per la regia di Claudio Bondi.

 

RAI TRE - DA STORIA NASCE STORIA di Ottavio Rosati
AGI, 9 0ttobre 1991 
Da domani alle 22,50 Raitre presenta "Da storia nasce storia", un programma ideato e condotto da Ottavio Rosati, a cura di Biancamaria Pontillo. la regia è di Claudio Bondi'. Ogni puntata propone una storia di vita, rappresentata dal suo reale protagonista attraverso lo psicodramma, una delle tecniche più diffuse della psicologia moderna. L"incontro tra persone che normalmente avviene solo nel gruppo di psicodramma, è ora idealmente allargato ai telespettatori, i quali al termine della puntata sono invitati a scrivere al protagonista della storia per comunicargli il loro punto di vista. per rispettare l'autenticità dell'incontro tra i partecipanti. il programma non è stato registrato in uno studio televisivo, ma in un set costruttivo dentro la comunità terapeutica "Notre Dame" del Centro torinese di solidarietà di Torino, sulla collina di superga. hanno collaborato anche il Teatro Stabile e il Teatro Regio di Torino mettendo a disposizione un magazzino di materiali scenografici che i protagonisti delle storie hanno usato durante le puntate. per il programma, dopo un bando lanciato per radio e per televisione, sono stati formati sei gruppi di volontari, ciascuno composto da venticinque persone circa. queste, informata precedentemente dei criteri della trasmissione, sono state scelte in funzione della loro maturità e delle loro motivazioni. Ogni gruppo si è riunito per tre giorni. In tutto sono stati raccolti quaranta psicodrammi, otto dei quali vanno in onda settimanalmente, dal 20 ottobre. nei gruppi presentati da Raitre, i ruoli e i personaggi della storia sono stati assegnati dai protagonisti ai compagni che li hanno interpretati a soggetto, basandosi solo sulla loro sensibilità. Nessuna sequenza degli psicodrammi è stata mai ripetuta o corretta dai registi (quello dello stesso psicodramma e quello del programma). "E' la prima volta - spiega Ottavio Rosati- che in televisione delle vicende di interesse psicologico sono narrate e messe in scena dai loro stessi 'autori'. Perciò questa trasmissione, realizzata con la collaborazione della Seconda cattedra di Psicologia Clinica dell'Università di Roma, rappresenta un tentativo inedito di spettacolarizzazione della psicoterapia".

 

Luciana Sica, ACCENDI LA TV:  È DI SCENA LA MIA PSICHE
LA REPUBBLICA, 17 Ottobre 1991  (Clicca qui per l'archivio de LA REPUBBLICA)
E ora, in televisione, arriva anche l’inconscio. Abbandona il vecchio lettino polveroso, esce dallo studio un po' misterioso dello psicoanalista, si offre seduttivo all’occhio delle telecamere e diventa show. Da dimensione privata, a volte nascosta, si trasforma nello spettacolo del disagio di esistere fatto di sentimenti contorti e infanzie buie, blocchi emotivi e traumi devastanti, complessi edipici e madri castranti, incapacità amorose e paure sessuali Un'appassionante Dinasty della psiche che promette overdose di emozioni forti, forse più della tv-verita o d'una fiction del racconto d'un fatto di cruda cronaca o di un giallo. Da storia nasce storia è il titolo di un programma in otto puntate che Raitre manderà in onda a partire da domenica prossima, in seconda serata, alle dieci e trenta. Non vedremo però il tradizionale setting analitico quello su cui Woody Allen e tanto altro cinema hanno deliziosamente ironizzato presentando inflessibili medici dell'anima e pazienti più o meno sconcertati. La psicoanalisi classica basata sulla parola e sul rapporto a due non si presta allo spettacolo televisivo.
Di scena è invece lo psicodramma. Parola abusata, molto cara ai cronisti di nera, utilizzata nel linguaggio di tutti i giorni, lo psicodramma è una particolare tecnica di psicoterapia inventata negli anni Venti a Vienna da uno psicologo e sociologo di origine rumena, Jacob Levi Moreno. Nel termine il suffisso 'dramma' (da drama: azione, teatro) ha preso il posto di 'analisi'. Il divano di Freud è stato trasportato su un palcoscenico vero o più spesso immaginario. Le associazioni verbali vengono affiancate dal lavoro teatrale impostato sull'improvvisazione. La fantasia e il gioco sul fare, e non soltanto sul dire, sulla messa in scena delle vicende traumatiche dei pazienti. Se confrontato con le regole della psicoanalisi, la tecnica dello psicodramma rappresenta una piccola rivoluzione: si passa dalla parola all'azione, dal racconto alla rappresentazione, dal rapporto a due a quello di gruppo.
Il programma in onda sulla rete diretta da Angelo Guglielmi presenta, ad ogni puntata, una storia in cui i protagonisti mettono in scena le situazioni cruciali della loro vita. E' un esperimento televisivo ideato e diretto da Ottavio Rosati, quarantenne regista di psicodrammi e analista junghiano, già allievo di Aldo Carotenuto e Mario Trevi. Il regista del programma è invece Claudio Bondì che tra l'altro è stato assistente di Roberto Rossellini (nel '56 l'autore di Roma città aperta  aveva ripreso in Francia uno psicodramma diretto da Moreno).
Ogni gruppo di psicodramma è composto da un gruppo di venticinque persone, uomini e donne, giovani e anziani, scelti con un bando lanciato da radio e televisione, che escludeva gli attori professionisti. Con una sola eccezione, quella di Rosalia Maggio protagonista d'una puntata, la quarta, intitolata «Storia di un Papa apparso un'attrice». La storia tragicomica, tutta napoletana, sembra uscita dal teatro di Edoardo. Ma è un episodio vero della vita dell'attrice. Ecco di che si tratta: in un momento nero della sua carriera, la Maggio prende la drammatica decisione di prostituirsi ("i miei figli devono mangiare") e ne parla, disperata, a un' amica. Intanto la tv è accesa, sullo schermo appare Papa Giovanni, l' attrice si sente fissata dal suo sguardo bonario e ne è incantata. Colpo di scena. Proprio in quel momento squilla il telefono: è De Laurentis che le offre una parte in un film. Naturalmente la Maggio - simpatica attrice e donna molto semplice - diventerà cattolica. Ma le altre storie sono tutte assai meno buffe. Storie in qualche caso banali, ordinarie, ma con sviluppi ed effetti psicologici disastrosi. C' è Giovanni e la sua infanzia in Lucania: per guadagnare due soldi e permettersi di studiare doveva scavare con le mani le radici. C' è la storia di Renato, un antiquario torinese, in conflitto perenne con le donne: da piccolo ha visto la madre insieme con l' amante. C' è Rossana, bambina adottata e donna distruttiva, "fedele" alla madre naturale mai conosciuta. Ed Eleonora, vincitrice di premi di bellezza ma vittima di un' educazione sbagliata: tutto quello che veniva permesso al fratello, a lei era precluso. E c' è anche la storia di Adriano, un detenuto malato di Aids, che vede morire un compagno nelle sue stesse condizioni. E quella di Luigi Piras, uno stravagante rapinatore, "indignato" con il mondo, che è evaso comicamente subito dopo la registrazione della trasmissione: la puntata di cui è protagonista - la terza - sembra proprio destinata a trasformarsi in una coda di "Chi l' ha visto?". Nessuna sequenza degli psicodrammi è mai stata ripetuta o corretta. Tutto è stato improvvisato, il copione non esisteva. Per l' attore psicodrammatico la trama da rappresentare non è fuori di lui, ma in lui. Si recita a soggetto, come nei Sei personaggi di Pirandello: E dov' è il copione? E' in noi, signore. E davvero quelli di Moreno e Pirandello sono stati percorsi autonomi, ma assolutamente analoghi. Un po' come nel caso di Freud e Schnitzler. Se il telespettatore reagirà alla novità di Raitre con interesse o con uno sbadiglio, sarà curioso vedere. Ma difficilmente gli psicoanalisti più austeri ne saranno entusiasti. Eppure, già negli anni Cinquanta, un freudiano ortodosso come Cesare Musatti trasgredì alla canonica immoboilità del lettino e azzardò alcuni esperimenti di psicodramma in compagnia di Franco Fornari. "L' unica volta in vita mia che ho creduto mi venisse un infarto!", confessò Musatti in un' intervista. "Dovevo fare il ruolo del padre cattivo e i miei colleghi, che assistevano, si spaventavano perché mi alteravo, battevo il pugno sul tavolo gridando ' Il padrone sono io!' . Capisce?".

  

Rai3, DA STORIA NASCE STORIA: UN PROGRAMMA DI OTTAVIO ROSATI
UFFICIO STAMPA RADIOTELEVISIONE ITALIANA17 Ottobre 1991
Da domenica 20 ottobre alle 22.50 Raitre presenta “Da Storia Nasce Storia”, un programma ideato e condotto da Ottavio Rosati, a cura di Biancamaria Pontillo. La regia è di Claudio Bondì. Ogni puntata propone una storia di vita, rappresentata dal suo reale protagonista attraverso lo psicodramma, una delle tecniche più diffuse della psicologia moderna. L’incontro tra persone che normalmente avviene solo nel gruppo di psicodramma, è ora idealmente allargato ai telespettatori, i quali al termine della puntata sono invitati a scrivere al protagonista della storia per comunicargli il loro punto di vista. 
Per rispettare l’autenticità dell’incontro tra i partecipanti, il programma non è stato registrato in uno studio televisivo, ma in un set costruito dentro la comunità terapeutica Notre Dame del Centro Torinese di Solidarietà di Torino, sulla collina di Superga. Hanno collaborato anche il Teatro Stabile e il Teatro Regio di Torino, mettendo a disposizione un magazzino di vecchi materiali scenografici che i protagonisti delle storie hanno usato durante le puntate. Per il programma, dopo un bando lanciato per radio e per televisione, sono stati formati sei gruppi di volontari, ciascuno composto da venticinque persone circa. Queste, informate precedentemente dei criteri della trasmissione, sono state scelte in funzione della loro maturità e delle loro motivazioni. Ogni gruppo si è riunito per tre giorni. In tutto sono stati raccolti quaranta psicodrammi, otto dei quali vanno in onda settimanalmente, dal 20 ottobre. Nei gruppi presentati da Raitre, i ruoli e i personaggi delle storie sono stati assegnati dai protagonisti ai compagni che li hanno interpretati a soggetto, basandosi solo sulle loro sensibilità. Nessuna sequenza degli psicodrammi è stata mai ripetuta o corretta dai due registi (Rosati per lo psicodramma e Bondì per il programma televisivo).
"È la prima volta, spiega Ottavio Rosati, che in televisione delle vicende di interesse psicologico sono narrate e messe in scena dai loro stessi autori. Perciò questa trasmissione, realizzata con la collaborazione della seconda Cattedra di Psicologia Clinica dell'Università di Roma, rappresenta un tentativo inedito di spettacolarizzazione della psicoterapia".

COS’E’ LO PSICODRAMMA
La parola Psicodramma, significa teatro terapeutico, ed è stata creata negli anni venti a Vienna da Jacob Levi Moreno (1898-1974) per allargare la pura comunicazione verbale della psicoanalisi di Freud, a una comunicazione più attiva ed emotiva, basata anche sullo sguardo e sull'incontro di gruppo. Si tratta di una psicoterapia di gruppo in cui partecipanti improvvisano una messa in scena molto semplice delle situazioni cruciali della loro vita. Ciò avviene senza un copione, senza accordi e senza prove, per raggiungere una comunicazione il più possibile spontanea e vicina all'inconscio. Il protagonista non si limita a parlare di quello che ha vissuto da bambino. Infatti i cambiamenti di voce e di espressione nel corso del lavoro, provano che il bambino dentro l'adulto torna a galla e si vive le sue esperienze emotive e i rapporti con gli altri personaggi della sua storia. Scopo di questa tecnica è lo sviluppo di una migliore conoscenza di se stessi e degli altri e, soprattutto, la possibilità di vivere nel gruppo i nuclei fondamentali della propria vita affettiva, per poterli trasformare attraverso l'incontro con il gruppo e con la catarsi.

 

Silvia Fumarola, COSI' LA VITA DIVENTA TEATRO
LA REPUBBLICA
, 17 Ottobre 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa

GIOVANNI, 55 anni, racconta il suo doloroso cammino verso l' indipendenza, il conflitto profondo con un padre contadino che vuole che continui a lavorare nei campi, il suo desiderio di studiare, l' incontro con le persone che lo hanno aiutato nella sua crescita, e quei lunghi 27 anni di vita militare che lo "hanno distrutto psicologicamente". E' Giovanni, col suo grande bisogno di parlare "perché voglio che le persone possano andare avanti nella loro vita senza mai scoraggiarsi", il primo protagonista di Da storia nasce storia, il programma di Ottavio Rosati, in onda su RaiTre alle 22.50. La trasmissione, realizzata in collaborazione con la seconda Cattedra di Psicologia Clinica dell' Università di Roma, rappresenta il primo tentativo di parlare dell' inconscio in tv con lo psicodramma, una delle tecniche più diffuse della psicologia moderna. Lo psicodramma, "teatro terapeutico", creato negli anni Venti a Vienna da Jacob Levi Moreno, è una psicoterapia di gruppo in cui i partecipanti improvvisano una messa in scena molto semplice delle situazioni cruciali della loro vita. Ciò avviene senza un copione, senza accordi e senza prove, per raggiungere una comunicazione il più possibile spontanea. Così l' incontro tra persone, che normalmente avviene solo nel gruppo dello psicodramma, adesso si allarga a milioni di persone, gli spettatori che seguiranno la storia in tv. 
Il ' gruppo' è stato formato attraverso un bando lanciato per radio e per televisione: sono nati così i sei gruppi di volontari, formati da 25 persone. "Abbiamo evitato di scegliere persone che potevano essere danneggiate da questa esperienza" spiega Rosati "per evitare di spettacolarizzare il dolore". Per rispettare l' autenticità dell' incontro tra i partecipanti, il programma non è stato registrato in uno studio televisivo, ma in un set costruito nella comunità terapeutica ' Notre Dame' del Centro di Solidarietà di Torino, sulla collina di Superga. Nessuna sequenza degli psicodrammi è stata mai ripetuta o corretta dal regista Claudio Bondì, che si è limitato a registrare, nella loro verità, le storie dei protagonisti. L' impatto, è bene dirlo subito, è molto forte. In molti casi anche i cameramen della Rai si sono tolti le cuffie e sono entrati nella storia per intervenire. Nel caso di Giovanni, che rivive la sua infanzia solitaria, è forte la resistenza a tornare indietro. Giovanni non parla "al presente". "Un conto è raccontare una cosa al passato" spiega Rosati "un altro è riviverla. Dipende dall' intensità del dolore che provoca". Giovanni, che coltiva il sogno di diventare direttore d' orchestra, va avanti nel suo racconto con sofferenza, e chi lo segue soffre con lui. Quando, entrato nella Guardia di Finanza, chiede al capitano di non partecipare alla "simulazione di guerra" perché ha il figlio in coma, quando da bambino ruba pane e formaggio per pagare Michele, l' uomo con la bicicletta che gira per le campagne insegnando agli analfabeti "a fare le quattro operazioni senza la prova". Continua a studiare di nascosto del padre, lavorando come muratore, pascolando le pecore. E, man mano, sceglie tra i componenti del gruppo i protagonisti della sua storia: il padre, il capitano, Michele, la maestra "con una grande bontà umana", ed è una giovane signora che non trattiene le lacrime quando Giovanni continua a ringraziarla per "la sua grande bontà". La psicoterapia è dura, complessa, dolorosa. Rosati, in scena con il protagonista degli psicodrammi, guida e segue l' azione invertendo i ruoli, cancellando il tempo, facendo tornare Giovanni bambino, ed è in ginocchio quando ricorda lo scontro col padre. "Papà, vorrei fare il direttore d' orchestra perché mi piace la musica". Adesso può parlare, tirare fuori le cose mai dette. Può finalmente rispondere al padre, quando lo maledice nell' orto perché non vuole zappare la terra e "un giorno morirai di fame".

 

Stefania Scateni, RACCONTA LA TUA STORIA, TI GUARDEREMO COI TUOI OCCHI 
L'UNITA', 18 Ottobre 1991 (Clicca qui per l'archivio de L'UNITA')
ROMA. «E quando sarai vicino io coglierò i tuoi occhi per metterli al posto dei miei, e tu coglierai i miei occhi per metterli al posto dei tuoi. Poi ti guarderò coi tuoi occhi e tu mi guarderai coi miei». Bastano queste parole per spiegare in cosa consiste lo psicodramma (alla lettera: teatro terapeutico) , la tecnica di gruppo a metà fra teatro e psicoterapia inventata da Jacob Moreno negli anni Venti. Da allora, la lunga strada che lo psicodramma ha percorso, ha attraversato sia la psicologia che le tavole dei palcoscenici e ora è approdata anche in televisione, grazie a un'idea di Ottavio Rosati accolta dal capo-struttura di Raitre, Giovanni Tantillo. È nato così Da storia nasce storia, un ciclo di otto psicodrammi (al debutto domenica, ore 22.50) realizzati dallo stesso Rosati con sei gruppi di volontari, invitati a partecipare all'esperimento con un bando lanciato in estate.
Lo psicodramma è una psicoterapia di gruppo nella quale i partecipanti improvvisano - senza un copione, senza accordi e senza prove - una messa in scena molto semplice delle situazioni importanti della loro vita. Il programma di Raitre lo registra e porta quindi sui nostri schermi, senza correzioni o adattamenti televisivi, un teatro molto personale, gli avvenimenti delle sedute di gruppo organizzate da Ottavio Rosati per l'occasione. Da storia nasce storia va oltre la tv-realtà, (casomai fa della psico-realtà spettacolarizzando la psicoterapia), non si limita insomma a raccontare delle storie. Nel programma, gli otto personaggi-protagonisti racconteranno la loro vicenda mettendola in scena, rivivendone emotivamente i momenti cruciali insieme ad altri personaggi, lasceranno che il gruppo metta in discussione quel racconto, che è la loro vita. Il tutto, davanti all'occhio freddo e amplificatore delle telecamere. Nella prima puntata («Una delle più morbide», dice Rosati) un uomo di 55 anni racconterà la sua difficile vicenda di emancipazione dalla cultura contadina. Giovanni rivivrà il difficile rapporto con un padre-padrone che lo voleva tenere legato alla terra, la sua voglia di riscatto attraverso lo studio e la «maledizione» che lo ha accompagnato tutta la vita: avere sempre a che fare con autorità castranti. Ma, attraverso la messa in scena e l'apporto attivo del gruppo, riuscirà almeno a leggere la sua storia anche attraverso gli occhiali dell'ironia.
Da Storia Nasce Storia è un tentativo di far parlare l'inconscio in televisione, di utilizzare il grande «gruppo» dei telespettatori come cassa di risonanza perché chi sta dall'altra parte dello schermo possa aprire la sua sensibilità psicologica all'ascolto. Moreno ha impostato la sua vita nel credere e cercare di garantire, almeno ai suoi pazienti, il diritto alla rappresentazione della loro vita; assistere a uno psicodramma, lasciarsi trasportare dalla valanga emotiva che monta al suo interno, può semplicemente aiutare a guardare gli altri con un pizzico in più di attenzione. E anche a conoscere una delle tecniche che ci permettono, se lo volessimo, di mettere in pratica un'intuizione filosofica di Ludwig Wittgenstein: "Per imparare qualcosa del sé bisogna uscirne fuori".

  

Claudia Vinciguerra, TRASMISSIONE DI PSICOANALISI SU RAITRE - DOTTOR FREUD A 24 POLLICI
IL GIORNO, 18 Ottobre 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa
Roma - Da domenica 20 ottobre alle 22.50 Raitré presenta “Da storia nasce storia” programma in otto puntate settimanali ideato e condotto da Ottavio Rosati, psicologo specializzato nella tecnica dello psicodramma.
Ogni puntata di “Da storia nasce storia” propone una vicenda di vita rappresentata dal suo reale protagonista attraverso lo psicodramma, una delle tecniche più diffuse della psicologia moderna. L’incontro fra persone che normalmente avviene solo nel gruppo di psicodramma, in questa trasmissione è allargato ai telespettatori, i quali al termine della puntata sono invitati a scrivere al protagonista della storia per comunicargli il loro punto di vista e coinvolgimento emozionale. Nei gruppi presentati da Raitré, i ruoli e i personaggi delle storie sono stati assegnati dai protagonisti ai compagni che li hanno interpretati a soggetto, basandosi solo sulla loro sensibilità. Nessuna sequenza degli psicodrammi è stata mai ripetuta o corretta dai registi. “E’ la prima volta”- spiega Ottavio Rosati- “che in televisione  delle vicende di interesse psicologico sono narrate e messe in scena dai loro stessi “autori”. Perciò questa trasmissione, realizzata con la collaborazione della seconda Cattedra di Psicologia Clinica dell’Università di Roma, rappresenta un tentativo inedito di spettacolarizzazione della psicoterapia”.
Per rispettare l’autenticità dell’incontro fra i partecipanti, “Da storia nasce storia” non è stato registrato in uno studio televisivo, ma in un set costruito dentro la comunità terapeutica “Notre Dame” del Ceis di Torino, sulla collina di Superga. Hanno collaborato anche il Teatro Stabile e il Teatro Regio di Torino mettendo a disposizione un magazzino di vecchi materiali scenografici che i protagonisti delle storie hanno usato durante le puntate. Per il programma, dopo un bando lanciato per radio e per televisione, sono stati formati sei gruppi di volontari, ciascuno composto da 25 persone. Queste, informate precedentemente dei criteri della trasmissione, sono state scelte in funzione della loro maturità e delle loro motivazioni. Ogni gruppo si è riunito per tre giorni. In tutto sono stati raccolti 40 psicodrammi, otto dei quali andranno in onda ogni settimana su Raitré dal 20 ottobre. 

 

Isabella Aradas. DRAMMI PSICHICI
LA SICILIA, 18 Ottobre 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa

ROMA - Un programma molto particolare andrà in onda su Raitre a partire dal 20 ottobre alle 22,50, Da storia nasce storia per la regia di Claudio Bondì. Ideatore e conduttore Ottavio Rosati che assieme a Lucia Campione ha illustrato le otto puntate sottolineando come si tratti del primo tentativo di parlare dell’inconscio e della psicoanalisi del profondo alla televisione. Argomento delle puntate saranno otto ‹‹interpretazioni›› psicodrammatiche di altrettanti protagonisti di vicende violente che hanno traumatizzato l’io: e Rosati, psicoanalista e regista di Psicodrammi, ha voluto organizzare la rappresentazione delle loro storie ambientandole a ritroso nella comunità terapeutica ‹‹Notredame›› del Centro Torinese di Solidarietà. I pazienti hanno qui trovato un gruppo di persone sconosciute, non appartenenti alla comunità, tra le quali hanno scelto i comprimari per la loro storia. La messa in scena di tipo psicoanalitico si basa sull’autenticità dell’esposizione psicodrammatica sottolineata dalle improvvisazioni musicali di un musicista e dalle cassette che lo stesso Rosati inserirà di volta in volta a commento.

‹‹Non vogliamo narrare storie, ma diffondere la sensibilità nel gruppo più ampio, quello dei telespettatori: difatti lo psicodramma non è fotocopia della realtà – sottolinea Rosati – ma rappresentazione di ciò che viviamo nel ricordo. Questo teatro terapeutico è nato a Vienna negli Anni Venti ad opera di Jacob Levi Moreno››.
Qualche resistenza dei pazienti all’improvvisazione?, gli chiediamo.
"Dipende dai soggetti – risponde – alcuni sono scesi nei vortici regressivi dell’io con perdita totale del controllo. Giovanni, ovvero storia di una maledizione contadina, la prima puntata, è una delle meno traumatizzanti: non volevamo fare tivù-scandalo".

