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FANTASMI E ALTRI SOCIOPLAY IN SICILIA


Romolo Valli in "Enrico IV" di Luigi Pirandello, regia di Giorgio de Lullo, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi - 1979 - Foto © Tommaso Le Pera


Pinella Leocata, COME EDUCARE?
LA SICILIA, 25 Ottobre 1990, pag. 12 Clicca qui per il ritaglio stampa

Il teatro e la scuola. Ovvero il teatro come strumento pedagogico ed educativo. E’ il tema, insolito e stimolante, di un seminario promosso dal provveditorato agli studi all’interno di un progetto finanziato dal ministero della Pubblica Istruzione e coordinato dal pedagogista Ezio Donato e dal presidente Santo Ligresti. "Didattica alternativa per combattere la dispersione scolastica: il teatro". Un argomento per affrontare il quale è stata organizzata una settimana di incontri che ha coinvolto un gruppo di 36 insegnanti scelti tra quanti lavorano nei quartieri-ghetto del centro e della periferia. Un corso di aggiornamento la cui finalità è quella di fare acquisire tecniche e linguaggi che, a differenza di quelli ufficiali, siano più adeguati al raggiungimento dell’obbiettivo principale della scuola dell’obbligo: essere luogo della formazione di base della personalità e della promozione culturale degli allievi. Obbiettivi che in condizioni socioambientali a rischio educativo difficilmente possono essere raggiunti attraverso l’uso della cultura e dei linguaggi formali e codificati nei quali i ragazzi dei quartieri dimenticati, particolarmente esposti al pericolo di devianze, non trovano canali di comprensione e di comunicazione. In un contesto quale quello descritto – affermano gli organizzatori - diventa essenziale partire dal quotidiano, cioè dal grande serbatoio di energie psicofisiche del ragazzo e dalle interpretazioni che questi è capace di dare della realtà, un obbiettivo da raggiungere per mezzo di esperienze che contemperino il momento ludico e quello cognitivo. Ecco allora il teatro e la drammatizzazione come strumento pedagogico, non il teatro da guardare, da capire e da commentare, ma il teatro da fare. Attraverso il "gioco del teatro", infatti, ovvero l’inversione dei ruoli e la rappresentazione che ognuno si fa della propria situazione e degli altri in relazione a se stesso, si realizza non soltanto uno scambio di informazioni ma anche un coinvolgimento emozionale. La presa di coscienza della conflittualità presente in qualsiasi sistema di relazione che determini mutamento, e la capacità di controllarla, diventa il momento fondamentale del processo educativo. Scambiarsi i ruoli, infatti, significa relativizzare i punti di vista e le posizioni di partenza e questo comporta, come in ogni "dramma sociale", la capacità di assumersi dei ruoli e di saperli rappresentare, capacità che equivale al raggiungimento di un alto grado di maturità. Il corso è stato organizzato con la collaborazione di specialisti del settore: il pedagogista dottor Ezio Donato, lo psicanalista prof. Ottavio Rosati (esperto nella tecnica dello psicodramma), il critico teatrale prof. Gaetano Caponnetto, il musicologo prof. Carmelo Failla, i registi Roberto Lagana e Di Martino, l’attore Pippo Pattavina e gli animatori Edo Gari e Francesco Gigliotti. Un lavoro collettivo, dunque, volto ad organizzare tutte le potenzialità dei linguaggi, da quello della parola scritta e orale a quello dei gesti, delle cose e dei suoni. 

I genitori tornano in assemblea a difesa e a tutela dei propri figli studenti. Negli istituti superiori della città - dicono- si respira aria di restaurazione soprattutto perché i presidi cercano di ripristinare piccoli vecchi poteri che travalicano il loro compito di responsabilità amministrativa e di coordinamento didattico. Di qui l’idea di dare vita a un "Coordinamento di genitori democratici" che si incontri con cadenza periodica. Un coordinamento per scambiarsi informazioni e per decidere modi di intervento concreti e incisivi. Ha fatto da spunto un caso specifico: i ragazzi del Galilei sono stati "sospesi con obbligo di frequenza" per avere partecipato alla marcia per la pace nel Golfo e a quella contro la mafia indetta dagli studenti sabato scorso. A nulla è valsa la giustificazione dell’assenza presentata dai genitori interessati: il preside Calambrogio ha ribadito il suo diritto di avvalersi del regio decreto legge del 1925 che da al capo dell’istituto facoltà di decidere se giustificare o meno un’assenza. "Un atteggiamento intollerabile –denunciano i genitori- perché non soltanto il preside fa riferimento a una legge fascista, ma ne dà un’interpretazione restrittiva. Un atteggiamento che evidenzia un conflitto fra la potestà dei genitori e le prerogative del preside, fatto inaccettabile in linea di principio. Desideriamo che i nostri figli siano bravi studenti, ma anche cittadini consapevoli". Di qui il coordinamento che si muoverà su due fronti: quello della tutela dei diritti dei propri figli e quello della pressione verso gli enti locali affinché affrontino gli annosi problemi strutturali delle scuole. Tante le ipotesi di lavoro: un ricorso al Tar contro un istituto anomalo quale la "sospensione con obbligo di frequenza", la richiesta di parere scritto al ministero sulla questione, l’elaborazione di un vademecum su tutte le leggi e le circolari, con commento ragionato, sui diritti degli studenti. Un vademecum che sarà articolato in quattro parti: a) democrazia e assemblee; b) assenze, ritardi, giustificazioni; c) libertà di sciopero, di manifestazione etc.; d) il diritto alla vigilanza. 

 

Pinella Leocata, LA MALEDUCAZIONE MAFIOSA DIVENTA UN SOCIODRAMMA
LA SICILIA, 23 Maggio 1994 Clicca qui per il ritaglio stampa

L’antilope è riversa sul dorso, le zampe in alto in un disperato tentativo di sottrarsi alle zanne di una tigre che infierisce nel suo addome. Il sangue scola e si allarga a invadere di rosso il cartoncino che annuncia il tema dell’incontro: "La maleducazione mafiosa". La scena è il teatro comunale di Piazza Armerina dove, martedì 24 maggio, s’intitola il II circolo didattico a Giovanni Falcone. "Per non dimenticare".
E, per non dimenticare, la scuola ha scelto di portare in scena il vissuto di persone che, in differenti modi e ruoli, hanno dovuto incontrarsi e confrontarsi con la mafia e con la cultura mafiosa. Una scelta insolita, questa di non percorrere le usate strade del convegno e dell’informazione razionale e di tentare piuttosto di parlare alle emozioni, ai sentimenti profondi.
Non saranno attori quelli che calcheranno il palcoscenico. Tra le quinte si muoveranno persone/personaggi conosciuti alla vita pubblica: Nello Bongiovanni, magistrato di Caltanissetta al processo contro Riina, oggi deputato al parlamento; Giorgio Chinnici, presidente del consiglio comunale di Palermo e parente di Rocco; Emanuele Giuliano, docente delle scuole superiori e cugino di Boris; Enzo Russo, autore di "Un uomo di rispetto"; il regista Aurelio Grimaldi; Michela Buscemi, collaboratrice della giustizia; la sociologa Renate Sibert, autrice del saggio "Le donne, la mafia"; Rosalia Labruzzo, assessora alla Cultura di Corleone, Salvatore Castorina, psicanalista; il pedagogista Ezio Donato, il sociologo Salvatore Costantino.