  

AGI 19 ottobre 1991
RAI TRE: DA STORIA NASCE STORIA di Ottavio Rosati
Da domani alle 22,50 Raitre presenta "Da Storia Nasce Storia", un programma ideato e condotto da Ottavio Rosati, a cura di Biancamaria Pontillo. La regia è di Claudio Bondi'. Ogni puntata propone una storia di vita, rappresentata dal suo reale protagonista attraverso lo psicodramma, una delle tecniche più diffuse della psicologia moderna. L"incontro tra persone che normalmente avviene solo nel gruppo di psicodramma, è ora idealmente allargato ai telespettatori, i quali al termine della puntata sono invitati a scrivere al protagonista della storia per comunicargli il loro punto di vista. Per rispettare l'autenticità dell'incontro tra i partecipanti, il programma non è stato registrato in uno studio televisivo, ma in un set costruttivo dentro la comunità terapeutica "Notre Dame" del centro torinese di solidarietà di torino, sulla collina di superga. hanno collaborato anche il teatrao stabile e il teatro regio di torino mettendo a disposizione un magazzino di vecchi materiali scenografici che i protagonisti delle storie hanno usato durante le puntate. Per il programma, dopo un bando lanciato per radio e per televisione, sono stati formati sei gruppi di volontari, ciascuno composto da venticinque persone circa. queste, informata precedentemente dei criteri della trasmissione, sono state scelte in funzione della loro maturità e delle loro motivazioni. Ogni gruppo si è riunito per tre giorni. In tutto sono stati raccolti quaranta psicodrammi, otto dei quali vanno in onda settimanalmente, dal 20 ottobre. nei gruppi presentati da raitre, i ruoli e i personaggi della storia sono stati assegnati dai protagonisti ai compagni che li hanno interpretati a soggetto, basandosi solo sulla loro sensibilità. Nessuna sequenza degli psicodrammi è stata mai ripetuta o corretta dai registi (quello dello stesso psicodramma e quello del programma). "E' la prima volta - spiega Ottavio Rosati - che in televisione delle vicende di interesse psicologico sono narrate e messe in scena dai loro stessi 'autori'. perciò questa trasmissione, realizzata con la collaborazione della Seconda cattedra di Psicologia Clinica dell'Università di Roma, rappresenta un tentativo inedito di spettacolarizzazione della psicoterapia".

 

 2. Il lancio del programma

 

Pia Cillario, FATEVI I FATTI VOSTRI (IN PUBBLICO)
IL SOLE 24 ORE, 20 Ottobre 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa
In Italia la chiamano bonariamente tivù-spiona, e quella della scorsa primavera per Pronto polizia, per Chi l’ha visto? e per Un giorno in pretura, tutti imputati di aver leso il diritto alla privacy dei malcapitati “protagonisti” – si smorzano di fronte alle vette dell’audience (sette milioni di spettatori per Chi l’ha visto?). Nei paesi anglosassoni, dove è nata la tv verità, gli eufemismi sono sostituiti da parole più dure: si va da trash-tv (spazzatura) a tabloid-tv (dal formato dei giornali scandalistici). Commentando lo stile di questa rough television (televisione rozza, dura) Furio Colombo diceva: è un fenomeno radicalmente nuovo, la telecamera è un occhio senza ciglia, senza palpebre, che non si chiude mai, e che instaura un modello di comunicazione privo di quelle bellezze e quelle grazie, di quel pudore estetico al quale la tv ci aveva tradizionale ci aveva abituato. Negli stati Uniti molta gente che si è sentita danneggiata dai filmati di cui era involontariamente protagonista ha intentato cause legali sempre regolarmente perse: al cittadino che protesta perché è stato ripreso in televisione mentre era ubriaco il giudice risponde.”spiacente, lei era veramente ubriaco”. Sostenitori e oppositori della tv-verità avranno molto da fare nella nuova stagione televisiva.
Da questa settimana Rai Tre manderà in onda nove puntate di un programma, Da storia nasce storia, che si annunci caldissimo e foriero di entusiasmi e polemiche. Ennesima variazione sul tema della tv-verità (ma Rai Tre si rifiuta di etichettarlo così) Da storia nasce storia ci porterà direttamente nell’inconscio degli italiani. La trasmissione con la regia di Claudio Bondì è stata ideata da Ottavio Rosati, psicanalista junghiano, allievo diretto del fondatore dello psicodramma, Jacob Levi Moreno, e studioso delle relazioni fra psicodramma e spettacolo. Il programma è realizzato con la collaborazione del Teatro stabile di Torino e del Centro torinese di Solidarietà, comunità terapeutica sulla collina di Superga.  Nei locali della comunità per cinque fine settimana fra maggio e giugno di quest’anno (più un week-end al carcere delle Vallette) è avvenuto l’esperimento del quale Da storia nasce storia è il risultato televisivo. “I laboratori di psicodramma sono aperti a chiunque desideri rappresentare la sua storia in una esperienza di gruppo” diceva l’annuncio Rai, diffuso dalla radio e giornali. Circa mille persone hanno risposto all’appello. Persone di ogni età, ceto sociale, provenienza. Fra mille candidati 125 sono stati già eletti; pagandosi il viaggio e il soggiorno, senza alcun compenso, sono partiti per Torino, dove a gruppi di venti, hanno interpretato una sessantina di psicodrammi. La Rai ne manderà in onda otto più uno special girato alle Vallette. “La gente è venuta a sciogliere un nodo della sua storia – racconta Claudio Bondì. – Nello psicodramma avviene in poche ore ciò che in una terapia soltanto verbale richiederebbe anni di lavoro”. Confessarsi e certamente liberatorio, ma perché farlo davanti alle telecamere? “
Paradossalmente tutti hanno usato la televisione come strumento intimista: i veri interlocutori non erano le masse di telespettatori, ma la madre, il marito, la fidanzata…”, afferma Rosati. Anche perché dopo pochi istanti la scena psicodrammatica diventa un luogo di leggera trance, dove ci si muove in uno stato di leggera alterazione di coscienza: dunque i microfoni, le telecamere, le luci colorate e le porte che sbattono restano fuori dal campo percettivo. Sulla definizione di tv-verità tutti sembrano in disaccordo:”Questo programma unisce tre livelli” spiega Bondì: “Informazione-servizio, finzione-spettacolo, realtà. È riduttivo parlare di tv-verità. Il problema era come impaginare gli psicodrammi? Abbiamo deciso di introdurre e concludere ogni puntata con qualche minuto di commento che avrà una funzione interpretativa per arginare i rischio di una partecipazione eccessivamente emotiva”. 

  

RAITRE, 22.30: STORIE VERE RACCONTATE ATTRAVERSO GLI PSICODRAMMI 
IL MESSAGGERO, 27 Ottobre 1991
Torna stasera alle 22.30 su Raitre Da storia nasce storia, un programma ideato e condotto da Ottavio Rosati, a cura di Biancamaria Pontillo. La regia è di Claudio Bondì. Ogni puntata propone una storia di vita, rappresentata dal suo reale protagonista attraverso lo psicodramma, una delle tecniche più diffuse della psicologia moderna. L'incontro tra persone, che normalmente avviene solo nel gruppo di psicodramma, è ora idealmente allargato ai telespettatori, i quali al termine della puntata sono invitati a scrivere al protagonista della storia per comunicargli il loro punto di vista. 
Per rispettare l'autenticità dell'incontro tra i partecipanti, il programma non è stato registrato in uno studio televisivo, ma in un set costruito dentro la comunità terapeutica Notre Dame del Centro torinese di solidarietà di Torino, sulla collina di Superga. Hanno collaborato anche il Teatro Stabile e il Teatro Regio di Torino mettendo a disposizione un magazzino di vecchi materiali scenografici che i protagonisti delle storie hanno usato durante le puntate.
Per il programma, dopo un bando lanciato per radio e per televisione, sono stati formati sei gruppi di volontari ciascuno composto da venticinque persone circa. Queste, informate precedentemente dei criteri della trasmissione, sono state scelte in funzione della loro maturità e delle loro motivazioni. Ogni gruppo si è riunito per tre giorni. In tutto sono stati raccolti quaranta psicodrammi, otto dei quali vanno in onda settimanalmente, dal 20 ottobre. 
Nei gruppi presentati da Raitre, i ruoli e i personaggi delle storie sono stati assegnati dai protagonisti ai compagni che li hanno interpretati a soggetto. 

 

Isabella Aradas, RIVIVERE IL DRAMMA
LA SICILIA, 27 Ottobre 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa

 

"Da storia nasce storia" è un programma nuovo e coraggioso che Rai 3 manda in onda oggi la seconda puntata delle otto previste otto puntate alle 22,50 per la regia di Claudio Bondì. Si tratta di uno spettacolo vivente, di un drammatico assolo, e gli interpreti sono i veri protagonisti della vicenda che viene reinterpretata nell’ambito di uno psicodramma. E’ il primo tentativo televisivo quindi di dare volto alla psicanalisi del profondo.
Ottavio Rosati, psicologo e ideatore del programma, si è formato alla scuola di Jacob Levi Moreno fondatore di questo teatro terapeutico nella Vienna degli Anni Venti.
Il meccanismo di esplosione di uno psicodramma consiste nel portare un soggetto psicologicamente traumatizzato a ripercorrere l’itinerario del trauma stesso ma a ritroso, rivivendo fino all’immedesimazione i momenti laceranti dell’io, per esorcizzarli razionalizzando il disturbo in una recita a soggetto che diventa liberatoria.
Rosati ha scelto una comunità torinese dove ambientare la sua rivisitazione di personaggi ma il pubblico è stato rigorosamente selezionato tra soggetti estranei al gruppo terapeutico: tra questi, di volta in volta, il protagonista sceglie i comprimari della sua sofferenza anche per analogie fisionomiche. Il risultato è sconvolgente e commovente insieme: si frantumano le barriere di spazio e di tempo e nel vuoto, la memoria fa riaffiorare la storia che viene "messa in scena" psicanaliticamente, ma recitata e interpretata realmente. Psicodramma appunto.
E qui accade il ribaltamento totale di prospettive nel gruppo e nei telespettatori perché l’emozione visiva li conduce al cuore della storia e li fa calare nelle varie parti mentre l’occhio di chi guarda ( e delle telecamere) crea una storia altra che il paziente non ha mai visto in proiezione da sé: questa nascita di storie ha come evoluzione anche la comicità e l’ironia che finiranno per sciogliere la tensione nevrotica passando anche per la tragedia. Nelle altre trasmissioni a seguire si vedrà anche la perdita totale del controllo dell’io in chi subirà in modo violento il ritorno del dolore.

 

Marina Paglieri, STORIE DI VITA IN TV - LO STABILE PRESENTA LO PSICODRAMMA
LA STAMPA - TORINO SETTE, 1 Novembre 1991
Lunedì 4 novembre al Carignano è di scena lo psicodramma (ore 21). In una serata organizzata dal Centro Studi del Teatro Stabile al Teatro Carignano viene presentata la trasmissione "Da storia nasce storia", sul "teatro terapeutico" e realizzata da Raitre nella comunità "Notre Dame" del Centro Torinese di Solidarietà.
L'ideazione e la conduzione sono dello psicodrammatista Ottavio Rosati. La regia televisiva di Claudio Bondì. Il programma (in onda ogni domenica alle 22.45 su Raitre) propone storie di vita rappresentate dai reali protagonisti che improvvisano e rivivono in gruppo, a scopo liberatorio, una messa in scena delle situazioni cruciali della loro vita. 
Dopo aver lanciato i bandi per radio e televisione e in seguito ad accurate selezioni, sono stati raccolti soggetti per quaranta psicodrammi: la serie televisiva ne presenta otto e dedica una puntata speciale all'incontro con i carcerati delle Vallette. 
La serata di lunedì è presentata da Ottavio Rosati e prevede la partecipazione di ospiti: lo psicoanalista Aldo Carotenuto, la scrittrice Fernanda Pivano e l'attrice Rosalia Maggio, protagonista di uno degli psicodrammi realizzati. 

 

Maria Riccarda Bignamini,  AL CARIGNANO E' DI SCENA FREUD
LA GAZZETTA, 3 Novembre 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa
TORINO – Finzione e interpretazione dei ruoli. Caratteristiche non solo del teatro, ma di ogni rapporto psicoanalitico. Quest’ultimo è sempre un gioco, dove paziente e psicoanalista interpretano differenti ruoli e dove, attraverso particolari tecniche, l’incontro è messo in scena e oltrepassa il piano della realtà.
Lo psicodramma, parola che significa 'teatro terapeutico' ed è stata creata negli anni negli anni Venti a Vienna da Jacob Levi Moreno (1898-1974), dilata questa dimensione teatrale del rapporto psicoanalitico. Nato per allargare la pura comunicazione verbale della psicoanalisi di Freud. Lo psicodramma rappresenta una psicoterapia in cui i partecipanti, senza copione ne prove, mettono in scena momenti cruciali della loro vita., per poterli trasformare attraverso l’incontro col gruppo e raggiungere le “catarsi”, ovvero la “purificazione”, che per Aristotele rappresentava il fine della tragedia. Dello psicodramma si parlerà domani alle ore 21 al Teatro Carignano, in una serata organizzata dal Centro Studi del Teatro Stabile di Torino. Un terreno particolarmente interessante, su cui il Centro Studi sta indagando fin dal 1986, anno in cui fu presentato al Carignano un singolare allestimento di “Ciascuno a suo modo” di Pirandello, con la regia di Ottavio Rosati. Alla serata condotta da Rosati, durante la quale verrà proiettata una selezione di psicodrammi tratti dal programma “Da storia nasce storia” trasmesso da Rai Tre, interverranno la scrittrice Fernanda Pivano, con una testimonianza sull’istituto di Beacon (New York) fondato da Moreno, lo psicoanalista Aldo Carotenuto dell’Università di Roma e la straordinaria attrice Rosalia Maggio. 





 

S. Fra., RACCONTI DI VITA IN TEATRO
La Stampa, 3 novembre 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa

Una serata con ospiti illustri per festeggiare il debutto, sul piccolo schermo, dello psicodramma targato Torino. Protagonista, al Carignano(domani, ore 21) sarà, infatti, il programma televisivo ‹‹Da storia nasce storia››, nato a una collaborazione tra il Centro Studi del Teatro Stabile e la sede torinese della Rai. La trasmissione, il cui esordi è avvenuto il 20 ottobre su Rai 3, propone una serie di racconti di vita›› teatralizzati, secondo i dettami della disciplina fondata negli Anni Venti, da Jacob levi Moreno. A parlarne saranno Ottavio Rosati e Claudio Bondì, rispettivamente ideatore-conduttore e regista del programma, insieme con alcuni esperti, come lo psicanalista Aldo Carotenuto, docente all’Università di Roma e lo psicologo Gianni Montesarchio. Interverranno pure la scrittriceamericanista Fernanda Pivano, con una testimonianza sull’istituto di Beacon (New York), che fu a lungo, il ‹‹tempio›› di Moreno e Rosalia Maggio- unica attrice professionista nel cast televisivo – che racconterà – in forma psicodrammatica, un episodio della sua vita. Nel corso della serata verrà proiettata, una scelta di programmi inediti, non inseriti per ragioni di spazio, nella serie tv. L’ingresso è libero, ma occorre prenotarsi presso la biglietteria del Teatro, in via Roma 49, tel.544.562 o 557.62.46 (9-18). (s.fra.)

 

Alessandra Vindrola, FESTA AL CARIGNANO PER LO PSICODRAMMA
LA REPUBBLICA, 3 Novembre 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa
Ci sono programmi televisivi annunciati con gran battage pubblicitario e che poi fanno un buco nell’acqua, e programmi che partono in sordina e hanno un eccellente seguito. E’ questo il caso di "Da Storia Nasce Storia" ciclo di psicodrammi condotto da Ottavio Rosati, trasmesso la domenica sera su RaiTre e prodotto dalla sede regionale di Torino, la cui audience nelle prime due puntate è passata da circa 700 mila a un milione e 500 mila spettatori. Lo psicodramma è una psicoterapia di gruppo, ideata da Jacob Moreno negli anni Venti, in cui i partecipanti improvvisano una semplice messa in scena di eventi traumatici della loro vita e li rielaborano per giungere a un momento di catarsi collettiva. Se già Moreno aveva condotto alcune ricerche sulle potenzialità del mezzo televisivo per questa terapia (nel 1956 la televisione francese firmò la regia di uno psicodramma di Moreno a Parigi). Rosati ha approfondito le connessioni fra psicodramma, teatro e televisione. Nel 1986 mette in scena al Teatro Carignano, in collaborazione con il Centro Studi Teatro Stabile, un allestimento di Ciascuno a suo modo di Pirandello in forma di psicodramma. Poi si concentra sul mezzo televisivo, inteso come possibilità di comprendere all’interno della seduta terapeutica milioni di spettatori, di compagni invisibili. Per registrare le otto puntate del programma, sono state selezionate 57 persone su oltre mille, che divisi in gruppi hanno partecipato a dei laboratori condotti dallo stesso Rosati e da una piccola cerchia di collaboratori. Selezionate con cura naturalmente per poter affrontare senza correre rischi il contatto con la diretta.
Domani sera i protagonisti di Da Storia Nasce Storia si ritroveranno al Teatro Carignano per festeggiare la loro esperienza: alla serata parteciperanno anche la scrittrice Fernanda Pivano, lo psicoanalista Aldo Carotenuto, Gianni Montesarchio dell’Università di Roma e l’attrice Rosalia Maggio.  Verranno presentati sia filmati dell’esperimento teatrale del 1986, sia una selezione del nuovo programma, fra cui alcuni frammenti non trasmessi dalla terza rete.
Ottavio Rosati, visibilmente soddisfatto del successo del suo esperimento, respinge ogni sospetto di tivù-verità: "Lo psicodramma non è una storia vera, è una rielaborazione narrativa. E nella sua natura avere un pubblico, e quindi il mezzo televisivo, con la sua audience, ne amplifica le possibilità comunicative. Ritengo quest’esperienza utile anche per chi segue da casa: ci sono milioni di persone che non hanno neppure il sospetto di cosa si celi dietro le loro ansie e paure, che non sanno che esistono strumenti, come lo psicodramma, per affrontarle.. Sentire le storie altrui può aiutarli a riflettere sulle loro".
Conferma Carolina, che ha partecipato ad alcuni dei laboratori: "Anche senza parlare della mia storia, ho avuto la possibilità di condividere esperienze altrui che fatalmente richiamavano le mie. E ho imparato ad ascoltare, a essere presente senza essere protagonista".


i protagonisti degli psicoplay e i dirigenti di Raitre e del TST: Lucia Campione con Mondino - Emanuela Zurli con Fiorenzo Gianani e Giovanni - Luca Ronconi con Carolina e Pietro Crivellaro, Bianca Maria Pontillo.
 

Marco Peis, METTI IN SCENA LA PSICHE
ALTO ADIGE, 4 Novembre 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa

 

Dario Buzzolan, PSICODRAMMA, LA SOFFERENZA ILLUMINA LA TV
STAMPA SERA, 5 Novembre 1991 (Clicca qui per l'archivio de LA STAMPA)

Ieri sera la gremita presentazione del programma di Raitre 'Da Storia Nasce Storia'. Ne parlano Rosati, Fernanda Pivano, Rosalia Maggio.

Un Carignano unico, quello di ieri sera. La quantità di pubblico, gli abiti, gli ospiti illustri erano quelli delle grandi occasioni.
Diverso, però, era lo spirito. Si presentava «Da storia nasce storia», la trasmissione ideata e condotta da Ottavio Rosati che, dal 20 ottobre, presenta ogni domenica su Raitre uno psicodramma in versione televisiva. Spiegare, con esattezza e senza addentrarsi in difficili questioni psicanalitiche, che cosa sia uno psicodramma, non è cosa facile. Si può definirlo, con buona approssimazione, come una tecnica psicoterapeutica che pone il soggetto al centro di un'azione scenica improvvisata il cui filo conduttore è costituito da episodi determinanti della sua vita. Lo scopo, naturalmente, è di tipo catartico, liberatorio: il soggetto acquista maggiore coscienza di sé e, al tempo stesso, si libera del negativo.
E se lo psicodramma è essenzialmente rappresentazione, è come tale efficace non solo sul soggetto che lo recita (o per meglio dire lo vive), ma anche sul pubblico. Lo si è visto bene ieri sera: i frammenti di psicodrammi proiettati sullo schermo gigante allestito al Carignano creavano una sorta di compartecipazione, di comunanza emotiva tra il pubblico e gli «attori» degli psicodrammi; e le lacrime di liberazione del soggetto e dell'intero gruppo hanno fatto, qua e là, capolino anche in platea. Rosalia Maggio, ospite in quanto protagonista di un commovente psicodramma prossimamente in onda, ha scherzato e scambiato battute con gli spettatori prima, durante e dopo la serata; e Fernanda Pivano ha raccontato della sua visita all'istituto di Beacon, fondato dal padre dello psicodramma Jacob Levi Moreno, insistendo sulla grande forza di coinvolgimento e di attrazione esercitata dallo psicodramma. 


La scrittrice Fernanda Pivano presente ieri al Carignano

Ma che dire, da un punto di vista strettamente televisivo, del programma di Rosati? Certo gli argomenti, e il modo stesso di rappresentarli, possono turbare, spaventare, persino urtare lo spettatore, insomma indurlo a cambiare immediatamente canale. Ma, superato il primo momento di imbarazzo, la trasmissione emana tutto il suo irresistibile fascino. "Da storia nasce storia" rappresenta indubbiamente una grande sfida alla televisione dominante. Perché l'ottima regia di Claudio Bondì, il montaggio,le luci vanno contro la piattezza cui la peggiore televisione d'intrattenimento ci ha abituati. E, soprattutto, perché si tratta di una trasmissione che scava nel profondo e che, decisamente controcorrente, evita i luoghi comuni da 'migliore dei mondi possibili' che ormai regnano indisturbati in tv, mostrando che, come ha detto ieri sera Federica, protagonista di uno degli psicodrammi più toccanti, "La sofferenza non si deve nascondere, e i panni sporchi non sempre vanno lavati in casa." Chi glielo spiega, ai Signori della tv?

 

Gian Luca Favetto, A TEATRO STORIE DI VITA E ORDINARIE TRAGEDIE
LA REPUBBLICA, 6 Novembre 1991 (Clicca qui per il ritaglio stampa)
Madonna che silenzio c’è stasera e che commozione.  E che sbigottimento nel pubblico del Carignano. E come scoppiano gli applausi liberatori e felici. E come si viene catturati da ciò che si vede. Cosa si vede? Storie. Si vedono storie di uomini e di donne. Frammenti di storie, per la verità, assaggi. Confessioni. Drammi. Esperienze. Storie cliniche e ciniche. Storie d’infanzi e dìamore. Storie di famiglia che i vorrebbero d’altri mondi e che, invece, sono di questo. Storie di vita quotidiana. Ordinarie tragedie. E poi follie e stravaganze che, finalmente, portano il sorriso. Tutto questo ieri sera nello scrigno affollato del Carignano in occasione della videoconferenza sullo psicodramma, la disciplina fondata negli anni Venti da Jacob Levi Moreno. Gran cerimoniere Ottavio Rosati. (SEGUE A PAG XII)

  
Tra gli ospiti della serata, Fernanda Pivano

(DALLA PRIMA PAGINA) E’ lui che ha ideato e diretto tra maggio e giugno sulla collina torinese il laboratorio Da Storia nasce storia, una coraggiosa produzione targata Centro Studi del Teatro Stabile e Rai Tre, che è diventata con la regia di Claudio Bondì un fortunato programma Tv giunto alla terza puntata in onda sulla terza rete la domenica sera alle 22.45. Un tipo raccomandabile Rosati, con la sua maschera sorriso permanentemente stampata sul volto. Uno sul genere croce e delizia, come lo ha definito Fernanda Pivano. Un gran pescatore di storie che stana le persone e le trasforma in personaggi, in attori di se stessi. Racconti di vita. Illuminazioni sulla psiche. Spettacolo terapeutico. Psicoterapia di gruppo dove il teatro viene usato come una sorta di medicina omeopatica. Messa in scena di incubi, ansie, traumi, tormenti per liberarsene rappresentandoli fuori da sé. Miracoli di verità, talmente veri da sembrare incredibili. Non è da imbonitori scaltri chiedervi di vedere ciò che è stato fedelmente registrato e che vien trasmesso ancora per cinque settimane. Non vi permette di rimanere indifferenti: si versa qualche lacrima, magai ci si irrita, ci si spaventa addirittura. Sicuramente si discute e si prova una forte emozione. Come è successo lunedì sera. Dopo  l’inevitabile carrellata di saluti, dopo che sono stati ringraziati tutti i ringraziabili, dopo il ricordo della Pivano sull’incontro a Beacon, vicino a New York, con Zerka Moreno, la moglie dell’inventore dello psicodramma, dopo la testimonianza di uno dei più celebri psicanalisti italiani, Aldo Carotenuto. È stata proiettata una selezione di immagini. Straordinarie e terribili.
Tutto vero, a dimostrazione del fatto che il film più convincente e il romanzo migliore è sempre la vita. Sono passate sullo schermo le storie di Bobo e di Lucio. Poi quella di Federica, che ha tolto il fiato al pubblico. E ancora qualche immagine di quella di Rosalia maggio, l’unica attrice professionista che s’è meritata uno psicodramma. Quella è la vita.


Al Carignano i protagonisti delle puntate accolti dallo staff di Raitre: Giovanni Tantillo, Bianca Maria Pontillo e il regista Claudio Bondì. (Foto Rutigliano)


Angela Masino, "DA STORIA NASCE STORIA" A TORINO CELEBRATA LA FESTA DELLO PSICODRAMMA
LA GAZZETTA DEL SUD, 6 Novembre 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa
TORINO – “Il protagonista del dramma di questa sera sarai tu”. Queste parole pronunciate a sipario chiuso segnano l'inizio di “ Da storia nasce storia”, la festa presentata e condotta, lunedì scorso nel teatro Cerignano, da Ottavio Rosati con la partecipazione di Fernanda Pivano, Aldo Carotenuto, Gianni Monte sarchio, Rosalia Maggio. Già apparso su Raitre, il programma condotto da Rosati con la regia di Claudio Bondì e realizzato nella scorsa primavera a Torino, come è consuetudine dal 1986, quando Rosati allestì in forma di psicodramma la commedia di Luigi Pirandello Ciascuno a suo modo, ha riproposto in una rielaborazione narrativa storie di persone, scelte fra la gente comune. L'unica eccezione è Rosalia Maggio, attrice professionista.
Protagonista della quarta puntata televisiva “ storia di un Papa apparso a un'attrice”, Rosalia Maggio è riuscita a rivelare, proprio attraverso lo psicodramma, un episodio cruciale e tragicomico della sua vita. “Così si spiega anche la mia presenza al programma di Rosati: sono stata chiamata non come attrice, ma come donna!” urla dalla platea Rosalia rispondendo a chi fra i presenti in sala polemizzava circa la sua posizione di professionista all'interno di “eventi teatrali” creati dalla gente normale. Si, nel corso della festa del pubblico è costantemente intervenuto non lasciando che s'afflosciasse l'atmosfera da psicodramma. Le storie di Bobo, di Sabina, la paziente allieva di Jung e lascia il maestro perché si era innamorato di lei e va da Freud, di Federica, di Lucio, il ragazzo che tenta il suicidio psicodrammatico, della giovane mamma euforica per il suo nuovo stato si susseguono in video coinvolgendo tutti con la loro forte carica emotiva. 
"Questa forma di teatralizzazione dell'angoscia” chiarisce Rosati “ permette di regredire verso emozioni primitive, molto importanti nel processo di strutturazione dell'esistenza".
"Non posso continuare a farmi del male per te, mamma" dice Federica, in una scena, con tono affranto.Questa affermazione, parafulmine di tutte le fantasie e i dolori causati da un rapporto madre-figlia conflittuale, violento, punitivo è per Federica una grande vittoria. Aldo Carotenuto, uno dei più famosi psicanalisti italiani, maestro di Rosati, conclusa la proiezione di quel video, commenta: "il figlio può essere un ottimo terapeuta dei genitori".
Nello psicodramma i ruoli si invertono continuamente con una mobilità infinita. Guardare nello specchio che ci guarda è un gioco divertente da vivere nella solitudine di noi stessi, sul lavoro, in famiglia, sempre. Nello psicodramma si può decidere da che parte stare, scambiandosi di posto tutte le volte che si vuole.
"Diario di una segreta simmetria" è la storia di Sabina Spielrein scritta da Aldo Carotenuto. In questo libro l'autore è stato dalla parte di Sabina. È un caso? Il ruolo poteva essere invertito: nel video Carotenuto diventa Sabina e viceversa. Il gioco è estremamente liberatorio, svincola da preconcetti, stimola la fantasia. Grida una donna della platea: "Sono venuta a Torino con un senso di peso, dopo lo psicodramma torno a casa leggera come una  farfalla".

 

Marco Sartorelli, DA STORIA NASCE STORIA, PICCOLA ITALIA DELLA DOMENICA SU RAITRE
LA GAZZETTA, 6 Novembre 1991
TORINO - Freud scelse il lettino, Jacob Levi Moreno il teatro. La seduta terapeutica di analisi lasciava lo studio dello psicoanalista. Nella Vienna degli anni Venti, il Sociologo (1898-1974) di origine rumena, già studente di medicina e "allievo" di Freud, pensava che il paziente dovesse diventare attore e recitare il suo psicodramma assieme ad un gruppo di persone. Scopo, raggiungere la catarsi liberatoria. Il tutto, senza copioni da recitare. La "rappresentazione" dovrebbe raggiungere l'inconscio del paziente-attore. 
Ottavio Rosati, laurea in filosofia e iscrizione all'ordine italiano degli psicologi, si è specializzato in regia di psicodrammi. Raitre, dal 20 ottobre, ha dato il via ad un ulteriore spostamento di sede della tecnica dello psicodramma, coinvolgendo anche gli spettatori. Le cifre parlano, per la messa in onda della registrazione della prima delle 8 puntate della serie "Da storia nasce storia", regia di Claudio Bondì, di un circa 700 mila persone che hanno vissuto, di fronte alla televisione, la seduta-recita. La seconda puntata, sempre di domenica, ha raddoppiato il picco di telespettatori: l milione e 500 mila. Il mezzo televisivo diventa un lettino di dimensioni inimmaginabili. Lo studio del dottor Freud è un salotto con televisore di fronte al quale si assiste ad un dramma-recita che diventa, contemporaneamente, anche quello di chi vi assiste.
Al Teatro Carignano, lunedi sera, la Rai ha festeggiato il programma, realizzato a Torino nella primavera scorsa. Di fronte al pubblico, uno schermo per alcune proiezioni di filmati che saranno trasmessi nelle prossime puntate. In sala, oltre a Rosati, Fernanda Pivano, americanista che ha ricordato lo psicodramma al quale partecipò a Beacon (New York) nel teatrino creato dallo stesso Moreno. Plauso all'iniziativa è arrivata da Aldo Carotenuto, psicanalista, che ha sostenuto la potenzialità psicanalitica della performance. Il più soddisfatto, naturalmente, è stato Giovanni Tantillo, capostruttura di Raitre. Le otto più otto puntate previste, per le quali sono state selezionate 57 persone, sono state scelte tra quaranta psicodrammi realizzati nella comunità "Notre Dame" del Centro Torinese di Solidarietà. L'esperimento nacque nel 1897, dopo che Ottavio Rosati rappresentò Ciascuno a suo modo di Pirandello al Carignano in chiave di sociodramma. Rosati ne fu entusiasta e pensò di organizzare laboratori per accogliere volontari che interpretassero storie personali di amore, di viaggi, di famiglia. Si costituirono gruppi di studio-lavoro-analisi e si diede via, con la collaborazione del Teatro Stabile, all'operazione "video-psicanalisi". L'effetto terapeutico, che è quanto preme a Rosati, sembra avere effetto. Al Carignano, durante la proiezione di parti del programma, alcuni hanno versato lacrime vere. Il prezzo da pagare per la liberazione dai propri timori e dalle proprie ansie sembra essere quello di sedersi di fronte al televisore e guardare. La seduta dallo psicanalista comincia, tutte le domeniche, alle 22,45. Il coinvolgimento è assicurato. Se ne sono accorti anche a Raitre dove, nemmeno a dirlo, hanno immediatamente ipotizzato la programmazione di una seconda serie. 

 

3. Le recensioni delle puntate

 

UNO PSICODRAMMA DI "EVASIONE" PER IL DETENUTO DELLE VALLETTE
LA GAZZETTA, 6 Novembre 1991
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Singolare (e preoccupante) fuga di un pericoloso detenuto sardo in permesso - Clamorosa evasione dopo un programma di Rai 3.

Luigi Piras da tre anni in carcere alle Vallette, era stato invitato alla trasmissione televisiva: doveva rivivere la sua esperienza * Gli sono stati concessi tre giorni di permesso ma lui non è più rientrato in prigione * Nel 1988 era stato arrestato e condannato a 8 anni e sei mesi dopo una rapina al monte dei pegni di Novara; con alcuni complici aveva sequestrato il direttore e la sua famiglia, il funzionario però era riuscito a fare l'allarme * l magistrato che gli aveva concesso il permesso dice: mi sono fidato di lui per la condotta irreprensibile in carcere. (a pag.7)

 

 

Laura Carassai, IN TV STORIE DI INCESTI E DI PROSTITUZIONE
LA STAMPA, 6 Novembre 1991 (Clicca qui per l'archivio de LA STAMPA)

Hanno triplicato l'audience gli psicodrammi di Ottavio Rosati in onda la domenica sera su Raitre - Rosalia Maggio: "Papa Giovanni mi ha salvato dal marciapiede".

Torino. Settembre 1986: "Queste cose non si fanno, a Torino no. Lei non rida, a Torino questo non si fa...". Un signore con papillon sgargiante aveva appena gettato a terra e insultato Ottavio Rosati, il regista-psicologo organizzatore di una serata singolare. Al Teatro Carignano andava in scena, sotto forma di psicodramma, "Ciascuno a suo modo" di Luigi Pirandello. L'allestimento non ortodosso aveva scatenato le ire del signore infarfallato.
Torino 1991. Lo psicodramma di Ottavio Rosati, regia televisiva di Claudio Bondì, è il successo teatral-televisivo di fine anno. Trasmesso dì domenica su Raitre ha triplicato gli indici d'ascolto. Nonostante la concorrenza del calcio ha raggiunto il milione e mezzo di affezionati. Da Storia Nasce Storia, questo il titolo, propone otto vicende realmente accadute. Il laboratorio è stato organizzato dal Teatro Stabile, e le scene girate in maggio nel Centro Torinese di Solidarietà.
Un 'gruppo-attore' di 25 persone viene calato in una seduta psicanalitica, ma al posto del lettino c'è il palcoscenico. Ne fanno parte giovani, detenuti, ex drogati, artisti. E cosi succede che Rosalia Maggio, popolare attrice napoletana, arrivata per aiutare Rosati, cada nel gioco, e sveli una storia che non aveva mai avuto il coraggio di raccontare.
"Fine Anni 50, un momento nero per la mia carriera - dice Rosalia Maggio - Mi sono ritrovata senza una lira e senza un lavoro. Mio marito Bruno ed io non avevamo neanche i soldi per sfamare le due bambine. Nessuno mi chiamava più, il telefono muto. Neanche uno spettacolo, nulla. Ma ero una bella donna. Ero proprio una gran bella donna. E fu così che pensai di prostituirmi Non sapevo più a chi rivolgermi. Guardavo quelle che battevano in via Caracciolo e pensavo, la Madonna capirà, non sono una puttana. Io sono molto religiosa, e in questa decisione non vedevo una cosa sporca, ma un sacrificio, un modo immolarmi per salvare le mie creature".
"Una sera - continua l'attrice - mi vestii e mi truccai forte. Ma non potei uscire. Bruno chiedeva dove stessi andando. Mentre tentavo di convincerlo in tv apparve Papa Giovanni. Sono sicura, sicura: Papa Giovanni mi fissò, io mentivo a mio marito e lui mi fissava. Lo guardai con sfida, come per dirgli: 'E allora?', ma lui continuava a fissarmi. Mentre ero là sulla porta squillò il telefono. Era Dino De Laurentiis che mi chiamava per i film, Dovevo fare la parte di una madre veneta in 'Ménage all'italiana'. Corsi da lui. Dino mi disse: 'Ti do 800 mila lire'. Non avevo mai sentito una cifra del genere, lo guardai sbalordita, senza parole. Lui credette che volessi rilanciare, che non ero contenta, allora aggiunse: 'Va be', va be' Rosali', un milione e non ci pensiamo più'. Ecco, per questo porto sempre con me una collanina benedetta da Papa Giovanni." 
Questa vicenda sarà mandata in onda su Raitre domenica alle 22,45.
Si potrebbe pensare che la crisi della tv, dopo aver generato comici, ora si getti sui fatti personali. Il piccolo schermo è diventato guardone, per questo piace Da Storia Nasce Storia. Gli psicodrammi in tv sono solo un altro mezzo per spettacolarizzare, in maniera più raffinata, i segreti degli altri. "No - risponde Rosati -, credo che la nostra esperienza sia davvero utile a chi ci guarda da casa. Lacrime, risate, gioie, dolori passano il video e raggiungono persone che non hanno neanche il sospetto dì cosa ci sia dietro le loro strane ansie o le loro paure. Il grande pubblico, quello che non va a teatro, che non frequenta lo psicanalista, può essere aiutato dallo psicodramma. Guardando le storie degli altri ognuno può riflettere sulle proprie".
Lo stesso ha detto Federica, che raccontando i suoi difficili rapporti con la famiglia ha triplicato gli indici di ascolto su Raitre. Ospite l'altra sera al Teatro Carignano con il team di Da Storia Nasce Storia (c'erano anche lo psicanalista Aldo Carotenuto e la scrittrice Fenanda Pivano), ha affermato: "Mia madre non mi parla più, mio padre è sconvolto, lo bloccano per la strada. Anch'io sono fermata da persone che dicono di capirmi, di aver avuto i miei stessi problemi. Ora di una cosa sono sicura: i panni sporchi non si possono lavare in famiglia". Deve averlo pensato anche Renato quando ha deciso di partecipare al gruppo. Con lui il programma di Rosati porta l'incesto in televisione.
Renato è un antiquario, ha successo con le donne, sembra molto sicuro di sé. Durante il gioco racconta una sofferenza, un ricordo d'infanzia: sua madre assieme a un uomo. Nella messa in scena grida: "Questo spettacolo è indegno". Poi, invitato a un'inversione di ruolo, diventa l'amante della donna. Allora l'abbraccia, l'accarezza, la bacia... e all'improvviso scoppia a piangere. Confessa di aver sempre desiderato un rapporto incestuoso e di aver passato la vita a nasconderlo, a reprimerlo. Per questo ha avuto molte relazioni, ma ogni volta è fuggito. Nel finale, mentre balla sulla canzone di Wanda Osiris, Femmine, lui sceglierà una compagna, per restare.

 

Dario Buzzolan, VIAGGIO NELLA PSICHE PER FARE SHOW?
LA STAMPA, 9 Novembre 1991 (Clicca qui per l'archivio de LA STAMPA)
C’era da aspettarselo: “Da storia nasce storia ” il programma di Ottavio Rosati che ogni domenica sera mette in scena uno psicodramma, non poteva non incontrare robuste resistenze. Uno psicanalista spiegherebbe il fatto con estrema facilità, ma è dal punto di vista televisivo che esso va affrontato. In breve, il prevedibile rimprovero che viene mosso a “Da storia nasce storia” è il seguente: in una tv sempre alla ricerca del nuovo, non sapendo più cosa spettacolizzare, dopo il tribunale, le risse tra marito e moglie, la polizia, i pompieri, le corsie degli ospedali, ora si spettacolarizza anche la psiche con i suoi meandri. Al che si potrebbe rispondere con una semplice domanda: e perché mai questo dovrebbe essere un fatto negativo? Ma la risposta, in realtà, è un'altra. Lo psicodramma – lo dice il nome stesso e, ancor più del nome, il suo svolgersi – è, per sua essenza, rappresentazione. Nessuno ha portato in tv un paziente sul lettino. Lo psicodramma si basa naturalmente sull’apporto e sul riconoscimento di un gruppo che fa da pubblico. In questo ha una struttura perfettamente in linea con il mezzo televisivo. Resta da vedere se ad infastidire sia più il salutare disagio emotivo che suscita nello spettatore o, viceversa, l’ipotesi di una tv che inscena senza vergogna la sofferenza e, una volta tanto lascia da parte balletti, sorrisi, salamelecchi, insomma tutto il festoso armamentario di facciata della tv di consumo.

  

Manuela Grassi, GRANDI TABU': VA IN SCENA L'INCESTO
PANORAMA, 10 Novembre 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa
Resti in famiglia. Successo di audience. L’incesto sta per diventare anche un evento da piccolo schermo. Una delle prossime domeniche ssu Raitre, nella serie Da storia nasce storia, programma di spettacolarizzazione della psicoanalisi bagnato da uno straordinario successo di audience, andrà in onda lo psicodramma di Renato. Lo racconta lo psicoanalista Ottavio Rosati, che cura la regia degli psicodrammi: “Renato è un antiquario torinese. Viene al gruppo per raccontare un ricordo d’infanzia, la mamma con l’amante. Durante la messa in scena Renato la accusa di dare uno spettacolo indegno. Poi viene invitato a una inversione di ruolo. Lui come l’amante della mamma. La abbraccia, le accarezza i fianchi…e scoppia a piangere. Tutta la vita di Renato è stata segnata dal tentativo di mascherare la sua tensione incestuosa verso la madre. Ora se n’è liberato. In passato ha avuto moltissime donne, ma è sempre fuggito quando queste gli chiedevano di rimanere. Alla fine, mentre risuona una famosa canzone di Wanda Osiris, Femmine, tutte le donne del gruppo gli danzano intorno. E Renato osa finalmente sceglierne una”. 

 

Marina Verna, PSICODRAMMA - IN SCENA PER CURARE I TRAUMI
LA STAMPA/TUTTO SCIENZE, 13 Novembre 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa
Gli analisti ortodossi storcono il naso, ma il pubblico televisivo gradisce. Così lo psicodramma, la terapia di gruppo basata sull’azione e la rappresentazione improvvisata, va in scena con successo la domenica sera su Rai 3 sotto il titolo “Da storia nasce storia”. Questa terapia di gruppo è stata inventata a Vienna nel primo dopoguerra da Jacob Levi Moreno, un medico romeno che lavorava in una clinica psichiatrica. Di sera però, in un teatrino di periferia, provava una nuova tecnica terapeutica, che consisteva nell’indurre il pubblico a improvvisare una semplice recitazione degli eventi traumatici della sua vita, che venivano rielaborati fino alla catarsi collettiva. Moreno saliva sul palco e diceva: "Questa sera si rappresenterà il dramma di un uomo distrutto dall’alcool…chi vuole essere protagonista?". Qualcuno alzava la mano, Moreno sceglieva e inscenava. "Chi ti serve?" chiedeva. Lo sconosciuto magari chiamava una donna a fargli da moglie e un coetaneo a fargli da amico. In tempi rapidissimi – un’oretta – il problema si concretizzava, perché nello psicodramma si regredisce rapidamente ai nodi dell’esistenza. Moreno ogni tanto interrompeva, scambiava i ruoli, aiutava la valanga delle emozioni ad uscire e incanalarsi. Questa parte negli psicodrammi di Rai3, spetta a Ottavio Rosati, analista di formazione junghiana. Confrontato con la psicoanalisi tradizionale – un rigoroso tu per tu tra paziente e terapista, in cui già la sostituzione del lettino con una poltrona è vista da alcuni come una trasgressione – lo psicodramma è certamente rivoluzionario. Salendo sul palcoscenico, si antepone la parola all’azione, violando uno dei principi fondamentali dell’analisi, quell’astinenza che nega qualsiasi passaggio dalla parola all’atto. Nello psicodramma, invece, avviene l’esatto contrario: si guarda, si tocca, si agisce, si scambiano le parti.
L’emozione che circola è tantissima, anche negli spettatori che guardano da casa una registrazione che non è in diretta. L’identificazione è frequente, la catarsi è palpabile. Resta soltanto un dubbio: è davvero possibile arrivare in un amen al nodo irrisolto della propria vita e scioglierlo, eludendo i lunghi anni di dolorosa introspezione di un’analisi classica.

 

 

Emanuele Pirella, PSICODRAMMA DI EVASIONE
L'ESPRESSO, 17 Novembre 1991
Raitre continua a rovistare nella realtà. Ne restituisce squarci, ne riporta alla superficie saggi, ne racconta una parte per farne scaturire un'altra. In “Da Storia Nasce Storia” mette in scena un avvenimento sotto forma di psicodramma. Le scritte ci avvertono che “La storia di Luigi è una storia vera. Luigi è in un gruppo di psicodramma e sta ricevendo un’esperienza cruciale della sua vita”. Quello che vediamo inquadrato, infatti, è un rapinatore custodito nel carcere delle Vallette a Torino… Si mette in scena il sequestro e la tentata rapina ai danni di un ragioniere di un banco dei pegni. Tra il contrito e l’ironico, Ottavio Rosati ci avverte che il rapinatore, subito dopo la registrazione dello psicodramma, è scomparso. “Lo psicodramma può anche essere uno spettacolo di evasione”.
Lo psicodramma è una tecnica terapeutica: la recita, libera e improvvisata, dei propri conflitti avrebbe portato, secondo il professor Moreno e i suoi allievi, ad una oggettivazione dei disturbi e ad un maggiore controllo della propria sofferenza. Qui invece, l’atmosfera che cala attorno al rapinatore con la musica è da esperimento di magia televisiva. Ottavio Rosati fa camminare il suo attore lentamente per lo studio, “nel senso delle lancette dell’orologio” per ricordare la scansione del tempo nell’attesa. Ma il cruccio che interessa Luigi è un altro: perché il ragioniere, “persona retta, che tutta la vita è stato nei ranghi” ha fatto scattare il segnale d’allarme? Non ha pensato che “stava sacrificando sua moglie, i suoi bambini?”. Insomma, lo psicodramma “andava fatto a lui, non a me”.

 

Gennaro Magliulo, ROSATI: LA STORIA NASCE SPONTANEA - DETENUTI RACCONTANO
ROMA, 19 Novembre 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa

L'esperimento televisivo del teatro della spontaneità. La puntata del programma ideato da Ottavio Rosati nel carcere di Vallette a Torino

C’è un programma, mentre s’avvicina la mezzanotte di domenica, che rischia di catturare il telespettatore. Quello che ha rinunciato all’ennessima replica del film-notte e – caso raro ma possibile – voglia, prima di dormire, levarsi dalla testa il fiume di notizie e commenti sportivi che l’hanno perseguitato dalle diciotto del pomeriggio sino all’ultima ora. Il programma è “Da Storia Nasce Storia” esperimento televisivo del teatro della spontaneità. Lo psicodramma, cioè, introdotto in quella che si può definire drammaturgia alternativa da Jacob Levi Moreno, medico e psicoanalista, vissuto in romania, seguace - ,a per poco – di Freud e finito a gestire una sorta di teatrino (il "Beacon House") nei dintorni di New York. Tra le tante esperienze di teatro spontaneo, Moreno visse quella tra i reclusi di Sing Sing. E l’ultima puntata di "Da Storia Nasce Storia", il programma ideato e condotto da Ottavio Rosati (22,55 Raitre), ha in qualche modo ripercorso quella strada trasferendo il set nel carcere delle Vallette a Torino.
Dove un gruppo di detenuti (attraverso il racconto in prima persona di uno di loro, Adriano) hanno rivissuto la condizione di carcerati e, in particolare, quella di alcuni di loro affetti di Aids. Alla messa in scena (tal’è: spontanea da un canto, ma anche inevitabilmente "costruita" dal conduttore e dal montaggio televisivo) assisteva anche un gruppo di osservatori. Con funzione – all’inizio – di spettatori disincantati. Ma completamente coinvolti – m’è parso – alla fine.

Non posso sapere quanto il valore terapeutico dello psicodramma sia totalmente condivisibile. Sono certo, però, che la trasmissione ha provocato forte suggestione e sollecitava, anche, intenso coinvolgimento sociale.
Per questo motivo andava segnalata a quanti preferiscono una tv fatta di racconti autentici di varia umanità agli spettacoli definiti di evasione ma che spesso risultano, alla fine, solo pietanze stantie infarcite di quiz e pubblicità.