Tutti insieme hanno accettato di essere protagonisti, sotto la regia dello psicanalista jungiano Ottavio Rosati, di un sociodramma. Saranno insieme con il pubblico di insegnanti e di cittadini attori, autori, critici e allo stesso tempo pubblico di un ‹‹pezzo›› improvvisato dove rappresenteranno personaggi e dinamiche relative a esperienze di mafia, subite o perpretate.

Scopo dell’iniziativa quello di aiutare gli insegnanti a maturare metodi didattici diversi da quelli legati esclusivamente all’informazione verbale e ad acquisire consapevolezza  che l’aggressività è un tratto costitutivo della natura umana. Educare, dunque, significa anche aiutare i giovani a sublimare questa pulsione di morte trasformandola in forza costruttiva e socialmente condivisa. Un modo per contrastare le forme esasperate di assertività del sé o di accettazione supina della violenza: le due facce della cultura mafiosa espressa anche nell’immagine della Sicilia come terra di immobilità e di morte.
"Ribellarsi è possibile". Questa l’idea di fondo che ha spinto il curatore dell’iniziativa, Ezio Donato, a sperimentare sotto l’occhio di RaiDue, questa forma di comunicazione. Una scelta che nasce dal convincimento che la sola informazione è insufficiente a modificare i processi del profondo e i comportamenti.
"Altro è raccontare, altro rappresentare – spiega – perché nella rappresentazione i fatti si materializzano e, attraverso la suggestione emozionale collettiva, scattano forti dinamiche di identificazione e di catarsi. Un processo antico quanto la tragedia greca quando dal racconto dei poemi epici si è passati alla rappresentazione dei drammi". 

  

Pinella Leocata, MAMMA LA MAFIA
LA SICILIA, 27 Maggio 1994   Clicca qui per il ritaglio stampa

Le due voci di Michela, recita di un duello interiore:
"Sono Michela, mi hanno ucciso due fratelli, per questo ho deciso di denunciare la mafia".
"Voglio bene a mia figlia Michela, ma è pazza. Si è messa contro la mafia, ci ha fatto mettere sui giornali, e così ho dovuto smentirla. Ci pensi lei ora a cavarsela."

PIAZZA ARMERINA – Il silenzio è la parola. Il sottrarsi al rischio del comunicare e la scelta di farlo. La commemorazione e l’azione. È il pomeriggio del 24 maggio. Al teatro Garibaldi si rappresenta <<La maleducazione mafiosa>>, sociodramma volto a far emergere i meccanismi profondi della cultura di mafia. Protagonisti e interpreti alcuni <<specialisti>> e i docenti del Il Circolo didattico che, a due anni dalla strage di Capaci, viene intitolato a Giovanni Falcone. Un minuto di silenzio alla memoria. Non può porgere alcun saluto alle autorità, come si era preparato a fare, il direttore didattico. Nessuno ha raccolto l’invito. <<Sventurato quel popolo che ha bisogno d’eroi>>, recita Brecht. E che dire di quello che li immola e dimentica? << Tanto più grande è la sventura, quanto più grande deve essere la capacità di reagire>>. Non dispera il direttore Giuseppe Cascino. In giro c’è una gran voglia di normalizzazione, si esauriscono i bagliori di speranza. <<E’ in periodi come questi che la scuola –con e più della magistratura- diventa l’ultimo baluardo contro la “maleducazione” mafiosa. È adesso che gli insegnanti devono poter disporre di metodi educativi capaci d’incidere sulle azioni e sui sentimenti>>. Per gli insegnanti la resistenza parte dal teatro, o meglio, da un agire comunicativo basato sul gioco di ruolo, su una <<spiegazione iconica>> anziché accademica delle dinamiche proprie del vivere in terra di mafia. Una spiegazione rapida e il regista/psicanalista Ottavio Rosati passa a sperimentare con il pubblico la tecnica del sociodramma. Gli insegnanti , a turno, sono chiamati a esprimersi, ad assumere il proprio ruolo e quello dell’ipotetico interlocutore/antagonista e, tutti insieme, a reagire e a interagire con i protagonisti del gioco. In pochi minuti, nel rappresentarsi e nel rappresentare, il <<tema>> si delinea: la paura d’esprimersi come estrema paradossale, manifestazione del ruolo materno e delle sue funzioni altrici e protettive. La bocca, dunque, come strumento dell’ingoiare e del nutrirsi e, allo stesso tempo, della parola e dell’espressione. La bocca come madre: luogo di contraddizione. Una contraddizione interpretata da Michela Buscemi, una delle <<pecialiste>> invitate a partecipare al sociodramma, donna di famiglia mafiosa e collaboratrice della giustizia. A Michela, la prima di dieci figli, hannoucciso due fratelli in una strage di mafia. Rosetta, la cognata vedova, si è lasciata morire d’inedia. Michela, prima tra le donne palermitane, sceglie di spezzare l’omertà mafiosa e di denunciare gli esecutori e i mandanti della strage. A ostacolare il suo cammino la madre Francesca che, pubblicamente, la definisce pazza e ne prende le distanze, la isola e, nel far questo, la consegna alla mafia. <<Sono la più grande di dieci figli –racconta Michela- . Una famiglia numerosa, la nostra, ma da quando hanno ammazzato i miei due fratelli, fratelli che avevo cresciuto come una madre e al posto di mia madre, mi sembra che me li abbiano uccisi tutti. Per questo ho scelto di costituirmi parte civile al processo e di denunciare la mafia>>. Ora Michela è invitata ad assumere il ruolo della madre e a difendersi dalla veemenza. <<Mi chiamo Francesca –attacca-. Mio padre è morto quando avevo dodici anni, mia madre non si curava di me e così, a 14 anni, ho sposato un uomo che non amavo e ho cominciato a fare figli che non ero capace di crescere. Li affidavo a mia figlia Michela. Le voglio bene, ma è pazza. Si è messa contro la mafia, ci ha fatto mettere sui giornali e così ho dovuto smentirla. Ci pensi lei a cavarsela, lei ha fatto questa scelta>>. <<E chi difenderà i miei fratelli-figli? – implora Michela| Michela a proprio agio nel suo ruolo naturale-. Chi renderà loro giustizia?>>. <<Li volevo bene assai –piange Michela-Francesca-. Ma ormai sono morti e non possono resuscitare. Avevo un debole per loro, l’avevo. Ma ho altri figli e devo proteggerli. Non voglio che ammazzino anche loro>>. <<Che madre sei, madre? –grida Michela| Michela-. Non hai sangue nelle vene? Non pensi a Rosetta morta di dolore, non pensi ai lorofigli?! Vieni con me, madre, stai dalla mia parte>>. <<Pazza sei, pazza –urla Michela| Francesca nel lanciare la sua maledizione, la sua spiegazione-. Che tu possa provare il mio stesso dolore, figlia, che ti ammazzino i figli!>>. <<Io vado avanti>>, la sfida Michela| Michela. Una sfida che Michela Buscemi, nella vita, non riuscirà a portare avanti. Un anno dopo la scena che ha rivissuto in teatro si ritirerà dal processo proprio a causa di gravi minacce contro i due figli. Non lo farà con scuse tortuose, né affidandosi al silenzio. Lo farà ad alta voce, pubblicamente, gridando in un’aula giudiziaria il motivo della propria scelta. Gli insegnanti e gli invitati si rispecchiano e reagiscono disegnando una figura di madre che, priva di altri sazi di espressione, s’identifica esclusivamente nel suo essere tale e, dunque, nei figli. Una madre protettiva al punto da trasformarsi nel suo opposto, negatrice del dialogo e della vita, quella degli altri. La madre come materializzazione dello spirito di conservazione, della paura. La madre come simbolo della possibilità dell’esistere, dell’esprimersi. La madre, dunque, come madrelingua. Un’associazione, questa, proposta dal regista| analista di fronte al rifiuto degli insegnanti a permettere, a vantaggio di un ipotetico pubblico non siciliano, la traduzione in italiano della poesia che Michela Buscemi ha dedicato, in dialetto, al giudice Livatino. Il sogno di un assassinio dove a morire è la mafia. Un sogno interrotto da un brusco risveglio, dall’incubo di un nuovo, reale, assassinio. <<Traduttore come traditore>>, interpreta Ottavio Rosati tra le proteste dei partecipanti che rivendicano, a difesa della versione originale, la forza delle emozioni, la capacità di parlare ai sentimenti, uno sprone per quella parte dei siciliani che sta in trincea. <<Per parlare alla conoscenza sono più adatti i sogni e i libri>>, sostiene lo scrittore Enzo Russo, in una singolare inversione di ruoli che rimanda al regista| analista proprio l’ipotesi di partenza che dà senso alla tecnica del sociodramma. Il gioco continua, e con esso, gli spunti di riflessione, di analisi d’impegno.