 

Rosalia Maggio, QUANDO PAPA GIOVANNI MI SALVO' DALLA STRADA
IL MATTINO, 22 Novembre 1991 (Clicca qui per il ritaglio stampa)

Rosala Maggio sarà la protagonista della sesta puntata di Da Storia Nasce Storia, il programma di Ottavio Rosati (in onda domenica alle 22,50 su Raitre) che propone per la prima volta in tv la tecnica terapeutica dello psicodramma. L’attrice, invitata a prendere parte del gruppo a Torino in qualità di interprete spontanea dei personaggi raccontati dai protagonisti delle storia, ha poi deciso di rappresentare una sua vicenda personale mai raccontata prima.
Rosalia Maggio è la prima persona del mondo dello spettacolo che si espone ad un confronto psicodrammatico con il pubblico. La sua storia si inserisce così nella linea del programma convinto che lo sguardo del pubblico possa arricchire la nostra vita segreta di nuovi significati e incontri.

L’idea è stata di Ottavio Rosati col quale ho fatto un’esperienza simile anche l’anno scorso, sempre alla Superga di Torino, una struttura che ospita 400 ragazzi ex tossicodipendenti. Quest’anno anche la Rai era interessata al progetto. E così, quando sono andata a Torino, chiamata da quei ragazzi, che mi adorano, Ottavio mi ha chiesto di raccontare il mio psicodramma, che è una tecnica utile per scaricare le brutte esperienze. Ottavio insisteva, anche la signora della Rai, la signora Lucia, tanto carina. Io avevo una storia da raccontare, una cosa che non sapeva nessuno, nascosta in fondo al mio cuore. Dissi di sì, però col patto che non l’avrebbero mandato in onda. Invece la Rai lo ha scelto.
Nel 1961 a teatro andavano molto gli spogliarelli. E per me che mi rifiutavo di farli, era miseria nera. Io ero sola e tenevo due figlie da mantenere, l’affitto da pagare, la luce che minacciavano di tagliarmi, il collegio delle ragazze. Quella sera in casa c’era un uovo. Di fronte a me c’era un’amica mia, aveva il marito disoccupato e due figli, e … se mmurev ‘e famma peggio ‘e me. Allora ebbi questo pensiero insano, se così vogliamo dire. Siccome in Viale Marconi, sulla Cristoforo Colombo, c’era un gruppo di signore che, la sera, faceva no il loro mestiere…e siccome io ero una bella donna – parliamo del ’61, trent’anni fa – pensai di andare anche io per risolvere la situazione. Mi misi un tailleur scollato, mi truccai in maniera provocante. Intanto la televisione mandava in onda un filmato su Papa giovani che andava dai carcerati a Regina Coeli. Io, esasperata, mi rivolsi a lui con male parole: “Se tu avessi i miei problemi, urlavo, non te ne andresti così girando!”. In quel momento squillò il telefono. Era il mio agente, Ciccio Flirt che mi chiamava per un film. De Laurentiis mi voleva vedere. Mi ghiacciai. Perché, mentre parlavo al telefono Papa Giovanni mi fissò. Sì, mi fissò. Mi vestii sudata. La mia amica mi vide, si preoccupò. “Dove vai?”. “Non ti preoccupare, vengo subito”, le risposi. Ciccio Flirt mi venne a prendere con la macchina e andammo da De Laurentiis che contrattava: “Il film deve costare poco” – dicono sempre così – “sai, Rosalia, ci deve venire incontro, noi Le diamo 800 mila lire per tutto il film”. Io sbottai in un "no", come a dire “Non è vero”. Lui lo prese come un rifiuto. “B'h, un milione e non ne parliamo più. Vuole qualcosa di anticipo? 200 mila lire le bastano?”. Risposi “Le vorrei in contanti”. Era sabato, mi ricordo. Pensai che nessuno avrebbe cambiato l’assegno. Mi feci accompagnare a casa a viale Marconi, non vi dico: salumeria, macelleria, dolci, zucchero e caffè (perché non c’erano neppure zucchero e caffè a casa mia). L’amica mia quando mi vide, gridò: “Rosalia, che hai fatto?”. “Non ti preoccupare, non sono più andata a fare la puttana. Papa Giovanni mi ha aiutata”. Allora, dopo trent’anni, feci tre giorni di ritiro spirituale e la Comunione. E da quale giorno mi sono sempre rivolta a Papa Giovanni. E qualunque cosa gli chiedo, qualunque problema ho, lui mi sente. Poco tempo fa gli ho chiesto una grazia e lui me l’ha fatta.
Questa è la mia storia, il mio psicodramma. Credo che ora molti si scandalizzeranno, compresa la mia famiglia. Un passo del genere l’avrei fatto solo per le mie figlie. Ci sono tante donne che non hanno il coraggio di dirlo e lo fanno… per una parte in un film, per una pelliccia di visone, per un appartamento. Io lo volevo fare per le mie figlie, e non mi vergognavo. Perché nessuno in quel momento mi dava un aiuto. Compresa la mia famiglia. Non so cosa succederà ora ma non mi importa di ciò che la gente potrà pensare.

 

Livia Borghese, ROSALIA MAGGIO: "MA PAPA GIOVANNI MI HA SALVATA"
IL TEMPO, 22 Novembre 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa

La sorella di Pupella confessa in tv di aver fatto la p...

ROMA - "Quello che pensano gli altri nun me passa manco p'a capa" afferma Rosalia Maggio, sorella di Pupella, dopo aver raccontato senza mezzi termini i suoi anni di spogliarellista e prostituta, nello psicodramma televisivo di Ottavio Rosati. "Mia sorella dirà che so uscita pazza e mio fratello vorrebbe vedermi zompata intra u telefono". Donna Rosalia sarà la protagonista della prossima puntata di "Da storia nasce storia", in onda su Raitre, domenica alle 22:50. "Nel nostro programma - dice Rosati - non usiamo mai attori veri. In questo caso è stata lei a voler raccontare la sua storia. Io sono stato subito favorevole perché conosco la sua carica positiva: l'ho vista tirar fuori in cinque minuti un ragazzo da una profonda crisi depressiva".
Con un faccione circondato da capelli biondi ("Ero nera una volta" ci ricorda), occhi penetranti ed una schiettezza napoletana (umana, troppo umana per essere rimproverata), Rosalia Maggio dice di aver sempre fatto di testa sua. "È il vero, presentavo uno spettacolo di spogliarello. Non mi davano più le 80.000 lire al giorno con cui dovevo crescere le mie figlie, pagare la luce, il gas, il telefono e l'affitto". La storia che l’attrice partenopea ci racconta è però a lieto fine. Vede in tv Papa Giovanni, s'affida a lui e subito trova una prima scrittura nel film Menage all’italiana, malgrado "che io tra tutti quelli che parlavano veneto, non ci azzeccavo proprio niente".
Il programma di Rosati che usa in televisione la tecnica dello psicodramma, creata negli anni 20 dal viennese Jacob Levi Moreno, è stato duramente criticato perché troppo violento. "Questa puntata è invece comica" dice Rosati "e per rispondere alle critiche, continua, abbiamo cambiato anche l'ultima puntata (trasmessa domenica 1 dicembre), in cui Aldo Carotenuto, psicoanalista di fama internazionale, spiegherà ai telespettatori cosa avviene nel gruppo". Intanto Donna Rosalia non si vergogna di lavare i "panni sporchi" di fronte alla platea televisiva, anzi dice "che se tutti fossero un po' più espliciti…".

(Nota di redazione: questa recensione è basata su un lapsus di ascolto della signora Livia Borghese. In realtà Rosalia Maggio non confessa di essersi realmente prostituita. Racconta solo di averci pensato in un momento di ristrettezze e di essere stata salvata da un miracolo di Papa Giovanni. In seguito alle scuse del direttore e a un mazzo di fiori, Rosalia Maggio e le figlie ritirarono la denuncia al giornale.

  

RAITRE. DOMENICA LA VERITA' DI ROSALIA MAGGIO: "STAVO PER DIVENTARE UNA PROSTITUTA"
IL MESSAGGERO, Venerdì 22 Novembre 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa
“Per  sfamare i miei figli avrei fatto la prostituta, anzi lo stavo per fare, ma Papa Giovanni XXIII mi ha salvato”. Questa la rivelazione dell'attrice napoletana Rosalia maggio nella sesta puntata di "Da storia nasce storia", il programma di Ottavio Rosati che andrà in onda domenica alle 22:50 su Raitre.
Una verità dura che non era prevista dal curatore della trasmissione e che per la prima volta vede protagonista un personaggio di spettacolo. Nel corso dei 55 minuti, tanto dura la confessione, Rosalia parla dei fratelli Dante e Pupella, della mancanza del loro aiuto nel momento del bisogno. “Io - dice l'attrice- ho sofferto la fame, ho commesso degli errori per poter venir fuori da quei momenti drammatici, ma ho sempre pagato in prima persona senza coinvolgere mai nessuno dei miei familiari. Un'unica persona mi avrebbe capito, ne sono sicura. Mia madre. Lei per sfamarci avrebbe usato qualsiasi mezzo”. La sua storia pur se drammatica ha dei momenti di grande comicità e vitalità grazie proprio alla schiettezza di una donna che non ha timori di nessun genere.
L'ultima puntata di Da storia nasce storia andrà in onda il 1 dicembre. “Ci sarà anche l'intervento del celebre psicanalista junghiano Aldo Carotenuto - dice Ottavio Rosati - che spiegherà agli spettatori il meccanismo dei due psicodrammi proposti, una storia di incesto madre-figlio e una fantasia maschile di maternità”.

 

Luciana Sica, MA LA TELECAMERA E' MEGLIO DEL LETTINO?
IL VENERDI' DI REPUBBLICA, 22 Novembre 1991 
Ottavio Rosati, come La devo chiamare, psicoanalista o presentatore televisivo?
Sono un regista di psicodrammi. Come analista, i miei maestri sono stati Aldo Carotenuto e Mario Trevi.
Ecco: alcuni suoi colleghi psicanalisti sono piuttosto perplessi. Dicono che la sua trasmissione non è utile dal punto di vista clinico e confonde le idee.
La mia è divulgazione non terapia televisiva. Da storia nasce storia è soprattutto un'esperienza spettacolare e umana.
Sì ma lei è stato il primo a infrangere un tabù. Ha rotto l'intimità del rapporto fra psicologo e paziente. Un milione e mezzo di italiani si sono commossi, arrabbiati, sconvolti di fronte ai drammi della psiche.
Magari fossi stato il primo! Nel 1956 la televisione francese trasmise il primo psicodramma televisivo che aveva come regista Jacob Levi Moreno, l'inventore di questa tecnica terapeutica.
Sempre alcuni suoi colleghi psicanalisti dicono che le persone scelte per la trasmissione potevano essere destabilizzate da un'esperienza così forte.
I protagonisti del programma sono stati scelti in modo accurato, con quattro mesi di lavoro, eliminando quelli che avevano una personalità fragile o a rischio. Per questi uno psicodramma che durava  poche ore senza avere seguito, poteva essere molto pericoloso. E poi abbiamo sempre scartato le personalità crudeli che potevano fare del male ai compagni del gruppo.
In che modo sono stati selezionati?
La Rai ha fatto un bando di concorso e sono arrivate 1200 domande di partecipazione. La prima scrematura è stata fatta attraverso le schede con l'aiuto della grafologa Jeanne Lecerf. Le persone rimaste hanno sostenuto una serie di colloqui e infine le sono stati contattati i più adeguati anche dal punto di vista televisivo. Abbiamo così composto sei gruppi di 25 persone.
E dove sono state registrate le otto puntate?
Ho lottato perché non fossero fatte in uno studio di produzione. Così siamo andati a Torino nella comunità di Notre-Dame del centro torinese di solidarietà. Le 150 persone prescelte che arrivavano da tutta l'Italia dovevano attraversare il bosco di Superga, giungere alla comunità, scendere fino alla palestra e lì trovavano il set della Rai. È stato un po' come compiere un percorso iniziatico, lasciandosi dietro il chiasso della città.
I protagonisti della sua trasmissione riescono a parlare dei propri drammi umani e dei loro nodi inconsci davanti alle telecamere. Ma mentre registravate sapevano che c’era la Rai?
Naturalmente. Questa non è tv verità e tanto meno candid-camera! Tutto quanto era stato concordato con molta chiarezza con i gruppi.
Non pensa che la presenza delle telecamere abbia influenzato il comportamento dei partecipanti?
E perché no? Chi chiede di prendere parte ad un esperimento come questo ha piacere di rappresentare pubblicamente la sua storia. Le telecamere non fanno altro che amplificare questo piacere.

  

Virgilio Celletti, PROTAGONISTA LA VITA PRIVATA DELLA "PECORA NERA" DEI MAGGIO
AVVENIRE, 22 Novembre 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa
ROMA. Uno psicodramma autentico si distingue da uno televisivo (ma la serie ideata e condotta da Ottavio Rosati per Raitre fa leva su una dose notevole, talora eccessiva, di autenticità) perché nel secondo possono essere impiegati anche degli attori. Uno di questi è Rosalia Maggio, ultima di una vera e propria stirpe teatrale napoletana (sono noti i vari Dante, Beniamino, soprattutto l’eduardiana Pupella). La popolare attrice era stata invitata da Rosati a prendere parte al gruppo in qualità di interprete spontanea dei personaggi raccontati dai protagonisti delle storie. Ma sul finire del laboratorio (quella di domenica sera è la penultima delle puntate in programma) Rosalia decide improvvisamente di fare un passo avanti e di rappresentare davanti al gruppo una sua vicenda personale, mai raccontata prima di allora. E dalla straordinaria attrice che è si trasforma in una persona reale, protagonista di una vicenda scabrosa e commovente, che «tenevo in corpo da tanto tempo». «Sono stata sempre - si lamenta - la pecora nera della famiglia. Mi pare di sentirli Dante e Pupella, i miei fratelli: ma vuje guardate a 'sta scema. Nun se mette scurno (non si  vergogna)? Oppure: questa è asciuta pazza. Anche se sono accadute, ‘steccose non si dicono. “Non mi importa quello che pensano i miei fratelli: io voglio essere esplicita. So' fatta così”. 
Che cosa è uno psicodramma? La parola significa teatro terapeutico, una delle tecniche più diffuse della psicologia moderna, introdotta negli anni Venti a Vienna da Jacob Moreno per allargare la pura comunicazione verbale della psicoanalisi di Freud a una comunicazione più attiva ed emotiva, basata anche sullo sguardo e sull'incontro di gruppo. Assai sensibile al concetto di riso e di humor, Moreno avrebbe certamente apprezzato il ruolo assunto in questo caso da Rosalia Maggio: anche perché nella storia che lei racconta la sceneggiata napoletana è nell'aria ma le sensazioni che provoca sono genuine e il tipo di commozione non è di quelli che vanno via con un colpetto di tosse. 


La vicenda risale al 1968. Allora Rosalia aveva gravi problemi di sopravvivenza: madre nubile di due figlie, doveva mantenerle in collegio, pagare le bollette della luce e del gas, e assolvere agli altri più elementari impegni. Accettò per questo di recitare a Napoli in uno spettacolo che aveva come pezzi forti dei numeri di spogliarello. Si sentiva offesa, ma quelle 80 mila lire al mese le servivano come il pane, anzi per il pane. A un certo punto si accorse che non ce la faceva più, piantò la compagnia, fece fagotto e tornò a Roma. Non aveva più una lira; aveva portato al monte dei pegni fino all'ultimo lenzuolo e all'unico pezzo non sdrucito del «tovagliato» del corredo. Una sera uscita dal collegio delle figlie, notò un paio di prostitute ferme a una fermata d'autobus di viale Marconi. Tornò a casa con un tarlo. “Sono ancora una bella donna - si disse -. Se mi vesto, mi pettino e mi trucco posso avere successo come prostituta. Accesi la tv mentre infilavo un tailleuerino antracite: stavano trasmettendo un vecchio servizio sulla visita di Papa Giovanni nel carcere di Regina Coeli. Lui esortava ad essere bravi a comportarsi bene; e io pensavo: quello non ha problemi, e non ha due figlie da mantenere. Sono trent'anni che non mi comunico e non mi comunicherò più”. Ad un tratto Papa Giovanni la guardò e in quell'istante al squillò il telefono. “Era Ciccio, il mio agente. Mi disse di andare a Cinecittà perché mi voleva vedere De Laurentiis.  Il Papa mi stava ancora guardando. Andai a Cinecittà e mi offrirono la parte della madre di Romina Power in un film, insieme a 800 mila lire perché non c'erano tanti soldi: 800 mila lire! Esclamai io e il produttore l'interpretò come una pretesa, così disse che mi dava un milione e non una lira di più”. Un milione di allora era una discreta somma, figurarsi per la spiantatissima Rosalia Maggio di quei tempi. 
Ma ovviamente per lei il miracolo di Papa Giovanni non è “economico” la sua bella faccia, il suo sorriso, la sua intima (stavolta non “esplicita”) soddisfazione, dicono quale sia la natura del miracolo. Solo un cenno: “Ho rifatto la comunione. E non solo allora”. Dice che ha già voluto anticipare ad un prelato (“Si dice così?”, chiede) che quando si decideranno a iniziare il processo di santificazione, lei sarà pronta a testimoniare. Quella sera - aggiunge quando lo psicodramma approda all'inversione delle parti - Papa Giovanni deve essersi detto: “Voglio aiutare Rosalia”. Lo dice con una lieve inflessione bergamasca perché lei, anche se miracolata, anche se coinvolta in pratiche psicoterapeutiche, sempre un' attrice è rimasta. 

 

RADIOCORRIERE TV, 24 novembre 1991 (clicca qui per il ritaglio stampa)
"Questo non è un programma scientifico. La scienza serve a fare i televisori non la televisione," dice il conduttore Ottavio Rosati. "Lo psicodramma è una terapia di gruppo che mette in scena l'anima. i sentimenti più autentici delle persone".
Stasera l'attrice Rosalia Maggio si trasforma in autrice raccontando una pagina scabrosa della sua vita. Fu quando, dopo un periodo disastroso della sua carriera, pensò di prostituirsi per salvare i figli dalla fame. Ma per fortuna..."  

(Clicca qui per gli estratti video su You Tube delle due serie)

Clicca sotto per la programmazione:

(1. GIOVANNI - 20/10/1991)

(2. FEDERICA - 27/10/1991)

(3. LUIGI - 3/11/1991)

(4. ROSSANA - 10/11/1991)

(5. ADRIANO - 17/11/1991) 

(6. ROSALIA - 24/11/1991)

(7. RENATO - 1/12/1991) 

  

  

 

SU RAI TRE ROSALIA MAGGIO IMPROVVISA UNO PSICODRAMMA
L'UNIONE SARDA, 24 Novembre 1991.

Su Raitre Rosalia Maggio improvvisa uno psicodramma. 

La popolare attrice napoletana Rosalia Maggio è protagonista oggi del programma Da storia nasce storia (Raitre, 22:50). La trasmissione di Ottavio Rosati, che propone per la prima volta in tv la tecnica terapeutica dello psicodramma, ossia della rappresentazione in chiave teatrale di vicende della propria vita o di sogni non prevedeva inizialmente la Maggio protagonista: l'attrice era stata invitata a prendere parte al gruppo in qualità di interprete spontanea dei personaggi raccontati da altri.
"Ma Rosalia Maggio -racconta Rosati- "ha deciso improvvisamente di fare un passo avanti e di rappresentare davanti al gruppo una sua vicenda personale mai raccontata prima di allora. Una storia commovente e anche comica di denaro, sesso e religione". 
"Rosalia Maggio -conclude Rosati- a quanto mi risulta è la prima persona del mondo dello spettacolo che si sia esposta ad un confronto psicodrammatico con il pubblico. La sua storia è nella linea di un programma che crede che lo sguardo del pubblico possa arricchire la nostra “vita segreta” di nuovi significati e incontri”.

 

 

Sonia Petrosino LA MENTE CHE RECITA SE STESSA
IL MATTINO, 28 Novembre 1991 Clicca qui per il ritaglio stampa
Nascosti in apparenza, ma sempre svegli, sentimenti, valori e ideali all’improvviso si manifestano, in maniera indiretta o impersonale. C’è il ritorno alla famiglia, al valore degli oggetti antichi, che hanno una loro storia, che è tenuta parte delle nostre storie individuali. Ed è proprio della storia del nostro vissuto che si occupa la nuova trasmissione televisiva di Raitre “Da storia nasce storia”, di Ottavio Rosati. E’ stato facile per la Rai dedurre, dall’esame delle ultime ricerche sociologiche, che il pubblico è molto interessato a vivere emozioni. Il bambino di Vermicino, la guerra nel Golfo ed ora Samarcanda sulla mafia ci hanno tenuto fermi per ore davanti ai teleschermi. Sembra finita l’epoca del varietà, della finta allegria, del tutto “copionato”. C’è solo bisogno di osservare il vero, solo le storie autentiche possono coinvolgere lo spettatore.
Si ritorna alla commedia greca? Sì, ma a quella  dell’età ionica che metteva in scena i personaggi della quotidianità. In essa, quasi in simbiosi, attori e spettatori vivevano emozionalmente la rappresentazione. E’ proprio quello che avviene a chi segue la nuova trasmissione, originale nel suo genere, ancor più perché gestita da uno psicanalista. Ottavio Rosati, studioso di psicodramma, ha avuto il coraggio di portare all’esterno il chiuso e riservato mondo di una delle tecniche della psicoterapia contemporanea, appunto lo psicodramma, usata finora negli studi professionali, nei day hospital, nelle comunità terapeutiche e negli ospedali psichiatrici. Naturalmente ciò che appare sul teleschermo non è solo la trasposizione del fatto psicoterapeutico. Rosati ha dovuto servirsi di un ambiente e di elementi che sono di per sé spettacolari, considerando il contesto ed il fine della trasmissione. Ma cos’è lo psicodramma? Il prof. Gianni Montesarchio, dell’Università Sapienza di Roma, uno degli iniziatori nel nostro Paese di questo tipo di psicoterapia, richiama in uno studio recente anzitutto il suo fondatore, Jacob Levi Moreno, psichiatra, sociologo, psicologo e filosofo. Un concentrato, dunque, di conoscenze, che fanno da supporto alla teoria detta appunto “moreniana”, da cui lo studioso partì per le prime esperienze compiute in Europa e poi in America. Lo psicodramma è la psico-realizzazione attraverso l’azione, che avviene all’interno di un gruppo, in uno spazio che diventa lo spazio di tutti i luoghi ed in un tempo che è un tempo qualsiasi. Il motore dell’avvenimento sono la spontaneità e la creatività. Attraverso un atto cooperativo ed empatico il gruppo rende in mondo sintetico-gestaltico un vissuto importante del soggetto, tale da aver lasciato un segno indelebile nella sua personalità. L’esperienza risulta catartica e terapeutica sia per il soggetto "attore protagonista” che per gli “attori” scelti da lui per impersonare figure importanti della sua esperienza, che per gli spettatori. Ed è quanto avviene, nella simbiosi teleschermo-telespettatore, con la trasmissione di Rosati. Come dice F. Adorno, “la rappresentazione tragica libera dalle passioni, non nel senso di negarle, ma di rendere possibile, proprio attraverso l’espressione del loro complesso nodo, la loro chiarificazione”. 
Affinché il processo si realizzi è necessaria la bravura del terapeuta o regista, che spinge l’acting out, termine usato da Moreno per indicare il “passaggio all’azione”, e che permette l’attualizzazione e la rappresentazione delle pulsioni, tentando di superare il dualismo tra soma e psiche, consolidato da secoli nella nostra cultura. E’ quanto Rosati, finora, ha fatto benissimo.

 

 

Stefania Scateni, UN MIRACOLO A 21 POLLICI
L'UNITA', 24 Novembre 1991 (Clicca qui per l'archivio de L'UNITA')

Rosalia Maggio è la protagonista della sesta puntata di Da Storia Nasce Storia, il programma di Ottavio Rosati in onda su Raitre alle 22 50. La popolare attrice napoletana rivela e rivive, con la tecnica dello psicodramma un episodio della sua vita che aveva finora tenuto nascosto. Una storia di povertà, sesso e religione, dove il Papa comunica attraverso la tv e miracoli diventano elettronici.