 

Ombretta grasso, UN LABORATORIO A PIAZZA ARMERINA PER ATTORI
LA SICILIA, 4 Maggio 1995 Clicca qui per il ritaglio stampa

CATANIA - "Io so che non parlo solo dell’attore che recita la parte di qualcuno che non è. Parlo di qualcuno che è maestro del suo mestiere per se stesso e per gli altri. Ama unione con cuore celeste. Va alla terra degli antenati. Lascia traccia". 
Sono parole di Rena Mirecka, stralci di una lettera privata piena di poesia e suggestione indirizzata ad un professore che ha la malia del teatro in ogni guizzo d’occhi. Poche parole che già indicano qual è il percorso iniziatico di questa attrice, nata al Teatr Laboratorium di Grotowski, con cui ha lavorato per 23 anni, che da tempo si dedica a studi antropologici e a ricercare le forme di sacralità di tutte le culture, esperienze da cui nascono i suoi seminari tenuti in ogni parte del mondo, ma spesso in luoghi particolari, in realtà ‹‹a margine›› delle grandi istituzioni. L’incontro con Rena Mirecka sarà il momento conclusivo del primo Laboratorio teatrale per la formazione dell’attore che si svolgerà a partire dal 7 marzo fino a metà giugno a Piazza Armerina organizzato dalla cooperativa teatrale Aquarius. La selezione per partecipare si svolgerà domani, alle 10, presso i locali della cooperativa Aquarius. Un gruppo che già da un po’ di anni mette in contatto le “forze” giovanili del luogo con le esperienze siciliane e nazionali più importanti, e che ha svolto, organizzando rassegne cinematografiche, incontri con giovani registi come Grimaldi o Risi, producendo spettacoli, un interessante lavoro di promozione culturale. Ed ecco, ‹‹ora e qui›› direbbe la Mirecka, questo laboratorio che fa incontrare al centro della Sicilia l’attore santo grotwskiano con la forza e l fascino del teatro tradizionale, il cabaret e lo psicodramma ‹‹per un teatro che sia senza frontiere né geografiche né culturali – spiega il professore Ezio Donato, coordinatore didattico scientifico del corso. – Un laboratorio che sia un bombardamento di spunti e suggestioni, e che sia comunque anche per quelli che non diventeranno mai attori, uno stimolo culturale, una esperienza validissima››. Il laboratorio, che sarà del tutto gratuito, è aperto a una vetrina di aspiranti attori tra i 18 e i 30 anni, e si concluderà con un lavoro di sperimentazione su un testo di Kundera, Jacques e il suo padrone, ‹‹un testo sperimentale e provocatorio che proprio Kundera – spiega Donato – voleva che venisse rappresentato da giovani, come in un laboratorio, con elementi essenziali››. Ma in programma ci sono seminari con ballerina Angela Arena, quattro incontri con il regista Romano Bernardi, con il musicista e compositore Carlo Insolia, con Pippo Pattavina, sul teatro di tradizione e sul cabaret, e con Ottavio Rosati, psicanalista junghiano e regista di psicodrammi, che ha collaborato con Gassman, ha tenuto seminari con gli attori di Ronconi ed uno spazio nella trasmissione tv ‹‹In famiglia››, co Francesca Vitale, insegnante di fonetica e dizione all’Istituto nazionale del dramma antico. Si chiude con l’immersione totale della Mirecka: ‹‹per ricercare gli elementi di teatralità che sono dentro d noi, uno studio all’interno della dimensione psicologica dell’attore, una ricerca delle emozioni, dell’armonia tra mente e corpo – prosegue Donato – con una battuta forse un po’superficiale si potrebbe dire “un viaggio interiore” ››. Per comprendere, scrive la Mirecka ‹‹Come allontanarsi dall’attore imitativo e nascere uomo che adempie››.

 

Carmelita Celi, L'ANIMA DELL'ATTORE
LA SICILIA, 12 Maggio 1995 Clicca qui per il ritaglio stampa

 

Laura Gennaro, IL GIOCO DELLE IDENTITA' SCATENA LE EMOZIONI
LA SICILIA, 15 Maggio 1995, pag. 14 Clicca qui per il ritaglio stampa

CATANIA – Raccontare un'iniziativa così particolare e <<contraddittoria>> come quella proposta dal teatro Stabile e realizzata in questi giorni al teatro Musco non è semplice. Perché lo psicodramma non è finzione ma la drammatizzazione di autentici conflitti interiori. Il dott. Ottavio Rosati, psicologo di fede junghiana, chiede ad un volontario tra il pubblico presente di salire sul palcoscenico ed esprimere un suo disagio esistenziale. Una spettatrice (in questo caso una giovane attrice dello Stabile) risponde all'appello, e spiega di avere una sorta di scissione caratteriale, per cui una parte di sé è in preda di una grande timidezza, mentre l'altra è arrogante ed egocentrica. A questo punto interviene lo psicologo, vero <<Deus ex machina>> della riconciliazione caratteriale: bisogna che la ragazza veda sé stessa dall'esterno per prendere coscienza della propria <<dualità>> , cosicché Rosati chiama altre due persone del pubblico ad interpretare le due personalità: quella <<buona>> e quella <<cattiva>>. La spettatrice-cavia (che chiameremo Scissa) talvolta si sostituisce ad una delle sue personalità talvolta si guarda dall'esterno. Lo psicologo intanto le fa domande sulla sua vita. Emerge che Scissa ha perduto l'adorato padre quando aveva appena sei anni, e che ha un rapporto un po' conflittuale con la madre. Lo psicologo insinua allora che Scissa (pur conservando dentro di sé il desiderio di essere protetta) abbia cercato di sostituirsi alla figura paterna con un atteggiamento forte e protettivo nei confronti della madre. <<Sento tanto la mancanza di mio padre>> conferma tristemente Scissa. Ecco allora che fa il suo solenne ingresso in scena chi rappresenta il padre defunto. Va incontro alla personalità buona di Scissa e l'abbraccia. Ondata di commozione in sala: piange una signora ma anche la povera spettatrice-cavia, che singhiozza desolatamente mentre il papà riconduce la personalità buona alle altre. Ora sul palcoscenico tutti gli attori-personalità-parenti-affini si abbracciano stretti: la persona si è unificata, ha raggiunto la pacificazione di sé in un abbraccio cosmico. Mentre gli attori <<fremono>> ancora di partecipazione emotiva, gli spettatori si soffiano il naso. La vera Scissa è stravolta: la catarsi finale si è compiuta. Ma torniamo a noi: come raccontare questo psicodramma? Certo non indagando sul valore terapeutico della drammatizzazione: il dott. Rosati ne è  un convinto assertore e saprà darne le dovute motivazioni. Ma piuttosato qual'è il rapporto dello psicodramma con il teatro? Quali prospettive è in grado di aprire? Qualcuno ritiene che questo lavoro, se introdotto nei laboratori teatrali, potrebbe affinare le tecniche introspettive (e quindi interpretative) degli attori. Qualcun'altro trova che lo psicodramma assomigli a certa brutta televisione che usa i sentimenti della gente per fare spettacolo. Ezio Donato, docente nonché curatore dell'iniziativa, afferma di avere scelto lo psicodramma anche perché non sono molti quelli che conoscono Moreno (che dello psicodramma fu l'<<inventore>> nella seconda metà degli anni Venti, ndr) e trova che <<il rinnovamento del teatro e la sperimentazione teatrale siano passati anche per la sua strada>>. Ma a prescindere da ogni altra considerazione, aleggia sul pubblico una vaga suggestione: nel gioco di specchi delle mille identità, Scissa è un'attrice chiamata non a reiterare, ma a mettere in scena sé stessa. Lei ed i suoi amici attori pirandelliani personaggi in cerca d'autore. La programmazione dello Stabile prevede ora per mercoledì la prima di <<Tre donne alte>> di Edward Albee (traduzione di Masolino D'Amico) in sostituzione di <<Fotografie a casa Florio>>. 

Piero Cancarè, ROSATI A PIAZZA ARMERINA PER IL LABORATORIO TEATRALE
LA SICILIA, 15 Maggio 1995, pag. 14 Clicca qui per il ritaglio stampa

 

Giovanna Caggegi, "I FANTASMI" AL MUSCO
LA SICILIA, 11 Aprile 1997 Clicca qui per il ritaglio stampa

CATANIA- Ottavio Rosati (membro del Cipa – società di psicoanalisi legata al pensiero di Jung – esperto di rapporti tra psicologia e televisione) sarà l’animatore, oggi alle 17,30 al Musco, de ‹‹I fantasmi di Capuana: una deliziosa allucinazione››, sociodramma sull’immaginario delle fiabe ideato da Ezio Donato. 

Giunto alla terza edizione, il Progetto Teatro Ragazzi, ideato dallo Stabile e realizzato in collaborazione con l’Istituto di scienze pedagogiche e psicologiche della facoltà di Lettere dell’Università di Catania, registra sempre più vasto consenso presso gli operatori della scuola. Sensibilmente aumentata quest’anno la richiesta di partecipazione al corso di formazione, ai metodi e alle tecniche di drammatizzazione, condotto da Ezio Donato, insegnante di Psicologia dell’attore e Antropologia teatrale nella scuola di recitazione del Teatro Stabile e docente universitario. Oltre che per gli aspetti più specificamente psico-pedagogici del gioco teatrale, il corso ha rappresentato un momento di approfondimento per l’acquisizione di tecniche e linguaggi teatrali: ‹‹Fondamentale è stato per gli insegnanti affinare la loro capacità di coinvolgere gli alunni nell’attività di drammatizzazione – chiarisce Donato - in taluni casi il teatro è terapia e strategia di recupero di forme di devianza molto diffuse. Ma gli insegnanti si sono mostrati interessati anche ai problemi tecnici della recitazione››. Giungono poi di ministeri della Pubblica Istruzione e della Cultura segnali concreti che vanno oltre le enunciazioni di principio. Già molte scuole di Catania e provincia ricevono finanziamenti da destinare specificamente alle attività teatrali. Sorge la necessità di gestirli adeguatamente, acquisendo competenze specifiche. In tal senso l’esperienza avviata dallo Stabile pare aver percorso i tempi rispetto a quanto, per esempio, prevede il recente decreto Veltroni sulla ristrutturazione dei teatri: ‹‹Il decreto Veltroni -  spiega Donato – prevede accordi-finanziamenti tra il Centro teatrale italiano e le istituzioni formative come scuole, provveditorati, università, per la formazione degli insegnanti che dovranno essere riqualificati nel settore delle arti espressive››. Conclusa questa prima fase, seguirà il momento della pratica teatrale in cui studenti ed insegnanti realizzeranno spettacoli che, nella prima settimana di giugno, saranno presentati al pubblico del Teatro Musco.

 

Giovanna Caggegi, ROSATI, PSICODRAMMA DAL TEATRO AL CINEMA
LA SICILIA, 13 Aprile 1997 Clicca qui per il ritaglio stampa

CATANIA – Ha tutta l'aria di uno sciamano "buono" con quel grosso uovo d'argento a mo' di collana (dono del regista di Tirituff) e l'inseparabile pappagallo dallo splendido piumaggio candido appena screziato di azzurro, curioso e incantato testimone di tutti i suoi rituali. Grande affabulatore, Ottavio Rosati, psicoanalista di formazione junghiana, allievo di Aldo Carotenuto, è noto soprattutto per avere raccolto l'eredità di Jacob Moreno inventore del Teatro della spontaneità e dello psicodramma.

- I pappagalli, una particolare predilizione o cos'altro?

 C'è sicuramente una predilezione perché da anni li colleziono, li studio, li osservo. Faccio soprattutto molti psicodrammi usando i pappagalli come "oggetti transizionali" che creano un'aria di gioco tra me e il protagonista dello psicodramma.

- Cos'è un oggetto transizionale?

 Nella psicoanalisi contemporanea esso indica un elemento di gioco che ha un equilibrio fondamentale nello sviluppo della personalità. Nello spazio transizionale del gruppo di uno psicodramma avvengono delle trasformazioni psicologiche.

- Qual è la più grossa differenza tra uno spettacolo teatrale e uno psicodramma?

 Nello spazio teatrale si realizza soprattutto il godimento del discorso estetico fatto dall'artista, dall'autore, dall'attore o dal regista. Il pubblico vive un'esperienza basata soprattutto sulla identificazione e la proiezione. Nello psicodramma, invece, c'è un interscambio di condizioni: la stessa persona in alcuni momenti è spettatore, in altri momenti è attore e in un certo senso anche autore.

- Quanti psicodrammi ha realizzato?

 Credo che questo sia il trentesimo sociodramma che realizzo in Italia in margine ad uno spettacolo teatrale. Tra gli ultimi quello al Teatro Stabile di Trieste per il "Riccardo III" e in Sicilia un sociodramma realizzato a Piazza Armerina con un notevole sforzo organizzativo e di impegno da parte di studiosi, magistrati, poeti, attori e scrittori. Il tema era la maleducazione mafiosa e fu un'esperienza notevole soprattutto per la totale assenza di pubblico. Un occasione straordinaria di dibattito assolutamente evasa.

- Tra i suoi impegni più recenti sappiamo della sceneggiatura di un film su temi psicoanalitici.