Penultima puntata del programma di Ottavio Rosati Da Storia Nasce Storia, in compagnia di Rosalia Maggio autrice e interprete di se stessa nello psicodramma (il "pizzicodramma" come lo chiama lei) proposto questa sera da Raitre alle 22:50. Una storia cruda e drammatica di povertà, che l'attrice napoletana racconta con slancio e ironia. "Avevo una cosa in fondo al cuore da tanti anni", dice Rosaria, "e ho avuto il coraggio di tirarla fuori". E Rosalia è la prima persona del mondo dello spettacolo che ha accettato di esporsi a un confronto psicodrammatico col pubblico.
È una triste pagina della sua vita, quella che Rosalia Maggio ha deciso di far emergere dal cantuccio in cui l'aveva tenuta nascosta, scongelarla e riviverla con l'aiuto e il calore del gruppo. Con lei, lo psicodramma (tecnica terapeutica di gruppo che utilizza la pratica teatrale e l'improvvisazione) si trasforma in una classica sceneggiata napoletana contaminata con un pizzico di fantasy, è la rappresentazione di uno spaccato di vita quotidiana dove le emozioni sono protagoniste, dove si mescolano al sesso e alla religione, dove il  Papa diventa personaggio della realtà virtuale e la conversione può essere solo elettronica, dove il pianto e riso convivono con una prorompete e contagiosa voglia di vivere.
La storia della quale Rosalia Maggio è testimone e interprete, risale al 1968, in un periodo disastroso della sua carriera quando non aveva denaro sufficiente per vivere e pensò di prostituirsi per salvare le due figlie dalla fame. "Ero una bella donna. Decisi che dovevo risolvere in qualche modo", racconta Rosalia. "All'angolo di viale Marconi ce n'erano molte. Potevo provare anch'io, non avevo altra scelta. Salii in casa, indossai una camicetta nera con una scollatura che metteva in risalto il seno -ho sempre avuto un bel seno-. La volevo abbinare a un tailleurino antracite". Mentre Rosalia si veste, in tv c'è papà Giovanni in visita alle carceri di Rebibbia. I suoi pensieri sul pontefice non sono dei più edificanti, ma poi le sembra che papa Giovanni dal teleschermo stia guardando proprio lei. E mentre lui la fissa dal tubo catodico, squilla il telefono…
Non raccontiamo tutta la storia di Rosalia Maggio per non togliere il gusto, a chi vorrà seguirla in tv, di vederla in azione nei panni di Papa Giovanni o, semplicemente ma straordinariamente, nei panni di se stessa. Come d'abitudine nello psicodramma, alla fine della rappresentazione, l'attrice si espone alle osservazioni e alle critiche del gruppo. Oggetto della discussione è l'opportunità di affrontare lo scandalo che la sua originale storia susciterà nel pubblico e nei familiari di Rosalia, soprattutto la sorella Pupella e le sue figlie. Fuori di trasmissione, Rosalia avallerà la messa in onda della sua storia, coerentemente con la filosofia di Da storia nasce storia, che considera importante non tenere i panni sporchi in famiglia, ma lavarli in pubblico. Una scelta che può arricchire la nostra vita segreta di nuovi significati e nuovi incontri. Senza vergogna, anche perché, dice Rosalia, "Le croste ce l'abbiamo tutti quanti".
L'ultima puntata di Da Storia Nasce Storia (in onda il 1 dicembre) sarà integrata da commenti e puntualizzazioni del celebre psicanalista junghiano Aldo Carotenuto, che spiegherà ai telespettatori anche la tecnica e i contenuti dello psicodramma.

  

Carla Carrera, QUEL LETTINO SCOMODO
IL GIORNALE, 24 Novembre 1991 (Clicca qui per il ritaglio stampa)

Inversione di rotta per lo psicodramma di Raitre "Da Storia Nasce Storia" - Domenica 1 dicembre, nel corso della puntata conclusiva, un analista rassicurerà gli spettatori più sensibili - Intanto questa sera Rosalia Maggio racconta la sua vita.

Roma – Redenzione in extremis per Raitre nella puntata conclusiva del mio incontro in versione televisiva “Da storia nasce storia” che verrà messa in onda domenica 1 dicembre alle 22.50. La trasmissione ha infatti invertito la rotta in seguito alle lettere di protesta di molti telespettatori che lamentavano un eccessivo coinvolgimento emotivo per le tematiche trattate. È il caso di dire meglio tardi che mai. Così, a conclusione del ciclo interverrà lo psicanalista Aldo Carotenuto che spiegherà la dinamica dello psicodramma con analisi che rinfrancheranno anche gli spettatori più sensibili. Le tematiche trattate nell'ultima puntata saranno l'incesto e il desiderio provato da molti uomini di essere madre. “Il programma, spiega lo psicanalista Ottavio Rosati, ideatore e conduttore della trasmissione - ha suscitato nel pubblico forti emozioni, molte lettere, una parte delle quali sarà pubblicata, ci hanno testimoniato l'importanza di risolvere i propri problemi anche al di fuori della famiglia. “Altri invece, hanno sollevato obiezioni sullo sconquasso affettivo conseguente ad alcune analisi: un risultato inevitabile e previsto. Per questo avevo chiesto al direttore Angelo Guglielmi uno spazio per spiegazioni e riflessioni che allentassero la tensione. L'ultima puntata ne è particolarmente cara perché l'unica dove riconosco la mia ideazione”. Per rispettare l'autenticità degli incontri, il programma non è stato registrato in uno studio televisivo, ma in un set ricostruito in una comunità terapeutica torinese. Rosalia Maggio (sorella di Pupella) sarà la protagonista della puntata di oggi, dove racconterà una pagina scabrosa della sua vita: in un periodo difficile della sua carriera pensò di prostituirsi pur di salvare le proprie figlie dalla fame, ma l'incontro con il produttore de Laurentis e della visione - di Papa Giovanni la distolsero dal proposito. 
Quali sono le motivazioni che hanno indotto i pazienti-attori ad esporre i propri problemi di fronte alle telecamere? Rosati ne individua sei: il piacere di a autorappresentarsi, la voglia di ottenere giustizia per i torti subiti, la catarsi di un trauma, il ricordo di una persona deceduta, l'invio di un messaggio mediante lo schermo e infine, l’autoconfessione.
 

PSICHE - IL CASO DI ROSALIA A RAITRE,
ALTO ADIGE, 24 novembre 1991
La popolare attrice napoletana Rosalia Maggio è la protagonista della sesta puntata di “Da storia nasce storia”, il programma di Ottavio Rosati in onda stasera alle 22,50 su Raitre. Il programma, che propone per la prima volta in tv la tecnica terapeutica dello psicodramma, non prevedeva inizialmente la Maggio protagonista: l'attrice era stata invitata a prendere parte al gruppo in qualità di interprete spontanea dei personaggi raccontati dai protagonisti delle storie, secondo quanto ha riferito nei giorni scorsi l’autore Ottavio Rosati. "Rosalia Maggio,” ha detto Rosati "ha deciso di fare un passo avanti e di rappresentare davanti al gruppo una sua vicenda personale mai raccontata prima d'ora. Una storia commovente e anche comica, di denaro, sesso e religione. Rosalia è la prima persona del mondo dello spettacolo che si espone ad un confronto psicodrammatico.”

  
Gennaro Magliulo, CONTRO TV: UNA SFIDA NEL DECLINO DEL SABATO SERA
ROMA, 25 Novembre 1991

Ieri in tarda serata un'altra napoletana alla ribalta tv: Rosalia Maggio. Che ha raccontato in "Da storia nasce storia" di quando, decisa ad affrontare esperienze disastrose pur di risolvere il problema del quotidiano, ritenne, e ritiene, un intervento del soprannaturale la telefonata di un produttore che le offriva la possibilità di continuare il suo abituale lavoro di attrice.
Il programma di Rosati ha proposto stavolta uno psicodramma un tantino viziato dalla presenza di un'attrice. Ma l'obiezione, avanzata anche da qualcuno del pubblico presente, trova risposta facile: Rosalia è attrice, sempre. Non poteva non comportarsi come tale. Contribuendo a costruire per molti, momenti di particolare suggestione.
 
  
Luciano Verre, "PAPA GIOVANNI MI HA SALVATO DAL MARCIAPIEDE"
GENTE, n.133 - Novembre 1991 (Clicca qui per il ritaglio stampa)

Rosalia maggio fa una clamorosa rivelazione - "improvvisamente nel 1961" dice l'attrice, "restai senza lavoro" - "non potevo neanche sfamare le mie bambine, così una sera decisi di scenedere in strada per vendermi" - "Mentre stavo uscendo vidi in TV Papa Giovanni XXIII, e mi parve di sentire la sua voce che mi diceva di fermarmi" - "In quel momento mi telefonò il produttore Dino De Laurentiis per scritturarmi."
 

"Sì, Papa Giovanni XXIII mi ha salvato da un marciapiede. È una vicenda che non dimenticherò mai. Accadde nel 1961. Mi ero da poco separata da mio marito ed ero rimasta senza lavoro e senza soldi. Il cinema, nel quale avevo lavorato tantissimo fino ad allora, non mi chiamava più, e non mi chiamavano più neanche gli impresari teatrali per le serate di avanspettacolo. Le mie bambine piangevano perché avevano fame, ma io non avevo di che sfamarsi. Disperata decisi di scendere in strada e di prostituirmi. Mi vestii e mi truccai vistosamente, ma quando stavo per uscire di casa, apparve in tv Papa Giovanni. Mi fissò e mi sembrò che dicesse: "non uscire, aspetta". Mentre ero sulla porta, indecisa sul da farsi, squillò il telefono. Era il produttore Dino de Laurentiis che mi offriva una parte in un suo film. Corsi da lui e firmai il contratto in cambio di un compenso altissimo per quel tempo: 1 milione. Tornai a casa e sfamai le mie bambine. Forse non è un miracolo vero e proprio, ma io lo considero tale. Da allora porto una palma benedetta da Papa Giovanni nel reggiseno, perché sono convinta che sto con lui a salvarmi dal marciapiede". Questa commovente dichiarazione l'ha fatta domenica scorsa in televisione la popolare attrice napoletana Rosalia Maggio, 70 anni, durante il programma intitolato da storia nasce storia in onda su Raitre, presentato da Ottavio Rosati per la regia di Claudio Bondì. Dopo aver ascoltato queste parole, decine di spettatori hanno telefonato alla Rai e hanno chiesto ai responsabili del programma di far parlare ancora Rosalia Maggio perché aggiungesse altri particolari alla vicenda. Ma Rosalia non è più tornata sull'argomento perché era commossa, e ha abbandonato gli studi televisivi in lacrime. Ora però, Rosalia Maggio, che ha alle spalle un glorioso passato di attrice e ha lavorato accanto ad attori famosi, per esempio Totò e Peppino de Filippo nel film Totò, Peppino e le fanatiche, Lea Massari e Gian Maria Volonte' nel film Le quattro giornate di Napoli, Gino cervi nel film i due sergenti, Mario Merola nella popolare "sceneggiata napoletana", e poi Walter Chiari, Renato Rascel, Erminio Macario, Carlo Dapporto, e che presto sarà la protagonista su Raidue di una serie di telefilm polizieschi accanto a Diego Abatantuono, è qui accanto a me, non piange tu, e ho voglia di raccontare la sua storia dall'inizio. Eccola.

Sacro Fuoco

"Sono nata il 1 maggio 1921 a Napoli, in una famiglia tipica napoletana che al teatro e all'avanspettacolo italiani ha dato tantissimo: mia sorella Pupella Maggio, per esempio, che ha lavorato a lungo accanto a Eduardo de Filippo; mio fratello Beniamino Maggio, che è stato il re della sceneggiata napoletana prima dell'avvento di Mario Merola; e la sottoscritta, che ha iniziato a muovere i primi passi nell'avanspettacolo napoletano nel 1935, a 14 anni, lavorando accanto a grandi attori  come Totò, Titina e Peppino de Filippo. Totò mi adorava. Fu lui a spingermi verso il successo. Scherzava sempre, e siccome era una bella ragazza, con me era particolarmente galante. Mi diceva: "Rosali', sei una ciliegia sopra una coppa di gelato alla fragola". Mi voleva bene come un papà e fu lui nel 1937 a "raccomandarmi" al regista Enrico Guazzoni per avere una parte nel film I due sergenti accanto a Gino Cervi e a Evi Maltagliati. Poi tornati all'avanspettacolo sempre al fianco di Totò, oppure di mia sorella Pupella o di mio fratello Beniamino, e girai l'Italia in lungo il largo in tournée. Avevo un corpo bellissimo che piaceva tantissimo agli uomini, e quando entravo in scena io il pubblico si spellava le mani applaudendo. Nel 1950 conobbi Franco Lazzaro, uno degli uomini più belli e più ricchi di Napoli, e lo sposai. Ebbi da lui due figlie bellissime: Patrizia, che a oggi ha 40 anni e vive a Roma, e Donatella, che ne ha 35 e vive a Napoli. Franco, dopo la nascita della nostra primogenita Patrizia, che io chiamo affettuosamente Patty, mi chiese di abbandonare il mondo dello spettacolo, non perché fosse geloso del mio mondo, ma perché mi dedicassi a tempo pieno alla famiglia. Ma io accettai. Avevo nel sangue il "sacro fuoco" dell'arte e non volevo rinunciare al palcoscenico. Continuai così recitare e Franco fu comprensivo. Verso la fine degli anni 50, nel 1958 esattamente, girai accanto a Totò e a Peppino de Filippo il film Totò, Peppino e le fanatiche, e arrivò il successo completo. Nel film lavoravano anche due attori giovanissimi molto amati dal pubblico, Johnny Dorelli, che aveva da poco vinto il Festival di Sanremo accanto a Domenico Modugno cantando nel blu dipinto di blu, e la giovanissima e bellissima Alessandra Panaro popolarissima anche lei perché due anni prima, nel 1956, aveva interpretato il film Poveri ma belli accanto a Marisa Alassio, Maurizio Arena, Renato Salvatore e Lorella de Luca. Johnny corteggiava Alessandro e tramite me le inviava decine di messaggi d'amore. Ma non era corrisposto perché Alessandra in quel periodo aveva un altro uomo in mente e non voleva problemi. Quando il film uscii ebbe un grande successo. "Ma fu proprio allora che iniziarono i miei guai di mamma e di attrice. Un crack finanziario travolse mio marito e in brevissimo tempo fummo costretti a cambiare vita. Lasciammo la bellissima casa nella quale avevamo vissuto fino ad allora e ci trasferimmo in un piccolo appartamento alla periferia della città. Per me fu un trauma. Anche perché, per restare accanto a mio marito e alle bambine, fui costretta ad abbandonare il mio lavoro di attrice. Ma non servì a nulla. Il crac finanziario travolse anche il mio matrimonio. Io e Franco ci separammo. Lui continuò' a vivere a Napoli e io mi trasferii con le bambine a Roma in un modesto appartamento in un rione popolare.

Borsellino Vuoto

"Speravo che Cinecittà si ricordasse di me e mi accogliessi a braccia aperte, invece tutti mi chiusero la porta in faccia. "C'è crisi, lavoriamo poco anche noi", rispondevano quando chiedevo una parte in un film, o in uno spettacolo teatrale. Cominciarono tempi difficili. Tanto difficili che spesso avevo i soldi contati per acquistare in rosticceria tre fette di arrosto, una per me, una per Patty e una per Donatella. Quando arrivavano le feste di Pasqua e di Natale mi mettevo a piangere perché non avevo il denaro né per fare un regalo alle bambine, né per preparare un pranzo appena decente. Non potevo rivolgermi al mio ex marito perché anche lui da tempo stava stringendo la cinghia esattamente come noi.
"Così arrivò il Natale del 1961. Da qualche mese, di nascosto dalle mie bambine, avevo accettato lavori saltuari nei ristoranti e nei locali da ballo. Lavavo i piatti e pulivo i pavimenti. Con i pochi soldi che guadagnavo riuscivo garantire un piatto di minestra alle bambine. Ma in occasione delle feste e mi ammalai e mi venne la febbre alta, così fui costretta a restare a letto. E fu licenziata in tronco. Tre giorni prima di Natale scoprii di avere il borsellino completamente vuoto. Fu come se un macigno mi fosse caduto sulla testa, e sul cuore. Bussai alla porta della mia vicina di casa, con la quale ero in confidenza, e che si chiamava Bruna, e le confidai il mio dramma. "Anche noi viviamo in ristrettezze," mi disse Bruna: "ma Natale lo faremo insieme e divideremo quello che avremo". L'abbracciai e mi misi a piangere come una bambina. Ma fu proprio in quel momento che ebbi la reazione tipica del napoletano, il guizzo d'orgoglio che risolve tutto. "E no", dissi a Bruna urlando: "io sono stanca di fare la fame, io non ce la faccio più a vivere così! Io in passato ho vissuto sempre in mezzo all'oro e alle comodità, e ora non voglio morire con le ragnatele nello stomaco. Ho deciso che cosa farò". "Che cosa?", chiese Bruna. "Scendo in strada e mi offro al primo che passa. Con i soldi che guadagnerò farò la spesa".

Vecchio "Tailleur"

"Bruna cerco' di convincermi che non era quello il sistema più adatto per risolvere i miei problemi, ma io non lo ascoltai e tornai subito nel mio appartamento. Mi chiusi in camera da letto e aprii il guardaroba. Non c'era granché, i tempi belli erano passati, ma frugando attentamente dentro una scatola trovai un vecchio tailleur dei tempi d'oro e notai che era sempre in ordine. "Starò benissimo", mi dissi. Indossai il tailleur e mi truccai la faccia vistosamente. Alle dieci, lo ricordo come se fosse ora, abbracciai le mie bambine e dissi che dovevo uscire perché un produttore mi aveva offerto di girare un film. Naturalmente mentivo, ma in fondo, a pensarci bene, era la verità: dovevo ugualmente "recitare" una parte, la parte più tragica della mia vita. Ma quando stavo per uscire ebbi un improvviso pentimento e mi fermai un secondo davanti al televisore acceso. In quel momento apparve Papa Giovanni, il Papa Buono che io adoravo. Mi fissò' gli occhi e anch'io lo fissai. "Papa Buono", dissi dentro di me: "perdonami per quello che sto per fare, ma le mie bambine hanno fame". Fu allora che sentii una voce che diceva: "Fermati Rosalia, non uscire". Restai immobile per 30 secondi, come se qualcuno mi tenesse bloccata alla porta e improvvisamente squillò il telefono. Corsi a rispondere e dall'altro lato della cornetta sentii una voce di donna: "La signora Maggio? Attenda in linea, le passo il dottor de Laurentiis". Era il produttore cinematografico Dino de Laurentiis. Dino mi voleva per la parte di una madre nel suo film intitolato Ménage all'italiana accanto a Ugo Tognazzi. "Vieni a trovarmi domattina, così firmi il contratto", disse Dino. "Ora dormi sogni tranquilli". Il giorno dopo corsi da lui e gli baciai la mano piangendo. Ma non gli confidai il mio dramma. "Avrai un compenso di L. 800.000", disse de Laurentiis. Io lo guardai sbalordita, senza parole: non avevo mai guadagnato una cifra così alta, e lui, credendo che mi fossi offesa per la cifra troppo modesta, aggiunse: "va bene, hai vinto, ti darò 1 milione. Firma qui". Firmai e tornai a casa con un congruo anticipo. E comperai 100.000 cose buone per le mie bambine.
Da allora il cinema e il teatro mi hanno riaperto le porte. E io sono certa che a salvarmi dal marciapiede fu Papa Giovanni. Dal 1963, anno della morte del Papa Buono, ogni anno mi reco in pellegrinaggio a Sotto il Monte, il paese natale in provincia di Bergamo di Papa Giovanni, e prego nella sua chiesetta. Nel reggiseno, dalla parte del cuore, porto una palma benedetta da Papa Giovanni. Lui mi protegge e mi assiste".

 
 
Osvaldo Guerrieri, CON IL PAPA E UN'ATTRICE IL VIDEO E' UNA PORTA SULL'INCONSCIO
LA STAMPA, martedì 26 Novembre 1991 (Clicca qui per l'archivio de LA STAMPA)
Altro che tv verità. Facendo uscire dai laboratori la pratica dello psicodramma e presentandola su Raitre nel ciclo domenicale intitolato ”Da storia nasce storia”, Ottavio Rosati tenta addirittura di realizzare la tv segreta, la tv del profondo, la tv dell'inconfessabile. Chi non sa molto della funzione terapeutica dello psicodramma e si siede dinanzi al teleschermo, potrebbe pensare a una forzatura della fiction, a una furbesca esasperazione dei fatti di vita. E magari direbbe che i panni sporchi ognuno deve lavarseli  in casa propria. Ma lo psicodramma non vuole la solitudine. Sia giusto o sbagliato, esige che il nero raggrumatosi in fondo al cuore venga non solo portato alla soglia della coscienza, ma sia esposto pubblicamente, "rappresentato", dibattuto con altri a scopo liberatorio e in tutte le possibili varianti.
In queste settimane sono passati molti casi esemplari sul palcoscenico di Rosati. L'altra sera è stata la volta di Rosalia Maggio, che ha rivissuto e discusso un episodio molto drammatico della sua vita. "Storia di un Papa apparso ad un'attrice" era il sottotitolo della trasmissione; e Rosalia, prima con serena oggettività, poi con voce rotta e smorzata, ha raccontato un giorno lontano nel 1968, quando, letteralmente alla fame, pensò di prostituirsi. È stato istruttivo vedere come l'attrice sia giunta al punto cruciale del racconto, osservare la sua graduale discesa agli inferi. Era a Roma, dopo una disgustosa esperienza in una compagnia di spogliarello e dopo un amore molto infelice. Non aveva un soldo. Al Monte di Pietà aveva impegnato anche la biancheria. "Abitavo in viale Marconi… dovevo pensare alle mie figlie… Quella sera…". "Questa sera", corregge Rosati, per favorire l'immedesimazione. "Già, questa sera…" 
Questa sera Rosalia decide di prostituirsi. Si veste, si pettina, si trucca. La tv è accesa. Le dà uno sguardo distratto, c'è Papa Giovanni in visita ai carcerati di Regina Coeli (ma Giovanni XXIII non era morto nel 63?). Il Papa la guarda: "Sì, sì, bravo - dice lei - tu tieni tutto, casa, soldi. Io vado a fare la puttana: le mie figlie devono mangiare!". Rosalia sta per uscire. Ma un'occhiata del Papa, che lei crede diretta a sé, la immobilizza. In quel momento squilla il telefono. È un'offerta di lavoro, un film. Non sono molti soldi, ma bastano per uscire dall'incubo, per cambiare vita. E per provare immensa gratitudine verso il Papa, che rivive nell'immaginazione di Rosalia in un incontro che non c'è mai stato.
Tra scambi di ruolo, immedesimazione e allontanamento, lo psicodramma attraversa tutti i tormenti segreti di una donna. C'è da chiedersi se lo psicodramma non abbia un vizio di fondo; se cioè, impostato su un'attrice, non sia destinato fatalmente all'esibizionismo, alla simulazione. Possiamo dar credito a chi finge per mestiere? L'obiezione è così legittima, anzi così ovvia, che la stessa Rosalia si sente autorizzata a precisare che lei non recita mai. Anche in scena si limita a vivere. Più bello e più spietato di così… Ma vorremmo crederci completamente. 