 Sto lavorando alla sceneggiatura di un film che sarà diretto da Nelo Risi, regista il cui nome è legato soprattutto ad un cult movie degli anni '60 "Diario di una schizofrenica". Il film che adesso sto scrivendo per Raiuno si intitola "Segreta simmetria" ed è la storia della prima donna psicoanalista Sabine Spielrein, che fu agli inizi del secolo prima paziente di Carl Gustav Jung, poi amante e allieva. Quando la donna si accorse della impossibilità di legare il suo destino affettivo a quello del maestro, lo tradì con l'unica persona con cui avrebbe potuto farlo.

- Freud?

 Naturalmente. Diventata analista freudiana la Spielrein lavorò in Europa, a Rostov sul Don, dove aprì il primo asilo. Fu uccisa poi dai nazisti durante l'occupazione tedesca della Russia. Completamente dimenticata, la sua riscoperta si deve allo studio del carteggio tra lei, Jung e Freud fatto da Aldo Carotenuto nel libro "Diario di una segreta simmetria". Questa è la materia di cui si occuperà il film, interpretato per lo più da attori tedeschi. Per il ruolo della Spielrein il regista parla di Francesca Neri. Io vedrei molto bene in questo ruolo da Binoche.

 

R.L.V., A LEZIONE DI ARTE
LA SICILIA, 3 Marzo 2000, pag. 26 Clicca qui per il ritaglio stampa

PRESENTATI I CORSI DI SCUOLA DRAMMATICA CHE SI TERRANNO A SAN CATALDO

Presentata ufficialmente nel corso di una conferenza stampa alla Provincia Regionale la ‹‹Scuola d’arte drammatica›› che avrà sede presso il Centro giovanile e sportivo dell’oratorio salesiano ‹‹Don Bosco›› di San Cataldo e le cui lezioni avranno inizio lunedì 13 marzo. Erano presenti il presidente della Provincia Filippo Collura, l’assessore alla cultura Matilde Falcone, il presidente del Consiglio provinciale Salvatore Cilio, il direttore tecnico del corso di recitazione, Eugenio Cammarata, il regista Ezio Donato e la coreografa Donatella Capraro, docenti del corso stesso, e gli allievi ammessi a frequentare la scuola di teatro. La ‹‹Scuola d’Arte Drammatica››, le cui selezioni per l’ammissione si sono tenute la scorsa settimana, vede tra i propri allievi giovani aspiranti attori provenienti da tutta la provincia nissena: sono 30 gli ammessi al corso di recitazione, sugli oltre 40 aspiranti che hanno preso parte alle selezioni. Eugenio Cammarata, direttore tecnico del corso, ha precisato che la finalità del corso è il voler ‹‹offrire a questi giovani un mezzo di affinamento spirituale, di elevazione artistica e, perché no, anche una via da seguire per un eventuale sbocco nel settore dello spettacolo e del teatro in particolare. Ci auguriamo- ha poi aggiunto Cammarata – che il corso possa appagare le aspettative nostre e vostre, per portare in questo lembo di Sicilia affamato di arte un po’ dello spirito stesso dell’arte››. ‹‹Al di là degli esiti, della formazione artistica, su cui possiamo solo scommettere – ha detto Ezio Donato, regista, docente del corso di recitazione – credo che la finalità sia, in definitiva, anche un’altra: spero, infatti, che dopo questa esperienza i ragazzi possano arricchirsi ulteriormente, e se tra di loro qualcuno sarà uno dei nostro dirigenti del domani, ben venga. Saranno sicuramente persone capaci, anche attraverso la formazione di cui noi ci siamo fatti veicolo, di avere uno spiccato senso civile, di credere davvero in quello che fanno e che faranno››. Affascinata e colpita dalla ‹‹intensità›› dei ragazzi, Donatella Capraro, danzatrice e coreografa. ‹‹Sono onorata di esser stata chiamata a far parte di questo gruppo di docenti – ha detto durante il proprio intervento – e di dover lavorare  con questi meravigliosi allievi. Il mio ruolo – ha poi aggiunto, rivolgendosi ai corsisti presenti – sarà quello di provocare nuova ‹‹passione››, nuova forza, nuova energia per poter essere poi io stessa strumento affinché l’arte che è in voi, palese o nascosta in qualche angolo, trovi la sua via d’uscita e si manifesti appieno››. Di grande levatura il corpo docenti, composto da specialisti nel settore ed artisti di caratura nazionale: ne fanno, infatti parte, oltre ad Ezio Donato e Donatella Capraro(docenti anche della scuola d’arte drammatica del Teatro Stabile di Catania), Carlo Insolia(musicista, docente della Scuola d’arte drammatica del teatro Stabile di Catania), Daniela Spampinato (attrice del Teatro Stabile di Catania), Giuseppe Andolfo(scenografo e costumista, docente della Scuola d’arte drammatica del Teatro Stabile di Catania), Franco Buzzanca (light designer del teatro Stabile di Catania), Jean Paul Denizon, regista francese già assistente di Peter Brook: Ottavio Rosati, regista di psicodramma- Roma. Questi i nomi degli allievi ammessi al corso di recitazione del C.G.S. ‹‹Don Bosco›› di San Cataldo: Eliana Amato, Diega Avarello, Michele Bellomo, Nunzio Bonadonna, Valerio Cammarata, Corinna Cammarata, Concetta Capizzi, Lilly Carletta, Giuseppe Cimino, Adrano Dell’Utri, Daniela Di Marco, Nadia Di Natale, Davide Difazio, Riccardo D’Alessandria, Chiara Ferrara, Nunzio Giannone, Giovanna Giarratana, Vanessa Guarneri, Ottavia Iacona, Viviana Lo Monaco, Simone Luglio, Cecilia Maggio, Martina Manganaro, Giuseppe Mastrosimone, Gabriella Orlando, Rosario Petix, Katia Rindone, Noemi Schembri, Gaetano Terlizzi.


Laura Valvo, LA TRAGEDIA GRECA PUO' ESSERE STRUMENTO DI PSICOANALISI
LA SICILIA, 30 Giugno 2000 Clicca qui per il ritaglio stampa

Promotori l’Associazione operatori psichiatrici, Paeideia e Koinonia

Oggi e domani convegno a Siracusa con numerosi esperti

"Teatro Greco e Psicanalisi 2000" è il tema del convegno di studio che prende il via stamane nei locali della Cripta del Collegio, in Ortigia. Promotori dell’appuntamento culturale-scientifico l’Associazione operatori psichiatrici diretta da Carmelo Carbonaro, volta a tutelare i diritti dei soggetti con patologie psichiatriche anche attraverso un’adeguata formazione professionale degli operatori che operano nei servizi di Salute Mentale. Ad organizzare l’appuntamento anche l’associazione culturale Paiedeia di Palermo che attraverso incontri e convegni ira a far conoscere "la filosofia dell’essere" della tradizione platonica e il Centro di psicologia Koinonia che opera a Siracusa dall’84 occupandosi dei vari aspetti della psicologia, soprattutto di formazione e di psicoterapia. L’apertura dei lavori è fissata alle 9,30. Dopo il saluto dell’assessore provinciale Marika Cirone Di Marco, Gaetano Sgarlata psichiatra-psicoterapeuta introdurrà l’intervento di Romolo Rossi, direttore del Dipartimento di scienze psichiatriche dell’università di Genova che si soffermerà sul tema "Vicissitudini pulsionali nella tragedia: da Edipo a Ippolito, da Elettra a Oreste". Seguirà una lettura di brani delle tragedie a cura di Renata Biserni, psicanalista junghiana e attrice. I lavori riprenderanno domani mattina con Carmela Carbonaro, primario del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura e presidente dell’Aspo che introdurrà l’intervento, in forma di sociodramma, di Ottavio Rosati, psicanalista junghiano presidente dell’Associazione per le ricerche sullo psicodramma analitico. Rema della seconda giornata del convegno "Tragedia greca e cronaca nera". 

Laura Valvo, "GLI AUTORI DEI TESTI GRECI SONO CONTEMPORANEI..."
LA SICILIA, 1 Luglio 2000, pag. 68 Clicca qui per il ritaglio stampa

 

Giovanna Caggegi, DONATO: "FACCIAMO RIVIVERE IL VECCHIO E GLORIOSO CUT"
LA SICILIA, 28 Novembre 2001 Clicca qui per il ritaglio stampa

Sarà rivolta anche agli studenti universitari l’attività di formazione teatrale che lo Stabile di Catania attraverso il Progetto Teatro Ragazzi promuove dal ’94, affiancandola alla consueta programmazione spettacolare. Coordinato da Ezio Donato, regista e docente universitario, il Progetto, tra le esperienze pilota in campo nazionale, ha visto la partecipazione nel corso delle scorse edizioni, di migliaia di studenti e di centinaia di insegnanti dalla scuola dell’obbligo alla media superiore, con la produzione di più di cento spettacoli realizzati per la rassegna al Teatro Musco. A partire da quest’anno l’iniziativa prende il nome di Progetto Teatro Giovani, ed è fra le prime grandi realizzazioni che promuove il Protocollo di intesa stipulato fra lo Stabile e l’Ateneo catanese nel luglio scorso. «La collaborazione fra Teatro Stabile e Università - spiega Ezio Donato - si fonda sul comune riconoscimento che la crescita e lo sviluppo della maturità comunicativa, espressiva e di socializzazione dei giovani sia parte integrante delle finalità istituzionali dei due Enti». L’attivazione di laboratori universitari teatrali e di occasioni di pratica scenica, è finalizzata alla creazione di un Centro Teatrale Universitario permanente per il quale verrà predisposto un apposito spazio alla Cittadella. «Si tratta semplicemente - aggiunge Donato - di far rivivere il vecchio CUT, cioè quel centro teatrale dove si sono formati artisti del calibro di Pippo Baudo, Tuccio Musumeci, Leo Gullotta, la cui attività era seguita e coordinata dagli stessi docenti. Uno tra gli altri, il più celebre nei ricordi di Baudo, il professore Frosini, illustre studioso di diritto ed appassionatissimo di teatro. Ma soprattutto si tratta di promuovere nel nostro Ateneo un’esperienza che è da tempo radicata nelle università europee. La risposta degli studenti è prevedibilissima, considerato che Catania è una città di grande tradizione evocazione teatrale, e ci sono tanti gruppi di giovani che già praticano anche amatorialmente le arti drammatiche». Da oggi, intanto, prende il via la prima fase del Progetto destinata ai docenti delle scuole secondarie che verranno avviati alle tecniche e ai metodi della drammatizzazione e che fino a gennaio avranno la possibilità di assistere alle prove degli spettacoli in cartellone e di arricchire la loro esperienza attraverso il confronto fra artisti, registi e tecnici. Tra marzo e maggio è previsto, nelle scuole che avranno aderito al progetto, lo svolgimento delle attività di animazione e di laboratorio teatrale che vedranno lavorare in sinergia alunni e docenti di scuole superiori insieme a studenti universitari. «L’esperimento - spiega Donato - intende mettere a confronto, sul terreno ludico dell’attività teatrale, il mondo della scuola con l’università. Ciò favorisce gli scambi culturali, ma può anche servire ai giovanissimi per l’orientamento e la scelta della facoltà». Momento centrale del Progetto Teatro Giovani sarà la realizzazione nel marzo del 2002 di “Fantasmi”, rappresentazione psicodrammatica diretta da Ottavio Rosati a partire dall’elaborazione drammaturgica di Ezio Donato ispirata a materiali, suggestioni e temi pirandelliani. Nella rappresentazione, a cui parteciperà l’attore Leo Gullotta, affiancato dagli Allievi della Scuola d’Arte drammatica “Umberto Spadaro”, protagonisti saranno soprattutto gli spettatori. «In “Fantasmi” - spiega Donato - i personaggi pirandelliani parleranno con gli spettatori per cercare le passioni e i desideri che possono averli generati nella Fantasia di qualcuno di loro. Un ritorno alle origini che attraverso il Teatro è possibile recuperare».

 

 

 

Giovanna Caggegi, LABORATORIO ISPIRATO A PIRANDELLO
LA SICILIA, sabato 2 marzo 2002

Nell'auditorium dei Benedettini sarà Ottavio Rosati a condurre lo spettacolo-psicodramma con Leo Gullotta su Pirandello e lo psicodramma ideato da Ezio Donato. Il Rettore consegna ai due interpreti la medaglia della città di Catania.

"Pirandello aveva capito molto della sofferenza e poco delle modalità per superarla. La qual cosa contribuisce a renderlo incredibilmente catastrofco e terapeutico allo stesso tempo."
Ha il gusto dell'iperbole Ottavio Rosati, lo psicoanalista seguace di Moreno (padre quest'ultimo dello psicodramma e fondatore del Viennese Teatro della Spontaneità, frequentato tra gli altri da Rosso di San Secondo e da Prampolini) che il pubblico dello Stabile conosce già come demiurgico regista di psicodrammi e che dall'8 marzo sarà ancora nella città etnea per condurre il laboratorio su "Il Teatro della spontaneità-Fantasmi" ispirato alla vita e all'opera di Pirandello. Il laboratorio che si svolgerà dall'8 al 17 marzo presso l'Auditorium dei Benedettini tutti i pomeriggi dalle 17 alle 23, è ideato dal regista Ezio Donato e si inserisce nell'ambito delle attività teatrali promosse dal Protocollo d'Intesa stipulato tra l'Università di Catania e il Teatro Stabile. "Dopo il concerto di Moni Ovadia e gli appuntamenti di Spazio Teatro realizzati all'Università", spiega Donato, "il laboratorio con Rosati sarà una tappa importante. L'auspicio del Rettore rimane quello di ricostruire il vecchio e glorioso Centro Teatrale, in cui gli studenti possano ritrovarsi in attività ricretive dalla profonda valenza formativa". "In occasione di questo laboratorio sperimenterò una nuova formula di intervento psicodrtammatico, spiega Ottavio Rosati, che studia da molti anni i rapporti tra lo psicodramma e Pirandello, "prendendo spunto dal testo di Ezio Donato ispirato all'ultima novella di Pirandello "effetti di un sogno interrotto". Pur avendo una cnoscenza lucidissima dei conflitti e dei fantasmi della coscienza, lo scrittore Agrigentino non ha mai ammesso i suoi debiti nei confronti della psicanalisi". Protagonista della performance è, nel ruolo di Luigi Pirandello, l'attore siciliano Leo Gullotta affiancato dagli allievi della Scuola d'Arte Drammatica del Teatro Stabile, cui potranno aggiungersi quegli studenti universitari che avranno richiesto la partecipazione al laboratrio presso l0ufficio Comunicazione Università ola segreteria dello Stabile, "Abbiamo pensato a Gullotta per la sua straordinaria capacità di passare dal comico al drammatico, spiega Ezio Donato, "anzi per quella sua quaità pirandelliana di trasmettere un profondo senso di amarezza dietro un personaggio apparentemente divertente. E poi Gullotta è per lo Stabile un graditissimo ritorno." Liberamente ispirata alla vita e all'opera di Pirandello, la pièce di Donato, "Fantasmi", vuole produrre un'originale alchimia tra la rappresenazione teatrale in sen e l'azione psicodrammatica che coinvolgerà inevitabilmente gli spettatori e li metterà a colloquio con gli attori. Lo psicodramma infatti consente al pubblico di interagire con quato accade sulla scena e di far rappresentare i propri conflitti. "L'Auditorium dei Benedettini, spiega Rosati, "è lo spazio più adatto per lo psicodramma. La sua struttura 2aperta2 pare concepita per facilitare le dinamiche di interazione tra scena e pubblico. Durate la rappresentazione i personaggi pirandelliani, incantati dagli attori, cercheranno nel pubblico le stesse passioni, i sentimenti, i desideri che nell'immaginazione dell'autore li h generati. "Tutta l'opera di Pirandello", aggiunge Donato,"è abitata da fantasmi." Basti pensare ai "Sei personaggi in cerca d'auore" e alle lacerazioni sociali e sentimentali dei "Giganti dlla Montagna". Negli stessi anni in cui l'auotore siciliano rivoluzionava il teatro mettendo in discussionr il rapporto finzione-realtà, in Austria Moreno insieme a Kafka e a Schnitzler partivano dalla sperinetazione scenica per icondurre il teatro alla sua antica funzione catartica e terapeutica. 