 

Beniamino Placido,  E' PROPRIO UNA LA TV O SONO TANTE?
LA REPUBBLICA, 26 Novembre 1991 (Clicca qui per il ritaglio stampa)
Una storia come tante... Ma di queste storie si alimentava una volta il romanzo, si alimentava una volta il cinema. Il romanziere andava per strada e guardava. L’uomo di cinema andava per strada e cercava. Alberto Sordi li cercava e costruiva così i suoi personaggi. Adesso, come ha confidato a Tullio Kezich (“Corriere della sera 7” di sabato 23 novembre), li va a cercare anche in televisione. Accende e guarda. Quanti ce ne sono. Quanti ne passano.
Ancora: domenica sera su Raitre, in quella curiosa trasmissione-psicodramma che si intitola "Da storia nasce storia" l’attrice napoletana Rosalia Maggio ha raccontato di quando le venne la tentazione di prostituirsi, vent’anni fa. Non guadagnava una lira. Aveva due figlie da mantenere.
Non è una storia che avrebbe interessato Balzac? Non è una storia che avrebbe ispirato de Sica? No, dicono i nostri amici persecutori (è aggettivo: plurale di “persecutorio”); no perché si tratta pur sempre di televisione. Che fa male, non serve a niente, non c’è niente. E poi, ce l’ha la laurea Rosalia Maggio? No, allora… Quindi si alzano per rispondere a telefono; per raccogliere un invito ad andarci loro in televisione. Perché se ci vanno loro, allora la televisione diventa colta, educativa, informativa. Si può guardare, la guardano.

 

Sergio Saviane, PSICOGRUPPO DI FAMIGLIA 
IL GIORNALE, giovedì 5 Dicembre 1991 (Clicca qui per il ritaglio stampa)

Drammi interiori per la rete diretta da Angelo Guglielmi

Di solito alla Rai, per farla franca, come si usa dire, e trovare subito lavoro, basta presentarsi col le scarpe da tennis o la camicia fuori dai pantaloni, mettersi la maglia sopra il paltò, dire sempre ochei, esatto, nella misura in cui, o avere la faccia da socialista o democristiano. Ottavio Rosati non ha la camicia di fuori perché... 


Alessandro Cecchi Paone, CARA TV
TELEPIU', 5 Dicembre 1991 (Clicca qui per il ritaglio stampa)
“Credo che la nostra esperienza si davvero utile a chi ci guarda da casa. Lacrime, gioie, dolori passano il video e raggiungono persone che non hanno neanche il sospetto di cosa ci sia dietro le loro strane ansie e paure. Guardando le storie degli altri ognuno può riflettere sulle proprie”. Chi parla così è lo psicologo Ottavio Rosati, ideatore e conduttore di un programma di Raitre che sta facendo molto discutere, visto anche il successo di pubblico e di critica con il quale è stato accolto. “Da storia nasce storia”, questo è il titolo della trasmissione, offre all’occhio delle telecamere, quindi all’attenzione degli telespettatori, una forma di terapia psicologica sempre più diffusa: lo psicodramma. All’interno di un gruppo di lavoro che partecipa emotivamente e fisicamente a tutto quello che avviene, i problemi, le angosce, le fobie, insomma le nevrosi dei pazienti, vengono , invece che raccontate, come nelle altre psicoterapie, messe in scena come in una rappresentazione teatrale. E traumi e problemi sono così individuati e, quando possibile, risolti. Ciò che fa molto discutere è che tutto questo viene ora mostrato al grande pubblico televisivo chiamato a partecipare, emotivamente da casa, alla lotta e al dolore di chi cerca comunque una soluzione. Offrendo ai telespettatori che alle volte anche ciò che c’è di più intimo può essere condiviso se aiuta a sentirsi meglio, ma consegnando alla tv un nuovo potere. Quello di rendere pubblico ciò che c’è di più segreto nell’animo umano e dunque imponendo, nuove, grandi responsabilità e doveri di equilibrio e sensibilità a chi gestirà questa nuova fase, nascente, della tv. Finora la televisione verità ha dato in pasto al pubblico la vita privata di imputati e di scomparsi, per amore di novità e di audience. Ora si filma l’inconscio. Ben venga se può aiutarci a conoscerci e a stare meglio.

 

Daniele Iannotti, DRAMMI PRIVATI, PUBBLICA TV
PENSIERO LIBERO, Dicembre 1991 
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Nella splendida cornice del più bel teatro di Torino, con una serata, sponsorizzata da Toshiba, ricca di ospiti illustri, viene celebrato lo psicodramma. Tra i presenti, Luca Ronconi, direttore del Teatro Stabile di Torino, l'americanista Fernanda Pivano, che ha parlato della propria esperienza di Psicodramma a Beacon, Aldo Carotenuto, psicoanalista junghiano di notorietà internazionale e l'attrice comica napoletana Rosalia Maggio. L'occasione è fornita dal programma di Raitre “Da Storia Nasce Storia” ideato e condotto dal regista psicodrammatico Ottavio Rosati, con la regia televisiva di Carlo Bondì e realizzato in collaborazione con il Teatro Stabile di Torino, il Teatro Regio di Torino, il Ministero di Grazia e Giustizia e la seconda cattedra di Psicologia Clinica dell'Università di Roma.
Lo psicodramma
Ideato da Jacob Levi Moreno, giovane medico di origine rumena, a Vienna degli anni ‘20, lo psicodramma è una forma di psicoterapia di gruppo in cui i partecipanti improvvisano una semplice messa in scena di eventi traumatici della propria esistenza e la rielaborano per giungere al momento di catarsi collettiva. In seguito Moreno lo esporta negli Stati Uniti dove fino al 1974, anno della sua morte, opera all’istituto di Beacon e a New York. Lo psicodramma non è una fotocopia della realtà, ma del modo in cui viene vissuta, basata non solo sul dialogo due, ma anche sullo sguardo e sulle azioni spontanee di un gruppo. Se confrontato con la psicanalisi, lo psicodramma è una piccola rivoluzione che elimina il classico lettino di Freud per far salire i pazienti su un palcoscenico. Evidenti le differenze: si passa dalla parola all'azione, dal racconto alla rappresentazione, dal rapporto a due a quello di gruppo. Si mira alla drammatizzazione del problema psicologico del paziente, attraverso l'aiuto di altre persone che intervengono alla messa in scena. Molti psicoanalisti non vedono di buon occhio le teorie di Moreno. Eppure negli anni  ‘50 anche un freudiano ortodosso come Cesare Musatti trasgredisce alla canonica immobilità del lettino per provare alcuni esperimenti di psicodramma.
La televisione
Se già Moreno aveva condotto alcune ricerche sulle potenzialità del mezzo televisivo, per questa terapia, Rosati ha approfondito le connessioni tra psicodramma, teatro e televisione. "È nella natura dello psicodramma avere un pubblico", afferma il regista "e quindi il mezzo televisivo, con la sua audience, ne amplifica le possibilità comunicative. Ritengo questa esperienza utile anche per chi segue da casa: ci sono milioni di persone che non hanno neppure il sospetto di cosa si celi dietro le loro ansie e paure e che non sanno che esistono strumenti, come lo psicodramma, per affrontarle. Sentire le storie altrui può aiutarli a riflettere sulle loro". Roberto Rossellini nel 1936 firma la regia di uno psicodramma diretto personalmente da Moreno al Centre d’Etudes della tv francese a Parigi. Dall’Actor’s Studio al Living Theatre, passando per Hitchcock e Rossellini, in molti hanno fatto tesoro della lezione di Moreno.
Rigida selezione
Per registrare le puntate del programma, sono state selezionate 57 persone da oltre 1000 candidati che, divisi in sei gruppi, hanno preso parte ai laboratori condotti da Rosati e dai suoi collaboratori. "I protagonisti sono stati selezionati con cura, per poter affrontare l'impatto emotivo psicodramma. Sono stati esclusi casi patologici che avrebbero richiesto una terapia più lunga di quella resa possibile dall'esperimento televisivo". Tra gli altri, un gruppo di detenuti del carcere delle Vallette di Torino è stato autorizzato dal ministero di Grazia e Giustizia a raccontare la propria storia.
Da Storia Nasce Storia
Ottavio Rosati, massimo divulgatore dello psicodramma in Italia, mostra per la prima volta pubblicamente in Italia, nel 1986, le potenzialità di questo mezzo espressivo terapeutico con un particolare allestimento di Ciascuno a Suo Modo di Luigi Pirandello, rappresentato con il nome Lo psicodramma della Moreno (che tutti sanno chi è), promosso dal Centro Studi del Teatro Stabile di Torino. Sul palco Zerka Moreno, la vedova di Jacob Levi Moreno. La scelta di Pirandello non è casuale: per l’attore psicodrammatico la trama da presentare non è fuori di sé, ma in se stesso. Si recita a soggetto, proprio come nei Sei Personaggi in Cerca d'autore del drammaturgo siciliano, che secondo Rosati era a conoscenza dell'attività di Moreno. Poi la proposta in Rai. "Da Storia Nasce Storia non ha nulla a che fare con Chi l'ha visto? o programmi simili" precisa Rosati. "Noi non presentiamo la realtà, ma le proiezioni, i fantasmi del protagonista. Non diciamo quello che è, ma quello che si sente. È il programma delle fantasie".
"Nessuna sequenza degli psicodrammi è stata ripetuta o corretta" conclude Claudio Bondì. "Tutto è stato improvvisato, il copione non esisteva, nulla è stato aggiunto. Abbiamo solo ‘tagliato’ le pause e poco spettacolari, importanti dal punto di vista terapeutico, ma noiose da quello televisivo, anche per contenere in un'ora la durata del programma. Tra tanti programmi che parlano di salute fisica, noi ci occupiamo della salute psicologica dell'individuo. Cerchiamo di spiegare che si può vivere meglio liberandosi dei propri problemi: basta raccontarli".

 
Laura Terzani, L'INCONSCIO IN DIRETTA
RADIOCORRIERE TV, 5-11 Gennaio 1992 (Clicca qui per il ritaglio stampa)

Da Storia Nasce Storia - Ottavio Rosati prepara il nuovo ciclo

Alla redazione di "Da storia nasce storia" arrivano pacchi di lettere: c'è chi racconta i propri problemi e chi si rivolge direttamente ai protagonisti degli psicodrammi messi in scena da Ottavio Rosati.
Come è nata l'idea di trasformare lo psicodramma in uno spettacolo televisivo?
L'idea è nata dalla scoperta di un rapporto tra il teatro di Pirandello e lo psicodramma. Ho pensato di invertire i ruoli e mandare gli spettatori sul palcoscenico.
La presenza della telecamera non falsa il racconto?
Direi di no: durante lo psicodramma la telecamera viene dimenticata dai protagonisti, che, quando si rivedono in tv, scoprono qualcosa in più. Molti hanno capito di avere dentro di sé un potenziale attore. La stessa reazione dell'intero gruppo è simile alla soddisfazione che prova l'attore nei confronti del suo pubblico. È un fatto importante: lo possiamo paragonare allo sguardo della madre per il bambino che le mostra un disegno. “Il primo specchio è lo sguardo della madre”: se questo rispecchiamento è opaco e indifferente, può fare molto male".
 
 
Otto protagonisti, otto storie: Lei li ha aiutati a far riaffiorare i fantasmi di ciascuno di loro o raccontare gli eventuali traumi e così liberarsene. Ha funzionato?
Penso di sì. Anche come tecnica di prevenzione per chi guardava: il pubblico deve scoprire che certi guasti dell'infanzia, prodotti magari involontariamente dalle famiglie, possono essere curati.
Il pubblico non rischia così di esserne troppo coinvolto, turbato?
Potrebbe essere. Nella seconda serie del programma, prevista per la primavera, infatti interverrà uno psicanalista per aiutarci a commentare e spiegare ogni caso.
Come ha formato i gruppi che partecipano agli psicodrammi?
Sono persone che hanno chiesto di partecipare, rispondendo a un bando della Rai. Dal momento in cui sono entrati a far parte del gruppo, ognuno di loro è diventato un protagonista della storia oppure ha partecipato come spettatore.
Eppure sembrano attori professionisti.
Sembrano attori perché mentre davano vita alle loro storie le interpretano con grande convinzione. C'erano però, tra loro, anche degli attori professionisti (come "Ego Ausiliari" cioè interpreti dei ruoli). Rosalia Maggio, per esempio, si è rivelata straordinaria. Piena di carica umana, con una grande capacità di afferrare le cose con il cuore. Ricordo una sequenza particolare: nel giro di sette minuti Rosalia Maggio ha tirato fuori da una depressione gravissima un ragazzo, che ha vissuto così l'esperienza affascinante di un rapporto immaginario con la madre. E lei non era una psicologa, ma un'attrice.


LA RECITA DEL DISAGIO
Lo psicodramma è una tecnica psicologica che permette al paziente di interpretare e rivivere un episodio della sua vita e mette in scena ricordi, sentimenti che sono alla base della sofferenza. Lo psicodramma può essere d'aiuto perché si può chiedere al paziente di recitare il suo disagio, si può chiedere di rappresentare personaggi che più ha amato o anche odiato. Può sembrare un espediente facile ma la realtà dello psicodramma è molto più complessa. Molti spettatori poi si saranno meravigliati del fatto che in televisione gli interpreti sono sopraffatti dall'emozione e piangono. Bisogna provare l'esperienza per capire che in realtà quando recitiamo qualcosa che ci colpisce, che ci tocca profondamente non è possibile difendersi dalle emozioni. Io penso che l'esperienza televisiva di Rosati, che ha mostrato un certo aspetto dello psicodramma, sia stata positiva perché, fra tutte le forme delle cure psicologiche, quella dello psicodramma è forse l'unica veramente rappresentabile per i suoi aspetti teatrali, per la suspense che crea e per la veridicità degli “attori” che sanno recitare i problemi che assillano la loro vita.
Aldo Carotenuto
(Professore di 'Psicologia della personalità e delle differenze individuali' all'università La Sapienza di Roma)

 

Anna Gennari, PSICODRAMMA: E' DI SCENA LA VITA
GRAZIA, 2 Febbraio, 1992 (Clicca qui per il ritaglio stampa)
 
E' il sogno di tutti: poter tornare indietro nel tempo per rimediare agli errori fatti e riavere ciò che è perduto. Un metodo terapeutico ci guida nel passato per conquistare il presente. Come in un grande gioco.

Volete uccidere vostro marito? Oppure insultare il capufficio tiranno che vi rende la vita impossibile, vendicarvi del collega tenta di fargli le scarpe, picchiare selvaggiamente il vicino di casa che ascolta la musica a tutto volume? Avete voglia di dire finalmente ai  vostri genitori quanto li detestate per tutto quello che vi hanno fatto passare quando eravate piccoli per tutto ciò che continuano a fare anche adesso che siete adulti e vaccinati? Si può fare, non c'è problema. Grazie allo psicodramma tutto è possibile. I protagonisti assoluti siete voi. Voi e i vostri sentimenti più bassi e quindi più nascosti, quelli che non avete mai il coraggio di esprimere e che vi avvelenano l'esistenza. Ma si possono davvero sputare i rospi ingoiati nel corso di una vita senza che si abbatta su di noi l'ira degli dei? Ma non solo: è permesso dichiarare il proprio amore o affetto a chi ci sta vicino senza paura di essere respinti? Ebbene sì. Lo psicodramma mette in scena la libertà e si recita a soggetto. Il copione non serve: ognuno di noi sa a memoria la propria parte. È quella che recitiamo continuamente e quotidianamente per il nostro pubblico personale (il nostro partner, i nostri figli, i genitori, gli amici, i colleghi e tutti gli altri) e alla quale troppo spesso, consapevolmente o no, ci sentiamo costretti. C'è chi passa un'intera vita a fare “ il duro” senza esserlo davvero; chi non può fare a meno di essere sempre e comunque un padre autoritario, una madre possessiva, una figlia ribelle o ubbidiente, un dongiovanni senza cuore. E ogni ruolo si porta dietro il suo copione: c'è chi si innamora sempre gli uomini o donne sposati; chi non s'innamora mai; chi scappa quando s'innamora e chi resta solo se non è innamorato; chi fa in modo di essere sempre escluso dal gruppo. Le ragioni di questi comportamenti ci sono, naturalmente: sono psicologiche e patologiche e arrivano da lontano. Di solito dipendono da un cattivo rapporto con i genitori e da incidenti di percorso: un trauma non superato, un'offesa mai dimenticata, un dolore rimosso, un sentimento rimasto inespresso. Questi ingorghi emotivi producono frustrazione, depressione, paura e incapacità di dare nuove e positive risposte alla vita e alle situazioni che siamo chiamati ad affrontare. A cosa mira lo psicodramma? A rivivere ciò che abbiamo dimenticato o che abbiamo vissuto con dolore e frustrazione, a dire ciò che non siamo mai riusciti a esprimere, a liberare l'ingorgo. Ma soprattutto serve a eliminare il nostro ormai sclerotizzato suggeritore che, dalla bocchetta sotto il palcoscenico della nostra vita, ci fornisce sempre le stesse battute. Come? Sfidandolo nel suo stesso terreno: grazie ad una rappresentazione inedita con finale a sorpresa, lo psicodramma reinventa la vita. L’ “ATTORE” improvvisa e riscopre se stesso.
Che cos'è lo psicodramma
È una psicoterapia di gruppo particolare fondata nel 1921 dallo psichiatra e filosofo rumeno Jacob Levi Moreno il quale, dopo aver studiato medicina a Vienna, si trasferì negli Stati Uniti a Beacon, nello Stato di New York. L'idea di Moreno era quella di liberare l'uomo dalla frustrazione per favorire l'espressione di quelle che egli riteneva fossero le doti naturali di ogni individuo: la spontaneità e la creatività. Moreno, che aveva già inventato la psicoterapia di gruppo basata sulla verbalizzazione del disagio personale, aveva colto un'esigenza secondo lui fondamentale del paziente: il bisogno di agire. Cioè di rappresentare con i gesti, con il pianto e con il movimento, la propria rabbia, dolore o felicità. I pazienti non erano e non sono costretti, come nelle psicoterapie individuali e di gruppo e nell'analisi, a stare seduti su una sedia o coricati su un lettino raccontando lo psicanalista che cosa provano, ma vengono invitati a mettere in scena i loro problemi come in una pièce teatrale e di fronte a un pubblico: il gruppo.“Lo psicodramma è un approccio psicologico che intende esplorare il mondo interiore del soggetto non con metodi di analisi verbale, ma attraverso l'azione nell’ hic et nunc, qui ed ora”, spiega Giovanni Boria, direttore dello Studio di Psicodramma di Milano. “ Non è importante solo il pensiero ma la mobilità, il corpo, la postura: questo perché, quando si tratta dei nostri problemi, cerchiamo sempre di difenderci. Nel racconto spesso tralasciamo di dire ciò che ci potrebbe far soffrire. È un meccanismo inconscio. Con le parole è facile mentire. Con l’azione è impossibile”. Il dolore, la delusione, la paura e anche la gioia parlano attraverso il corpo e attraverso il pianto o l'espressione del viso, anche quando la razionalità e la parola tentano di tenere a freno la verità.
Come si svolge lo psicodramma?
I gruppi sono composti da cinque fino a 25 persone. Ad ogni sessione un componente del gruppo viene invitato (o si propone direttamente) a rappresentare un episodio significativo recente un passato della sua vita. È il protagonista che deve scegliere, tra i compagni, gli attori adatti ad interpretare il ruolo delle persone che erano presenti alla scena che egli intende rappresentare: la madre, il padre, un amico, il figlio. I compagni scelti si chiamano Ego ausiliari, sono in pratica delle controfigure che fanno la parte del padre, della madre e così via. E si dà inizio alla recita. Il protagonista deve parlare al presente e immaginarsi di avere l'età che aveva quando è successo il fatto che vuole rappresentare: è la regressione. Rivivendo come se fosse nel presente l'episodio doloroso (o gioioso) del suo passato, il soggetto riesce a sbloccare la sua emotività, potrà dare liberamente la sua versione dei fatti, dire ciò che non disse allora, lasciandosi andare ai sentimenti rimasti inespressi fino a quel momento. Ciò consente di superare il blocco e di rivivere, nel giusto modo, l'episodio in questione. Lo psicodrammatista (o conduttore o regista) invita poi il protagonista e l'ego ausiliario a invertire i ruoli: ciò consente al “ primo attore” di mettersi nei panni della “ controfigura”, guardandosi come in uno specchio. Per esempio: il figlio-protagonista che accusa il padre-ausiliario di averlo umiliato nella prima fase dello psicodramma, nella seconda si troverà nei panni del padre-protagonista davanti al figlio-ausiliario, cioè se stesso. Ciò favorisce il perdono e l'autocritica: vivendo la situazione dal punto di vista opposto, chi si sente vittima di un torto, riesce a capire le ragioni, giuste o sbagliate che siano, che hanno spinto l'altro ad offenderlo. Allo psicodramma non guarda solo al passato. Una tra le tecniche più efficaci e affascinanti di questa terapia è la proiezione nel futuro. Il protagonista può sperimentare le sue reazioni emotive vivendo psicodrammaticamente un'azione che ha in progetto di compiere. In America questo metodo ha funzionato molto bene a scopo preventivo con giovani soggetti particolarmente aggressivi i quali, vivendo nella rappresentazione l'atto violento che avevano intenzione di compiere, liberavano spontaneamente le proprie emozioni: senso di colpa, pentimento, paura per ciò che avevano “fatto”. Fin qui la tecnica. Ma come mai lo psicodramma provoca tanta emotività, coinvolgimento, immedesimazione?
Un meccanismo liberatorio.
Nelle sessioni di psicodramma succede di tutto. Chi ha visto Da storia nasce storia, la trasmissione di Raitre dello scorso autunno (che continuerà la prossima primavera) ideata e condotta da Ottavio Rosati, psicanalista junghiano e presidente dell’Arpa (Associazione per le ricerche sullo psicodramma psicoanalitico e attivo), lo sa. Si sono viste persone che litigavano, che si commuovevano, confessavano segreti, che esprimevano sentimenti mai detti, che scoppiavano in pianti disperati, ma che anche si incontravano, che si capivano. “ La tecnica dello psicodramma funziona sui codici dell'emisfero destro del cervello, quello che lavora sulle immagini e non sulla parola e che è in grado di scatenare un'enorme potenzialità evocativa”, spiega Rosati. “ Chi partecipa allo psicodramma cade in uno stato alterato un po’ come capita a tutti noi quando andiamo al cinema a vedere un thriller o un film sentimentale. Sappiamo dove siamo e che quello che stiamo vedendo è solo un film, ma ciò non ci impedisce di sobbalzare sulla sedia, di metterci a piangere e di identificarci nel protagonista: siamo enormemente coinvolti”. Attraverso il gioco e la rappresentazione lo psicodramma induce i partecipanti a rivivere il passato come se fosse presente. “ In una psicoterapia di gruppo le funzioni dell'Io diminuiscono sempre a favore dell'Es”. Dice Costantino Gilardi, psicanalista lacaniano (non psicodrammatista). “E cioè: quando una persona si trova a confrontarsi con altre prova disagio, è in una situazione di maggiore difficoltà e quindi di maggior coinvolgimento”.
A chi serve lo psicodramma?
Gilardi si sente di consigliarlo, ma in casi specifici: “Ogni terapia deve essere scelta ad hoc, secondo le esigenze della persona. Lo psicodramma è molto utile nelle nevrosi, anche gravi, dove la verbalizzazione è difficile o impossibile. In certi casi può essere un'ottima preparazione per chi voglia affrontare l'analisi o può essere utile come terapia integrativa: spesso infatti i pazienti chiedono di abbinare lo psicodramma a una psicoterapia tradizionale. Lo psicodramma funziona invece molto bene con i bambini autistici”. Controindicazioni? Gilardi avverte: “Lo psicodramma scatena emozioni profonde e provoca la catarsi attraverso il pianto. Queste reazioni devono essere ben dirette, ben interpretate e analizzato a fondo, altrimenti rischiano di essere delle manifestazioni soltanto emotive di un dolore che non viene modificato”.  E Rosati aggiunge : “Tutto dipende dal conduttore, che deve avere una formazione analitica, che deve saper interpretare ciò che succede nella rappresentazione per gestire analiticamente le tensioni dello psicodramma. Lo psicodramma in sé e per sé non produce risultati. Ciò che conta è il rapporto clinico tra paziente e psicodrammatista, il quale deve essere estroverso, intuitivo, portato al gioco e capace di mantenere il giusto equilibrio tra la comprensione analitica e l'intervento registico”. Certo, dello psicodramma, come per tutte le altre psicoterapie, bisogna prudentemente accertarsi che l'analista sia un buon analista.
Il punto di arrivo.
“Le emozioni sono fatte per essere espresse. La salute mentale dipende anche dalla capacità di far fluire il più liberamente possibile la nostra più autentica emotività verso l'esterno, indirizzandola su persone e oggetti che siano, per noi, validi e interessanti. Ciò spesso non accade”, afferma Boria. “Per paura o per la convinzione che sia sconveniente essere spontanei, noi reprimiamo le emozioni e i nostri reali desideri. Ciò ha un effetto paralizzante. Moreno diceva che l'uomo, se non è afflitto dalla frustrazione, dall'angoscia o dal panico e se è protetto dal gruppo sociale in cui è inserito, è in grado di trovare naturalmente e spontaneamente il modo più giusto e remunerativo di affrontare i cambiamenti della vita: sia quelli interni (una delusione, un dolore, il lutto per la perdita di una persona), sia a quelli esterni: le difficoltà sul lavoro, la perdita di denaro, un incidente”. Abbiamo la sensazione che il gruppo sociale oggi non protegga affatto l'individuo ma che, al contrario, lo ostacoli cercando di scippargli la sua umanità e le sue capacità. Lo psicodramma potrebbe essere quindi una buona palestra per esercitarsi a vivere una vita all'insegna della propria autenticità. Il fine ultimo è quello di riappropriarsi della propria creatività e spontaneità. Tutte doti che possediamo. Non dobbiamo impararle, ma liberarle da ciò che le ostacola. A favore, come voleva Moreno, dell'umanesimo.
E presto sul video appariranno nuove storie.
Una giovane donna si libererà della madre tiranna che ha sempre deciso per lei impedendole di realizzarsi, urlandole in faccia tutto il suo risentimento. Un adolescente confesserà davanti a tutti la sua solitudine disperata. Un pittore siciliano, defraudato dall'eredità paterna per mano dei suoi stessi parenti, risolverà la sua frustrazione alla maniera mafiosa uccidendoli uno per uno. Guardando nella telecamera dirà: “ Questa pallottola è per mio cognato, questa è per mio cugino, quest'altra per mio zio…”. Sono alcuni dei nuovi protagonisti della seconda manche di Da storia nasce storia, il programma di Raitre ideato e condotto da Ottavio Rosati, lo psicoanalista junghiano che ha portato lo psicodramma in televisione. La trasmissione ha fatto scalpore: per la prima volta in Italia la psicoterapia esce dalla privacy che da sempre la protegge e la tutela, per essere data in pasto al pubblico. È stato un bene? Sì. Ne è convinto Aldo Carotenuto, psicanalista junghiano, maestro di Rosati: “ sono contrario agli spettacoli d'evasione, perché corrispondono ad una vera e propria morte psichica. Bisogna fare spettacoli intelligenti, senza nessuna paura e il pubblico li guarderà. La trasmissione è servita a far capire alla gente che esiste una possibilità, fra tante, per venire in contatto con la propria anima”. Infatti: il programma ha toccato un indice d'ascolto sbalorditivo: un milione e centomila telespettatori. “Temevano che l'impatto fosse troppo forte e problematico, il linguaggio troppo difficile, invece il pubblico ha capito perfettamente il messaggio di autenticità che la trasmissione ha dato “, ha detto Lucia Campione, accesa sostenitrice dell'iniziativa e coordinatrice del programma.  “Abbiamo ricevuto valanghe di lettere di persone che volevano partecipare e che si complimentavano con noi scrivendoci : ‘era ora che si cominciasse a parlare di queste cose’ “. E se ne riparlerà a primavera, con altri dieci psicodrammi.
Come per le puntate precedenti, Da storia nasce storia si avvale della collaborazione del Centro Studi del Teatro Stabile di Torino; diretto da Pietro, del Teatro Regio di Torino, della seconda cattedra di Psicologia Clinica dell'Università di Roma. La regia televisiva è di Claudio Bondì. 
PER PRATICARLO E SAPERNE DI PIU'
In Italia lo psicodramma si pratica da circa 15 anni e non più solo in ambito privato, ma anche nelle istituzioni pubbliche: ospedali psichiatrici, day hospital, comunità terapeutiche, Usl. Oltre allo psicodramma classico di Moreno esiste anche lo psicodramma analitico. Il primo è più basato sul gioco e sulla rappresentazione e il terapeuta lavora come un regista. Il secondo invece dà più spazio all’interpretazione simbolica di ciò che accade durante la sessione e il terapeuta lavora come un critico. Tre sono i testi fondamentali per chi volesse avvicinarsi alla conoscenza di questa terapia: Manuale di Psicodramma di Jacob Levi Moreno; Lo psicodramma analitico, del bambino e dell’adolescente, di Didier Anzieu e Psicodramma, principi e tecniche di Lewis Yablonsky, tutti pubblicati dalla Casa Editrice Astrolabio.
Esiste anche una rivista specializzata, "Atti dello psicodramma", sempre pubblicata da Astrolabio e diretta da Ottavio Rosati