 

Gaia Sciacca, "FANTASMI" AI BENEDETTINI TRA MUSICA DANZA E PAROLA
LA SICILIA, 17 Marzo 2002, pag. 25

Ѐ un autentico gioiello di cui va fiera la città l’auditorium dei benedettini, spazio multifunzionale compatto e immenso allo stesso tempo, dove dislivelli e prospettive si moltiplicano e ricompongono creando ogni volta un universo scenico diverso. Ti appare quasi all’improvviso dopo una lunga teoria di maschere in pietra, imbambolate o minacciose, che ti grignano e urlano sulla testa mentre cammini: chiaro, razionale, e allo stesso tempo misterioso, capisci subito che è nato apposta per accogliere rappresentazioni che si spingano oltre lo spettacolo, come quei “Fantasmi” andati in scena venerdì e ieri sera grazie all’impegno congiunto di Teatro Stabile e Università. Il luogo ispira la pièce, la pièce si reinventa nel luogo. E di questo è stato ben consapevole il pubblico, folto, incuriosito, divertito e molto avvertito, nel seguire i protagonisti tra musica danza e parola, in un’azione che si svolgeva in più scorci, da un capo all’altro della platea. I protagonisti, appunto, Leo Gullotta in primis, che veste i panni di Pirandello e si diverte a entrare e uscire dai suoi stessi abiti dando voce e passione ora all’intellettuale agrigentino, ora al ragazzo cresciuto a San Cristoforo, che si ricorda quel monastero, per lui ‹‹luogo di studi›› che oggi ritrova restituito a nuova vita.  C’è poi un capocomico indaffarato e umanissimo, Ezio Donato, cui si devono la stessa elaborazione drammaturgica  la regia, condotte con esprit vivace e una messe di dettagli che fanno di “Fantasmi” un cesello di ironia e meditazione. Allo stesso tempo. E ancora c’è Ottavio Rosati, un Pappafreud che altro non è se non il regista dello psicodramma che si consuma nel frattempo. Si, perché insieme con i bravi allievi della Scuola d’arte drammatica “Umberto Spadaro”, il musicista Carlo Insolia, gli insegnanti del progetto teatro Giovani, l’evanescente, aggraziatissima Donatella Capraro, coreografa che diventa un’eterea “Fantasia” prima e una trasognata “Maddalena” poi, insieme con loro dicevamo ci sono gli spettatori, che sono invitati a entrare nel vivo del gioco. Loro ci stanno, eccome, ed eccoli allora lanciare palline di gomma, soffiare bolle di sapone, presentarsi nome e cognome, offrire involontari (non solo lapsus…) spunti d’analisi, per regalarsi pure un finale a sorpresa, possibile alternativa alla scelta pirandelliana. Come in un grande gioco di ruolo, vengono chiamati a dar voce rabbia e paure al Vedovo o alla Moglie Morta, mentre il master dirige e – sotto ai tuoi occhi – il teatro si fa emozione, fremito, scoperta. Spunto iniziale sono i sei personaggi pirandelliani: ma sei non è solo un numerale. Ѐ, o almeno si può provare a immaginarlo, anche voce del verbo essere: e nei posti a sedere stanno altrettanti palchi perché tutti, pubblico incluso, altro non sono ce storie in cerca d’autore. E anche Pirandello, che ad un certo punto strappa con furia il suo testamento e proclama ‹‹Ecco, sono morto››, da qualche parte magari osserva approva e sorride.

 

Moreno Cerquetelli, PERSONAGGI IN CERCA DI DOTTORE 
...ciò che più colpisce nello spettacolo di Ezio Donato "Fantasmi", metà commedia, metà socioplay, è la scena in cui il Pappafreud di Ottavio Rosati, con la collaborazione di due (bravissimi) giovani dello stabile di Catania, gioca a mettere in terapia non più il pubblico o l'attore ma addirittura il Figlio e la Figliastra, come personaggi "in cerca di dottore". 

 

Vittorio Castelnuovo, UN PIRANDELLO PARAPSICOLOGICO 
MUSIC CLUB, RADIOUNO, RAI
Ottavio Rosati nel ruolo di Jacob levi Moreno, trascina gli spettatori in un gioco a tratti vertiginoso. Leo Gullotta torna dopo molti anni nella sua città e le regala un Pirandello quasi parapsicologico, lunare, magico.


Alfredo Antonaros, TRA GIOCO E NUDITA' 
RASSEGNA STAMPA, RAISAT, GAMBERO ROSSO
L'improvviso di “Fantasmi”, la commedia di Ezio Donato per l'inaugurazione del nuovo Auditorium dell'università di Catania, passa attraverso la freschezza della carne dei giovani che si recitano attori. Rosati-Pappafreud sa quanto la nudità e il gioco siano fratello e sorella di ogni rivoluzione e, con Ezio Donato e Leo Gullotta, da vita a un lavoro di grandi ingredienti e forti, seducenti sapori.
 


Sabrina Girardi, UN GIOCO MULTIMEDIALE
STRADA FACENDO, RADIOUNO, RAI
Non capita spesso che Università e Teatro festeggino Pirandello e Moreno, l'inventore dello psicodramma. Ma è appena successo con "Fantasmi" dove Ottavio Rosati, con minicamere nascoste e pappagalli attori, trasforma lo spettacolo di Ezio Donato in un gioco multimediale che esce dalla sala come un film.