 

Maurizio Porro, “ERO PERDUTA, POI MI APPARVE IN TV PAPA GIOVANNI”
CORRIERE DELLA SERA, 10 Gennaio 1994
(Clicca qui per l'archivio de IL CORRIERE)

Processo all'inconscio: gli " imputati " raccontano in pubblico le loro storie

E bella l'idea, coinvolgente la realizzazione. Lo psicodrammaturgo Ottavio Rosati, che ha condotto un anno fa su Raitre la trasmissione terapeutica "Da storia nasce storia", pubblica ora dalla Nuova Eri due cassette Video-rai con i racconti di due crisi (uno ha il copyright di un' attrice, Rosalia Maggio, l' altro è anonimo) insieme a un libro con i resoconti stenografati, come in un processo dell' inconscio: a nevrosi risponde. Dopo aver spettacolarizzato tutto in tv, rimaneva ingiustamente esclusa solo la psicanalisi, che ha doti teatrali grandissime. Nella sua telenovela dell'Anima, sempre uguale e sempre diversa, Rosati, entusiasta e frustrato (dice lui), parte da lontano, dal sacrosanto bisogno di veder utilizzata la tv, nostro principale strumento di comunicazione, non solo come divulgatore di modalità perverse e patogene (i programmi per i cuori solitari e le coppie esibizioniste), ma come veicolo moltiplicatore di un' esperienza che da privata può diventare pubblica, utile, civile. 
Rosati, con la sua faccia da Actor’s Studio, esercita per la prima volta psicoterapia di gruppo (globale), dove il gruppo è da intendersi come audience. Partendo dal concetto freudiano che il trauma non deve essere "rimosso" ma rivissuto catarticamente, l' analista accoglie in studio i gruppi di lavoro e mette al centro, volta per volta, un personaggio che parlerà di se',  del suo profondo. Nei due esempi home video vediamo soffrire tra fiction e realtà due donne napoletane molto diverse tra loro. L'attrice d'antica tradizione Rosalia Maggio, che confessa la sua tentazione di prostituirsi in un momento sfortunato della sua vita (fu ricondotta all'ovile, era il Sessantotto, da Papa Giovanni che le apparve in tv) e la ventitreenne Federica che espone invece un trauma classico in cui si risale a una sbagliata "family life". Esse rivivono, più da professionista la prima, più ferita la seconda, le loro storie, finché il "pubblico" che ha partecipato allo psicodramma, tecnica nata nel 1926, non interviene inserendosi nella confessione. Magari piangendo, come è capitato a un ragazzo, in una scena di profonda commozione. Rosati fa con queste storie "esemplari" edite e inedite (di un trombettista, di un critico teatrale che risale a Medea, dell'analista junghiano Aldo Carotenuto che "mette in scena" un pezzo della sua carriera) un piccolo miracolo di fiducia nei media che oggi sarebbe impossibile nella nuova tv sempre più vecchia; stravolge le regole del "villaggio globale" e ci chiama protagonisti uno per uno, sicuro che l'esperienza darà i suoi frutti. Si tratta di assaggiare le insicurezze collettive, i disagi, i traumi infantili o recenti, le carenze affettive che tutti abbiamo collezionato; e di provare a dire che essi sono un patrimonio comune. Una terapia che in questo modo diventa una cosa nuova e audace, in grado di rompere l'isolamento della monade (lo spettatore tv), grazie anche alle tecniche del teatro totale e dell'identificazione. Già commentata a suo tempo, la trasmissione rivive ora in questa combinazione video editoriale che reca la prefazione di Fernanda Pivano, portandoci per mano, senza la rete di protezione cattolica e senza fine ultimo se non quello terapeutico, alla scoperta dell'io. 

 

Oreste del Buono, QUANDO PAPA GIOVANNI MIRACOLO' ROSALIA MAGGIO
LA STAMPA, 16 Marzo 1996 (Clicca qui per l'archivio de LA STAMPA)

Dalla tentazione di prostituirsi al set di "Ménage all'italiana".

Rosalia Maggio non è nata a Napoli come gli altri Maggio, ma a Palermo, dato che la compagnia Maggio - Coruzzolo - Ciaramella da molti anni aveva preso l'abitudine di trasferirsi in Sicilia per trascorrervi almeno quattro mesi in un giro che partiva da Palermo e vi tornava. Il nome Rosalia è, dunque, un omaggio alla Santa protettrice del capoluogo siciliano. Non è l'ultima Maggio, comunque. Dopo di lei, risulta infatti nata nel 1926 Margherita, che, però è morta e così Rosalia è restata la più giovane, la guagliona per così dire dei Maggio. È stata lei, quindi, quella più prodiga di informazioni non solo su se stessa, ribelle quasi come il fratello Dante, ma anche su tutta la sua straordinaria famiglia. E non si è limitata alle interviste ai giornali tanto spesso infedeli, ma parlando ai microfoni della radio su sollecitazione del regista-psicodrammatista di tendenza junghiana Ottavio Rosati che con lei, Milena Vukotic e Alessandro Haber ha realizzato per la Rai di Torino la video-serie Giocare il Sogno, Filmare il Gioco basata sulla messa in scena di sogni interpretati da attori. 
"Una volta partiti i motori delle telecamere, nello studio attrezzato dalla Rai in un locale della collina di Superga un giorno di un freddissimo maggio torinese (1991)" scrive Nino Nasiello nel suo bel libro Tempo di Maggio (Tullio Pironti editore, 1994), "che le ruselle, in questo mese da sempre in fiore a Napoli, come cantate da cento poeti e altrettante canzoni ("Rose, che belli rrose e torna maggio..."), potevi soltanto sognarle, Rosalia entrò nella parte per il suo psicodramma. A Rosalia importava poco, per la verità, l'aspetto scientifico del lavoro al quale era stata chiamata da Rosati, anzi da 'Ottavio' come, con affettuosità napoletanamente azzeccosa sin dai primi contatti per il workshop Giocare il sogno, Filmare il Gioco, chiama abitualmente il regista-psicologo. Si è solennemente impegnata ad essere sincera, ha finanche giurato in tal senso "sulle anime benedette di papà e di mamma"', sottolineando che "i Maggio sono gente d'onore", portando simultaneamente una mano sul petto. 
Come in un finale di sceneggiata. Rosalia parla e sembra che tiri fuori la storia del "cascione" personale. Che poi è l'ideale grande baule dal quale gli eredi della Commedia dell'Arte estraevano i "soggetti" comici o drammatici a seconda dell'esigenza delle "piazze", trasformando deboli canovacci in spettacoli completi. Con tanto di protagonista, antagonista, madre nobile, donna di spolvero, amorosa, mamo, generico primario...›. Ed ecco Rosalia tirar fuori dal 'cascione' una storia di miseria. (In realtà Rosalia racconterà il miracolo di papa Giovanni, un anno dopo, sul set di Da Storia Nasce Storia - N.d.r.)
Miseria nera ai tempi in cui gli studenti facevano il Sessantotto e lei era in pensiero per il sostentamento delle figlie Patti e Doddy, una storia con al primo capitolo l'osservazione dei traffici a pochi passi da casa sua di due prostitute imbellettate e bellocce, in attesa fiduciosa e fruttuosa di clienti. Ogni macchina che si ferma, una delle due sale e s'allontana. Un movimento continuo. E, a un certo punto, Rosalia è presa da un'ispirazione, dice alla amica vicina di casa con cui si sta sfogando: ‹Mò me vesto, m'acconcio, mi trucco e provo anch'io a far come quelle all'angolo di via Marconi›. L'amica pensa che Rosalia scherzi, ma poi la vede tirar fuori dall'armadio un abitino tutto avvitato che usava spesso in scena, quando doveva recitare da donna provocante. Lo infila, dopo essersi tolta la sottoveste, e passa al trucco senza prestare ascolto alle proteste dell'amica che si affannava a cercar di trattenerla. Finisce di truccarsi. Un trucco molto pesante. Ora non le manca che avviarsi alla porta. Il televisore, però, è restato acceso. ‹Fu in quel momento che avvenne il miracolo, sì, il miracolo›. Sul teleschermo appare, dilatandosi come per traboccare, il faccione di Papa Giovanni. E Papa Giovanni la guarda. Quello sguardo dal video blocca Rosalia. È un pasticcio: parla la televisione, parla l'amica. Fa rumore anche il telefono che squilla alla disperata. Rosalia risponde, e sente con un tuffo al cuore all'altra parte del filo la voce del suo agente Ciccio Perti che ha da comunicarle una notizia fantastica. Deve passarla a prendere d'urgenza per accompagnarla alla De Laurentiis a firmare per una sua partecipazione al film Mènage all'italiana. Le vogliono affidare la parte della madre di Romina Power, ma, prima, vogliono vederla. Dopo tutto, cosa c'entra lei, napoletana verace, con quel film?... 'Menage all'italiana', 1965, di Franco Indovina, interpreti Ugo Tognazzi, Anna Moffo, Dalida, Monica Silwes, Maria Grazia Buccella, Romina Power, Paola Borboni... Il Mereghetti nel senso di Dizionario dei Film 1996 (Baldini & Castoldi, 1995) si ferma qui nell'elencare i nomi degli interpreti. Al placido Alfredo (Tognazzi) piacciono le donne ma non il matrimonio: con falsi documenti da scapolo ne sposa una decina. Inseguito dalle mogli e dalla polizia trova un'ultima scappatoia. ‹Storiella di consumo ispirata a un fatto di cronaca: fiacco› recita la sinossi. In realtà ad Alfredo i matrimoni piacciono troppo e proprio per questo rischia. ‹Un film movimentato, ma senza denti...› lo definisce sibillinamente Giovanni Grazzini nella recensione sul Corrierone. Ma per Rosalia Maggio è davvero il ricordo di un miracolo. ‹Senza cambiare vestito misi uno scialle sulle spalle e scesi in strada. Perti arrivò di lì a poco, andammo alla De Laurentiis, firmai il contratto e mi diedero anche un anticipo di duecentomila lire tutte in una botta. Mi sentii venir meno quando il cassiere della produzione contò le banconote per passarmele. Pregai Perti, che mi riaccompagnava a casa, di fermarsi davanti a un pizzicagnolo e lo salutai: "Ciccio, mò tengo che ffà". 
Entrai nel negozio e feci una spesa grande, come chi può usa fare soprattutto alla vigilia di Natale, che è una festa per tutti, anche per i puverielle. Spesi trentamila lire e mi portai a casa un sacco di ben di Dio... Ma, prima di tornare a casa, entrai in una chiesa e, piangendo, ringraziai Papa Giovanni che mi aveva salvato due volte.  DA allora sono una sua devotissima, sono andata anche a pregare a Sotto il Monte, al suo paese...". La confessione di Rosalia incrementa prodigiosamente gli ascolti di Raitre di domenica 10 novembre 1991 in seconda serata, pure essendo opposta alla fortunatissima La Domenica Sportiva in onda su Raiuno. Un grande successo, ma, come sempre accade con i grandi successi, anche il fiorire di dubbi accanto all'ammirazione. Dubbi, certo, non sulla recitazione appassionata di Rosalia Maggio, ma sulla sua sincerità, ovvero sulla veridicità del non fatto confessato. Del resto, qualche dubbio aveva sfiorato anche Ottavio Rosati, nel corso della realizzazione dello psicodramma. Così aveva provocato l'eterna guagliona, rinfacciandole il miracolo drammaturgico contemplato in Filumena Marturano, per cui Titina De Filippo nei panni dell'ex prostituta risulta salvata e allontanata dalla tentazione dell'aborto, grazie alla Madonna delle Rose, venerata nell'edicola votiva di un vicolo di Napoli. La risposta di Rosalia all'amico era stata, però, veemente: "Ma che me fotte a me di Filumena Marturano? Filumena sarà stata pure lei una madre, forse, ma così... Penso che tutte le mamme, esclusa qualcuna, fanno questo per i figli. Si prostituiscono pure per non far mancare niente ai figli. Sì, sì. Ho sentito in televisione che una mamma andava a comprare la droga per il figlio. Eh, più sacrificio di questo?...". Quando affida ai microfoni questa confessione, Rosalia ha settant'anni, ma si sente guagliona come sempre. ‹Mia sorella ha avuto una grande sventura, quella di essere bella. È una vera fregatura, perché in vecchiaia non ti rassegni. Io ho lasciato il teatro al momento giusto. Lei vorrebbe insistere e fa male...› sentenzia l'ultraottantenne Pupella Maggio nel suo affascinante libro Poca luce in tanto spazio (Grassetti editore, 1995). Un singolare libro costruito dalla grande attrice, selezionando tra le interviste rilasciate in varie occasioni le affermazioni che a lei sono apparse più significative. Racconta Carlo Grassetti, esprimendo ancora il suo stupore: ‹Era una tranquilla serata primaverile atta a riordinare appunti ed idee per un editore come me che deve bilanciarsi per far collimare risorse economiche con aspirazioni. Una telefonata mi distolse dai pensieri. 
Era un amico che con tono entusiasta mi comunicava: "Pupella Maggio ha intenzione di far pubblicare un libro sulla sua vita e potrebbe affidarlo a te, vedrai che si farà viva...". La prima lezione ricevuta dall'editore designato risulta essere stata quella relativa al farsi un buon caffè. La lezione numero 1: “è fondamentale che prima della bollitura venga messo un cucchiaino di caffè anche nell'acqua della caffettiera›. Poca luce in tanto spazio è un testo prezioso per chi voglia approfondire le cognizioni sulla tribù dei Maggio. A esempio: “Mio padre si chiamava Domenico e da ragazzo, per guadagnare qualche soldo, si mise a fare il barbiere. Ora, siccome a quei tempi i barbieri suonavano tutti il mandolino, anche lui si ingegnò a pizzicare questo bellissimo strumento. Ci riuscì così bene che cominciarono a chiamarlo a fare le serenate... Papà, era proprio nù bello guaglione. E, siccome teneva pure 'na buona voce, succedeva a volte che quando andava a fare una serenata a una ragazza, questa dimenticava lo spasimante che aveva ordinato l'omaggio e si innamorava di lui, il mandolinista cantante... Capitò che un giorno si accampò a Napoli un circo equestre nel quale lavoravano cinque sorelle, una più sfiziosa dell'altra. Una delle cinque, Antonietta Gravante, aveva il ruolo di "eccentrica" ed era brava nel fare tante cose: sapeva ballare, sapeva "dire le poesie" e cantava pure le canzonette di successo, così papà, quando la vide e la sentì, se ne innamorò. “Successe perciò che lasciò il suo mestiere di barbiere, ed entrò a far parte del circo: aveva sedici anni... Papà e mamma si sposarono che lui aveva diciotto anni e lei diciassette. Insieme, perché anche nel lavoro volevano rimanere uniti, formarono un duetto che andò a raccogliere successi a Parigi, dove si esibivano nientemeno che alle Folies Bergeres... 
Andavano a Parigi a fare i duetti e intanto continuavano a far figli. 
Mamma li faceva, li allattava e poi li dava a nonna. Lavoravamo tutti, noi ragazzini in una compagnia che faceva sceneggiate il pomeriggio, poi venne la legge di Mussolini che impediva ai minori di lavorare. In un certo qual modo era anche una famiglia severa: mio fratello Enzo fumò la prima sigaretta davanti a mamma a trent'anni. In teatro, da grandi, ci arrivammo in sei: Enzo, Icadio, Rosalia, Margherita ed io...”. Si tratta di un pesce in un libro così curato, di un lapsus stranamente sfuggito a tutti, o di un riaffiorare di un familiare antagonismo tenace. Ma come mai manca Dante? Per un motivo o per un altro, i Maggio non recitano quasi mai tutti insieme. C'è sempre qualcuno che resta fuori. Soprattutto, Dante e Pupella. A volte nelle sue interviste Pupella ammette che i Maggio sono stati una famiglia terribile. “Sì, questo sì, più dei De Filippo. Perché eravamo così diversi. Beniamino da giovane era molto bello. Dante era stupendo. Rosalia una meraviglia. Ma con la loro semplicità, i miei fratelli pensavano che la bellezza non sarebbe passata mai. Io, invece, avendo questo corpicino che sembra un oggetto d'affezione, ho cercato sempre di curare l'interno perché l'interno è molto importante e perciò l'umiltà, la fiducia negli altri mi fanno assai bene. Chissà cosa avremmo potuto fare stando in scena tutti insieme. L'esperienza del botteghino e della critica legata alle infinite repliche messe in scena da Antonio Calenda 'Na sera 'e Maggio', è stata stupenda. E fu bello anche prima, quando andammo per una serata speciale al Festival del teatro di piazza a Montecelio di Guidonia. Così uguali, così diversi: ci hanno definito anche così, una definizione azzeccata...”. Il 1982 è l'anno in cui il resto d'Italia scopre i Maggio. Meglio tardi che mai. Ma quanta distrazione, quanta negligenza, quanta ingratitudine per i veri nostri benefattori. In Tempo di Maggio Nino Masiello racconta bene antefatti e fatti e fa parlare Beniamino. Un giorno Beniamino Maggio viene interpellato telefonicamente, non capisce bene, ma gli pare che chiedano la sua disponibilità a partecipare a una specie di Festival. “Avevo capito bene, però, che gli organizzatori si erano assicurati la presenza di Pupella, l'attrice di Eduardo, e volevano costituire un trio di famiglia, chiamando me e Rosalia. L'ultima volta che avevamo recitato insieme era stato nel... non mi ricordo, ma non perché abbia perduto la memoria all'improvviso, è solo che sono passati proprio tanti, tanti anni... Alla proposta non risposi subito, volevo parlarne con Rosalia. Feste di piazza non ne facevo più da tempo, da quando mi ero stancato di essere sballottato da un paese all'altro...” Rosalia si mise nelle orecchie: ‘Beniamì, è una bella occasione, vedrai che pubblico troveremo, vedrai quanti intellettuali. E poi, figurati, ha detto sì Pupella...’ Decisi di partecipare... Me ne fregai di quanto mi aveva detto Dante quando lo avevo informato di che cosa con Rosalia andavamo a fare. Con Dante, come con Rosalia e con le buonanime di Enzo e Margherita, tranne qualche momento di freddezza, che può capitare nelle migliori famiglie, avevo sempre mantenuto un ottimo rapporto: io sapevo a isso e isso sapeva a me, ci rispettavamo senza approfondire. Dante, però, mi aveva messo in guardia: 'O masto d'a famiglia sì tu, fa attenzione al manifesto e al programma, stabilisci bene quello che devi fare, attenzione che poi la vedetta diventa Pupella, se non metti le cose in chiaro prima...’. Dante non aveva una grande considerazione per Beniamino. Beniamino, invece, apprezzava molto Dante, ma poi faceva le cose a modo suo: “Dante è sempre stato il più scetato, il più sveglio dei Maggio anche in fatto di organizzazione, nessuno può dire di averlo fatto fesso almeno una volta nella vita”, dice Beniamino. “Ma io ragionai filosoficamente: esami a me non può farli neppure il Padreterno, il quale ha tante cose cui pensare che non può preoccuparsi pure di me. Andiamo in questa piazza, a questo Festival, e vediamo chi sa difendersi meglio...”. E va con le sorelle incontro al più straordinario dei successi.
Settantacinque anni, Beniamino; settantadue, Pupella; sessantadue, Rosalia. È domenica 31 luglio 1982.



 

GRANDI FESTE: UNO PSICODRAMMA RADIOFONICO SUGLI PSICODRAMMI TELEVISIVI DI RAI3 di Ottavio Rosati

Questo articolo (tratto dalla rassegna stampa di "Da Storia Nasce Storia" di Rai3) parte da un'intervista radiofonica in un programma radiofonico condotto da Vittorio Castelnuovo per Rai radio due. In questa edizione web costituisce un ipertesto che comprende i link ai video, alle canzoni e alle fotografie citate nel corso della conversazione. Dal punto di vista dello psicodramma costituisce una 'Self disclosure' dell'autore che rivela alcuni retroscena di "Da Storia Nasce Storia" e gli consente fare una completa catarsi di genere narrativo. A partire dall'articolo O, R, ha messo in cantiere nell'estate del 2016 la commedia in due atti "Grandi Feste".

Salve Vittorio e grazie a tutta la redazione. Sono molto contento di parlare con voi sul tema delle Grandi Feste. La festa piu bella della mia vita finora resta la serata al Carignano di Torino su Da Storia Nasce Storia nel 1991. Non solo una festa ma un crocevia. Mi dispiace solo che per radio non si vedono immagini perché quando la ricordo oggi vedo entrare in sala tante foto mischiate ad alcuni Arcani dei Tarocchi anche se dei Tarocchi all'epoca non sapevo niente. Come nuovi invitati, sì. La festa non è finita, continua. 
Quali? Quelli di Marsiglia restaurati da Camoin e Jodorowsky. All'epoca non li conoscevo e, tutt'ora, ne so pochissimo.
In realtà non sono io che assegno le carte alle foto: sono i Tarocchi a volare oggi, di loro iniziativa, sulle persone che resero possibile la realizzazione di Da Storia Nasce Storia. Prima di tutto verso Emanuela (mia dolce e generosa fidanzata, studiosa di teologia e appassionata insegnante di religione) corre l'Arcano del Matto: matto mio e non di lei. Visto che,a tre mesi dalle nozze, non ci saremmo più sposati a causa del mio numinoso-improvviso amore per un ragazzo di talento e nei guai che aveva bisogno di un tutore mentre io avevo bisogno di lui come pupillo (una storia che ho raccontato in Uomini e pappagalli). Il Carro naturalmente va verso Angelo Guglielmi, Luca Ronconi e Pietro Crivellaro (personaggi poco "psicofili") che dirigevano Raitre e il Teatro Stabile e non ci misero mai il bastone tra le ruote anche se con Claudio Buondì (il regista televisivo) ci muovevamo nei loro spazi produttivi parlando il linguaggio dello psicoplay. Uno stacco musicale? Certamente.

Frank Sinatra, "My Way"

Gli arcani del Papa e della Papessa volano verso due persone alle quali sono riconoscente a pieno cuore perché col loro esempio tacitavano il persecutore interno che, durante la produzione, mi accusava di tentare un’impresa impossibile e senza precedenti nella storia della televisione e della psicoterapia. Questi due Salva-Vita erano la scrittrice Fernanda  Pivano (nata nel 1917) e lo psicoanalista Aldo Carotenuto (1933)... nel ruolo che Neville Symington nei suoi libri sul narcisismo chiama Life-Giver. Vivificatori. Portatori di forza e felicità. Loro due garantivano che niente è impossibile se lo vogliamo davvero.

Non parlo solo di aiuto concreto ma di sostegno empatico e morale. Il loro esempio straordinario di professionalità e successo, da studente di filosofia nato nel 1950, me lo portavo dietro come un tesoro dal 1975, quando convinsi Fernanda (in crisi col marito Ettore Sottsass jr. che l'aveva tradita con una giovane architetta del suo studio) a prendere una casa insieme nel palazzo di Trastevere (la Kasbah) dove per un anno avevo abitato da solo. In quella casa, a mia volta, feci da Life Giver a lei che, facendo su e giù con Milano, ci portò dentro i suoi turbamenti, quattro generazioni di scrittori americani e il corredo musicale della sua voce. Raccontare questa storia alla radio è per me una catarsi psicodrammatica perché la radio fornisce un grande gruppo in ascolto.
Nanda, come sai, non parlava ma suonava come si suona un pianoforte. Incantevole anzi incantante. Anche quando diceva una sciocchezza, lì per lì, restavi a bocca aperta per come la diceva. L'ho visto succedere anche con scrittori, artisti e uomini di cultura... gli unici a non caderci erano i trasteverini più ruspanti come il portiere Gustavo che dalle signore della kasbah prendeva 10.000 lire per riaccendere il contatore della luce. Insomma toccavo il cielo con un dito ed ero così perdutamente coinvolto che, quando andavo a prenderla all'aeroporto fermavo la macchina e singhiozzavo all'idea che un giorno sarebbe morta prima di me. Se era felice anche lei? Senti Vittorio, ti manderò per mail la foto di un 24 dicembre: per farla ridere, come albero di Natale, anziché l'abete, le avevo fatto trovare un cavolfiore con le mille luci di New York. L'espressione della Nanda parla meglio di un racconto.

Sempre nel 1975 Carotenuto mi propose di fare la mia prima psicoanalisi con lui, rimandando al futuro il pagamento del suo onorario... che poi, ancor più generosamente, non volle prendere e che ho pagato e pago e pagherò offrendo a ragazzi/e squattrinati/e quello che lui ha offerto a me...
In una delle foto della festa al Carignano Aldo, davanti al sipario parla al pubblico dello psicodramma tratto dal suo libro "Diario di una segreta simmetria" dove gioca i tre ruoli di Freud, Jung e Sabine Spielrein della storia segreta che aveva scoperto in Svizzera... Stranamente questa foto mi ha sempre colpito pur essendo semplicissima. Del resto Aldo era abituato a parlare in pubblico... non capivo perché mi sembrasse tanto bella.
Finché dieci anni dopo recuperai un ricordo di infanzia che spiegava perché per anni avevo fatto tutti i miei lavori teatrali e televisivi proprio al Teatro Stabile di  Torino... Stai a sentire: mio padre Giovanni ci raccontava spesso di aver prestato servizio come capitano dell'esercito a Torino: la sera andava a teatro (il Carignano, il Gobetti?) dove c'era un palco di proscenio riservato agli ufficiali... da quel palco vedeva commedie di Pirandello e grandi attori come Macario, la Magnani, Stoppa... forse il mio inconscio era convinto che, se avessi lavorato al Teatro di Torino, finalmente mio padre avrebbe visto e ascoltato anche me...
Quando portai questa ipotesi in analisi, Claudio Modigliani la perfezionò con un'osservazione di stampo kohutiano che mi colpì al petto: l'emozione per la foto di Carotenuto davanti al palco provava che, in questo caso, il figlio, per essere finalmente rispecchiato dal padre, doveva prima far rispecchiare il padre dalla platea, facendolo passare dal buio del palchetto alle luci del palcoscenico... Doveva cioè riparare le ingiustizie che Giovanni aveva subito in vita sua, come fa Telemaco con Ulisse. Questo commento di Modigliani fece emergere un altro ricordo: durante la guerra, Giovanni, come procuratore del registro a Sulmona, aveva salvato gli archivi della città dai bombardamenti mettendoli al sicuro nei sotterranei del Teatro dell'Opera. La sua idea era geniale e funzionò ma, invece di premiarlo, il regime fascista lo sospese dal lavoro per aver preso un'iniziativa autonoma. Ecco perché Ottavio aveva messo "il padre" Carotenuto davanti agli applausi del pubblico. Tanto più che, nella produzione di Da storia nasce storia aveva coinvolto anche il Teatro dell'Opera di Torino.
Insomma Nanda e Aldo li sentivo sempre al mio fianco come due pilastri: due mentori creativi per eccellenza. Vivi, vivaci. Vivificanti. Erano loro i miei genitori culturali e professionali, a completare quelli biologici che al Carignano non vennero mai. Ti sembra strano? Pensa che mia madre, abitando in un quartiere a dieci minuti da San Pietro, non mise mai piede a casa mia a Trastevere... Con Fernanda invece c'era sempre molto da fare. Da dare e da prendere. Da vedere e mostrare. E soprattutto da poter riparare. Quando Hillman scrive che l'Eroe è figlio della Grande Madre... so che vuol dire.

Questa preziosa, fedele collaborazione di Fernanda passa per tanti eventi culturali legati allo psicodramma: l'intervista a Zerka Moreno al "Moreno Theare di Beacon" come inviata del Corriere della Sera, il primo psicodramma e il primo sociodramma tenuti su un teatro italiano, gli eventi torinesi su Moreno e Pirandello, la presentazione della versione italiana di  Psychodrama al Piccolo Teatro, la sua prefazione al libro su Da Storia Nasce Storia e culmina nella lettera al suo avvocato per un lascito testamentario ("Cento milioni o la maggior somma... secondo quel che resta sul conto") con cui, ai tempi della lira, intendeva avviare la costruzione di un Teatro di Psicodramma in Italia. Tutto sarebbe crollato di colpo dieci anni dopo, nel 2001. Come il lampadario del Fantasma dell'Opera? Sì. No. Peggio...

L'arcano della Papessa con le sue ambivalenze e accumuli di potere non l'avrei mai intravisto su lei ai tempi del Carignano, semmai quelli della Stella o della Luna. Oggi invece lo vedo emergere, pallido e freddo, sulla foto di Fernanda. A profezia di un evento editoriale in se stesso non eccezionale ma catastrofico per me: il suo tradimento del docu-film, prodotto da Grazia Volpi, che otto anni dopo girai sulla sua vita col Centro Sperimentale di Cinematografia. Cioè con la Scuola che era sempre stata il sogno della mia vita e dove non ero stato ammesso per liniti di età. La sceneggiatura di Genamore ("Generazioni d'amore: le quattro americhe di Fernanda Pivano") era nata da un'intervista di trenta ore ma lei decise di fermare la vita del docu-film anche se aveva controfirmato, per approvazione, ogni pagina dello script. 
Ci ripensò quando vide il lavoro già montato in una moviola di Cinecittà. Di quel momento assurdo c'è anche un piccolo video girato col cellulare. Togliendosi lentamente gli occhiali, lo accusò (con un arpeggio della voce-pianoforte) di essere un madrigale d'amore, dunque inaccettabile: "Avete creato un'immagine di me bella, bellissima. Ma incompatibile col mio personaggio pubblico. Come si fa? Non dobbiamo distribuirlo." (Carogna bisbigliò Claudio Grassetti. Ma come? Dissi io). Sì. Proprio così: la strage di San Valentino fatta da una bambina col fiocco in testa.
Un doppio legame da uscire pazzi. Rimanemmo tutti stupefatti anche perché il lavoro in realtà parlava solo dei suoi amici scrittori: da Hemingway a Ellis. Parlava di Fitzgerald e Pavese, dei beat, degli hippies, dei suoi ricordi di infanzia... Fatto sta che da Life Giver nel 1991 la Nanda divenne Death Giver nel 2001. Questo l'ho capito da poco perché prima era impensabile, impossibile da mentalizzare. Come il fatto che, tre anni prima, Fernanda mi avesse dedicato una lettera-poesia, La Dialisi, piena di stima e gratitudine che, a leggerla oggi, sembra un'induzione ipnotica perché dedicata a un eroico psicologo-infermiere descritto come un Buddha di abnegazione, esausto, sgomento e silenzioso. La parolasilenzioso anzi è scritta, cancellata e poi riscritta. Un eroe molto lontano da un regista di psicoplay, per come lo intendo io. E del tutto all'opposto di un regista.
Col suo carisma e i suoi lamenti irresistibili (e tu che la conoscevi sai che talento aveva...) Pivano paralizzò Grazia Volpi, nonostante avesse firmato con lei un contratto e ricevuto un compenso. E fece produrre da Procacci un altro documentario concorrente, ufficiale e autorizzato alla vendita di cui mi disse che, rispetto al nostro, non valeva niente. In questo Film Beat lei era vestita di nero come una vedova e si trascinava in pellegrinaggio americano sulle tombe degli scrittori più cari con un coyote che spuntava dall'altro lato della lapide di Hemyngway. Intanto un avvocato mandò in giro delle diffide a vendere e acquistare Genamore. Come reazione alle mie proteste Nanda chiuse la Kasbah romana, si ritirò nella Fondazione Benetton e si dissociò sempre più dagli amici romani come Tito Schipa jr. e Adriana che per anni l'avevano protetta e tenuta in palmo di mano.  

Questi fatti, misfatti e contraffatti mi inebetirono lasciando sull'emisfero destro un complesso autonomo secondo il quale, sotto sotto, io ero davvero in torto e inattendibile: è la sindrome dell'impostore causata dalla pressione di identificazioni proiettive. Quando l'Animus della Papessa in Pivano mi accusò di andare in giro dicendo che ero il suo amante, la situazione da ipnotica si fece diabolica: qualunque reazione mi avrebbe messo in un gossip-game da Dagospia. Cominciavo ad avvertire una dispersione dell'identità che, per certi versi, mi tornò utile negli anni in cui lavorai su Pirandello per "Fantasmi" al Teatro Stabile di Catania. Ma per altri versi mi paralizzò al punto che persi metà dei miei pazienti. In quel periodo il mio lavoro clinico non mi piaceva più. Naturalmente quando un danno ci arriva da qualcuno che ci ama e che amiamo la depressione è inevitabile.
Solo dopo (non saprei nemmeno dirti quando perché da allora soffro di una strana dilatazione a fisarmonica del tempo) mi resi conto di cosa era successo: Fernanda, in previsione della sua autobiografia per Bompiani, intendeva cancellare la nostra realtà per costruirsi il monumento Art Deco di un Falso Sé autobiografico in cui figurasse fedele a quel marito traditore che lei non aveva mai smesso di amare e colpevolizzare. Direbbe Pirandello: per sempre. 
Il blocco di Genamore fu un trauma relazionale grave. Mi stremò l'amigdala. Prese in affitto la mia memoria implicita e sfociò in vari sintomi. Ne sarei uscito grazie al lavoro, all'analisi, a Corrado Pensa maestro di Meditazione Vipassana e studiando le ricadute relazionali della dissociazione e il PTSD... Per aiutare chi fosse colpito da un trauma simile, posso dire, in tutta serietà, che un fattore terapeutico decisivo fu giocare a tennis. Non tanto per l'esercizio fisico ma perché, come in tutti i giochi di competizione, ti ritrovi a giocare con linee e regole precise che non cambiano nel corso della partita. Non è che fai il servizio su un campo di calcetto e vedi l'altro scendere a rete sul tavolo di ping pong. Dunque giocai a tennis anche due o tre ore al giorno nei tempi supplementari in cui ripresi lentamente possesso della mia mente. Grazie a Dio non avrei passato il resto della vita a cantare la stessa canzone.
Dopo la comparsa a Milano di un giovane erede universale (pilota di auto da corsa, editore di carte nautiche e senza precedenti di scrittura) ci fu un secondo trauma. Come fosse il richiamo di un vaccino: nei due volumi dei Diari della Pivano pubblicati nel 2008 le cose che avevamo fatto insieme in decenni (viaggi, dibattiti, incontri...) comparivano senza mai fare il mio nome.  
Damnatio Memoriae per gli antichi. Annullamento retroattivo, da Freud in poi. Fantasia di sparizione. Ora vi mando per mail una foto in bianco e nero di Sottsass. Guardatel i suoi occhi, uno alla volta.

Un famoso analista bioniano mi disse che, dal punto di vista della negazione, i Diari della Pivano sono redatti per l'unico personaggio che non vi figura. Ma difficilmente per la psiche dolente un brillante paradosso funziona come analgesico. Ci rimasi malissimo tanto più che mi autocriticavo per il fatto di risentirne tanto. Nonostante tutto, al funerale della Nanda, Tito Schipa e io ci facemmo un punto d'onore (narcisistico ma pure identitario) a portare a spalla il feretro. L'erede universale ci lasciò fare senza rivendicare i suoi diritti d'autore. 
Per sopravvivere all'uso devastante che il mio inconscio faceva del trauma, ascoltavo di continuo le lezioni di Corrado Pensa sul Dharma che mi portavo dietro su mini-disc, come una bombola d'ossigeno. Finché in una notte insonne mi venne in mente che potevo rintracciare la memoria cancellata dai Diari negli articoli dei giornali; tra archivi digitali e Biblioteca Nazionale ne trovai decine a riprova che io ero reale. Non potevo fare altro: fu una strana compulsione terapeutica che produsse una specie di meta-diario fatto di ritagli stampa. Jung diceva che l'Anima è ciò di cui gli altri ridono: la mia Anima sembrava la nonna di Fanny e Alexander che, dopo la scomparsa dei bambini, passa le giornate a lacrimare e mettere in ordine le foto di famiglia.

Poi, un mese fa, rivedendo le scene finali di The Sixt Sense il flm di Shyamalan, ho fatto un passo avanti. Ho capito che la Papessa generò in una delle due Fernande una forma letteraria di "Münchausen Syndrome by Proxy" (Sindrome di Münchausen per procura)... dove la Madre (o chi per lei) avvelena in segreto il Figlio (o chi per lui) mentre riceve sostegno e conforto per la sua malattia: il principio attivo del veleno psichico in questo caso era la vergogna mescolata col disprezzo... Vergogna di cosa? Disprezzo di chi?
Fernanda era allieva di Pavese e amica di Ginsberg ma figlia di un banchiere. 
Alla festa del Carignano la Papessa latente in Fernanda trapela soprattutto nella foto in cui lei (che scherzava sempre: Giuro che, se rinasco, rinasco puttana!) è seduta in platea e, in una nuvola profumata di Caleche, si tira indietro sgomentata dal sorriso esuberante di Rosalia Maggio... Forse per la storia segreta che la grande attrice napoletana rivela nel suo psicodramma televisivo e cioè che, per dare da mangiare alle figlie in un momento di povertà, Rosalia era stata sul punto di fare una marchetta a viale Marconi... se solo Papa Giovanni (guardandola da un televisore) non l'avesse fermata in tempo... Forse qualcuno-qualcosa in Fernanda, seduta accanto alla Maggio, la stava ammonendo: E se un giorno la storia messa in onda da questo pazzo fosse la tua, che ne sarebbe di te, di noi, dell'onore dei Pivano? 
Questo persecutore interno, di matrice vittoriana, so che c'era e che la tormentava perché spesso di notte Fernanda mi chiamava gridando disperata che era tornato quel misterioso uomo, in un angolo del soffitto o accanto al letto, che la fissava senza dire niente con un'aria sprezzante... "Che vuol dire che è l'Animus? Non è un fantasma, Ottavio... è reale. Credimi". Da quando era bambina sempre lo stesso senso: non di colpa, ma di vergogna. Di disprezzo. Che fossi in pigiama o al telefono riuscivo solo a contenerla e calmarla ma la regia psicodrammatica lei non se la faceva fare. La ascoltava ma non la seguiva. Non ha mai saputo affrontare il visitatore sconosciuto chiedendogli Chi sei? Da dove vieni? Parla! Che vuoi? In un certo senso è come se questa immaginazione attiva contro il disprezzo di sé, Nanda l'avesse appaltata al suo psicologo, Buddha silenzioso. Bisogna dire che c'è riuscita. L'ho fatta io per lei, by proxy. Ne sono, ne siamo usciti perché, a dispetto di Wittgenstein, di quello di cui non si può parlare occorre parlare.

I fatti sono questi. Però voglio fare volontariamente una scissione per difendere i miei oggetti interni buoni: ho deciso che la mia Nanda del Carignano non è la sua... Non è ancora diventata Fernanda Münchausen. E la splendida Nanda in Kasbah. E' ancora e per sempre l'affascinante donna complice e creativa, e a tratti dolcissima, che non è scomparsa dal mio cuore e non lascerò mai... Lo so che è sbagliato ma mica ci si innamora per avere ragione. 
Torniamo al Carignano. Durante la realizzazione del programma di Raitre, Fernanda Pivano e Aldo Carotenuto furono -e restano- per me una coppia di Life-Givers esemplari: testimoni preziosi dell'Infinito e della creatività: forti di cultura: ricchi di ottimismo: pieni della voglia di leggere e scrivere, fare e incontrare. Due personaggi perfetti per celebrare il senso dello psicoplay... Vivificanti come cerco di trasmetterli (senza Arcani Pivani, spero) ai miei allievi e amici e amori più giovani... 
In che consiste lo psicoplay secondo me? Nel creare un gruppo che tiri fuori una persona dalla sua scatola e lo liberi sollevandolo verso la luce...Come la sedia volante della sigla di coda di DSNS con le musiche di Chaplin. Senza la complicità di Aldo e Fernanda non sarebbe mai nata quella festa memorabile al Carignano. Entusiasmante come il ballo del Gattopardo. Festa di storie e incontri, amori e tarocchi, sorrisi e segreti. Di film passati, presenti e futuri. Grande Festa...

(Il testo che segue è la registrazione di un intervento telefonico di qualche giorno dopo)

Grazie Vittorio dell'invito radiofonico di oggi che stavolta è stato sollecitato da me. Nella trasmissione di domenica avevamo parlato di Fernanda Pivano (la scrittrice) e Aldo Carotenuto (il famoso analista junghiano) come grandi figure di Vivificatori. Poi ho fatto un sogno con Rosalia Maggio (il terzo arcano, il terzo archetipo: la Ruota della Fortuna) che è una specie di appendice a quel discorso. 
Nel sogno Rosalia e Ottavio erano alla festa per un Festival del Cinema diretto da un giovane produttore coraggioso che li aveva invitati separatamente. Qualcosa del genere nella realtà è davvero accaduto nel 1991 per un programma televisivo di Vittorio Gasmann per Raiuno Tutto il mondo è teatro dove ci ritrovammo per caso a fare due interventi (Rosalia presentava l'avanspettacolo. Io parlavo dello psicodramma come la massima articolazione terapeutica del teatro). Nel sogno il produttore chiedeva a Rosalia e Ottavio se erano felici (il tipo di cosa che un produttore non chiede mai) e loro due gli rispondevano: "Certo. Noi siamo grandi amici e ci intendiamo sempre al volo!". Il produttore diceva che li avrebbe chiamati ancora a lavorare con lui. 
Che cosa associo? Pivano e Carotenuto avevano ciascuno una biblioteca di quarantamila libri mentre Rosalia a mala pena aveva fatto le scuole elementari. Ma la sua semplicità, la sua spontaneità, la sua mancanza di ipocrisia, falsità e di Falso Sé (per dirla alla Winnicott) la rendevano un testimone vivente dello psicodramma, ovunque andasse. Non era mai pericolosa o manipolativa, non c'era in lei traccia di ipocrisia o persecutorietà. Né interna né esterna. Oggi sento che proprio per questo la "Medaglia d'Oro di Vivificatore" spetta anche a lei. Anzi... soprattutto a lei. 
Oggi che tutti e tre i miei amici del Carignano sono morti mi rendo conto che Rosalia è l'unica di loro che compare ogni tanto nei miei sogni. Anche sotto altre spoglie. Qualche volta è una vecchietta di San Gregorio Armeno, ibridata a Tina Pica, che si aggira a Napoli in una botteguccia sporca e buia di San Gregorio Armeno... Con un misto di profuni e odori profumo dove la cipolla fritta si mischia alle rose e al vento di mare. Qusto profuno non sarà Caleche ma ha un suo pubblico, un suo fascino... e questa vecchietta mi vende di contrabbando cianfrusaglie preziose, figurine usate e pupazzetti del presepe che io uso per fare la psicoterapia ai pazienti con la "scacchiera" una variante psiodrammatica della Sand Box di Dora Kalf. Pupazzetti che vengono da una sua riserva unica, fuori commercio.
Come se non bastasse, in questo sogno Ottavio scopre che Rosalia in segreto era autrice di alcuni quadri astratti raffinatissimi. Importanti come quelli di Burri o Pollock. Lontani dal verismo napoletano coll'uva i pomodori e le rose, con le marine, il Vesuvio e scugnizzi alla Vincenzo Gemito. Tre di questi quadri erano stati acquistati da un museo di Arte Contemporanea del Nord Europa che li teneva in stanze in penombra per non danneggiarli... però esposti al pubblico. 
Insomma, Vittorio, che ti devo dire... il sogno mi ha commosso e sentivo che un riconoscimento a Rosalia Maggio come Vivificatore Immortale era giusto dichiararlo in pubblico, alla radio. Fuori dalla penombra? Sì... hai ragione, fuori dalla penombra. Bene. Tutto qui. Grazie e ciao.

 

 

 
 

 

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