 

Gaia Sciacca, L'AUTORAPPRESENTAZIONE COME PALESTRA DI EMOZIONI
LA SICILIA, 9 Marzo 2002 Clicca qui per il ritaglio stampa

 

Gaia Sciacca, LEO GULLOTTA PROF ALL'UNIVERSITA'
LA SICILIA, 12 Marzo 2002, pag. 22 Clicca qui per il ritaglio stampa

È questa l’Università del domani: vivace, dinamica, aperta al confronto con gli altri saperi sociali. Un interessante spaccato di quello che vedremo domani, appunto, è già oggi al lavoro, come dimostra la bella iniziativa proposta dall’Ateneo catanese e dal Teatro Stabile con “Fantasmi, il teatro della spontaneità”, presentata ieri mattina al Rettorato con Leo Gullotta quale ospite di eccezione. Un laboratorio sui generis, coordinato da Ezio Donato e diretto da Ottavio Rosati, in cui un centinaio di studenti (ma anche docenti) si lasciano guidare verso le frontiere remote dell’animo: si chiama sociodramma e mira a portare in scena le ansie del vivere quotidiano, coinvolgendo allo stesso modo attori e spettatori, chiamati a scambiarsi ruoli e pensieri in un lungo, talora sofferto ma appassionante, vortice di emozioni fino all’inevitabile catarsi finale. E sono da giorni all’opera, gli allievi dello stage, insieme con Leo Gullotta e i giovani della Scuola d’arte drammatica “Umberto Spadaro” per portare in scena “Fantasmi”, liberamente ispirata alla vita e all’opera di Pirandello, in programma all’Auditorium dei Benedettini venerdì e sabato prossimo alle 21. «Questo progetto congiunto - spiega il rettore Ferdinando Latteri - nasce dalla consapevolezza che occorre puntare sulla crescita comunicativa ed espressiva dei giovani, e che si tratta di un obiettivo comune tanto a noi quanto al Teatro Stabile, soprattutto alla luce dello straordinario, direi “storico” interesse dei nostri studenti per lo spettacolo». Una sinergia che cresce giorno dopo giorno: «Stiamo facendo entrare il teatro nelle aule - interviene Orazio Torrisi, direttore artistico dello Stabile - per far conoscere autori e attori. Un’esperienza esaltante, che ha visto personaggi come Paolo Rossi, Nicola Piovani, Moni Ovadia, accolti ovunque con grande entusiasmo». E, aggiungiamo noi, con una pioggia di domande incalzanti, impertinenti, candide e sferzanti. «Il nostro scopo - aggiunge Ezio Donato - è ripensare le difficoltà della didattica, che quando rinuncia a coinvolgere le emozioni avvizzisce e si spegne». Un’occasione importante di cui Leo Gullotta ha approfittato per tornare dopo tanto, troppo tempo: «Essere qui - ha confessato - è come rivedere il volto della propria madre di ritorno da un lungo viaggio, quando ti siedi e sorseggi finalmente “un cafè ca napuletana”». Gullotta: ovvero come mettere (ogni tanto) un pennacchio sugli austeri capitelli del Dramma. «Leo è un furbacchione - sorride Ottavio Rosati - un affascinante incantatore di serpenti, un generoso donatore di gioia di vivere. E sarà divertente vederlo alle prese con finti psicodrammi pirandelliani e veri psicodrammi gullottiani!»

 

Gaia Sciacca, "FANTASMI" AI BENEDETTINI TRA MUSICA, DANZA E PAROLA
LA SICILIA, 17 Marzo 2002, pag. 25 Clicca qui per il ritaglio stampa

 

Sergio Sciacca, TEATRO, I FANTASMI DELLA MENTE
LA SICILIA, 20 Marzo 2002 Clicca qui per il ritaglio stampa

E il laboratorio di Donato e Rosati apre nuove prospettive 

CATANIA – Una vera scuola di teatro deve essere anche palestra del pubblico. Dacché il‹‹théatron›› è il luogo del ‹‹vedere›› occorre che chi guarda sia condotto a scorgere quel che non è parvente, a spingere l’acume della vista oltre le immagini e i colori che gli si parano avanti, a creare, come autore oltre che come interprete, il senso degli affetti altrui. In altri termini la visione teatrale acquista concretezza non tanto sul palco della rappresentazione, quanto nella mente dell’osservatore, unica realtà completa- entelechia avrebbe detto il Filosofo- di quella complessa trama dialogante che è la vicenda scenica. A esporre le teorie del linguaggio e dell’esegesi sul teatro si rischierebbe di usare termini inconsueti e sospetti di una civiltà come questa nostra povera di linguaggio e pauperrima di fantasia.Per questo, Pirandello, che delle due realtà intellettuali era dovizioso, ne trasfusa il senso in icastiche rappresentazioni ruotanti attorno al concetto di persona che si fa personaggio(e viceversa) e non solo nella rapida evoluzione di una commedia, ma nella continua esperienza dell’arte. Chi era la Servetta Fantasia che gli proponeva sogni e chimere come realtà palpitanti? E chi i molteplici personaggi che tanto gli somigliavano ( allo stesso autore) da assumerne il profilo se non il nome? I fantasmi della sua mente sono stati etimologicamente tradotti nella fantasia dell’improvvisazione alla quale tutti hanno titolo: artisti, registi, conduttori psico-drammatici, futuri performers e frequentatori di teatri.La rappresentazione proposta da Ezio Donato, come autore e regista e da Ottavio Rosati(sul versante psicagogico) con i giovani della scuola di arte drammatica del nostro Stabile e la poliedrica partecipazione di un Leo Gullotta splendidamente solleticato dalla intrigante situazione è stato tutto questo: il dialogo continuo tra le due parti della scena, stimolante di interpretazioni inedite, liberatorio dai rituali stantii di una consuetudine di recitazione contro cui Brecht e l’Agrigentino(per non citare che i massimi) hanno lottato. Come il teatro vitale del Medio Evo (o le corali creazioni di Tespi) è stato un rincorrersi di spunti, quali imprevisti e quali accortamente disposti dai due registi, quello della parola e quello della psiche.
Si parte ovviamente da quel Sei personaggi che per il loro trasalire tra reale e simbolico stracciano le metafore e si conclude con l’ultimo racconto pubblicato vivente Pirandello(il giorno prima del funesto 10 dicembre 1936) in cui la morte e l vita entrano ed escono da un quadro in un modo che non è più la magia del ritratto di Wilde o delle macabre necrofilie di Rodenbach, ma l’estensione della vita grazie al sogno, la volontà di esistere oltre i termini consentiti dalla biologia: estremo appello del morituro alle ragioni dell’eros? Tra questi due termini si susseguono i simboli resi palpabili: l’agile fantasia, poi fattasi danza e quindi eternità di amore con Donatella Capraro, le ironiche malie di una madame Pace che gorgheggia motivi del Ventennio, spezzoni di allocuzioni mussoliniane, una voluttuosa tinozza del peccato in cui le prime castigate fanciulle si abbandonano a lascivia di gesti: la musica simpaticamente ironica di Carlo Insolia sottolinea i momenti salienti. Marta Abba, quasi tenera figlia è rievocata dalle parole di Pirandello ormai alla fine. E il pubblico ondeggia su un megaschermo che riflette immagini colte a sorpresa da una microcamera, ormai entra nel teatro non solo come corona plaudente. Si domanda, si risponde, si propone, mentre Leo Gullotta, magnificamente padrone della totalità dell’azione interpreta con commozione le parole narrate, quelle documentarie, ridiventa se stesso, ricorda la gioventù propria, dissente, si sposta da u estremo all’altro dell’Auditorium dei Benedettini che con le sue simmetrie quasi sembra disegnato apposta per lui, scava nell’animo dei personaggi, lucidamente pugnace per le ragioni dell’Arte.

Chi ha seguito un tale incontro o come spettatore o come docente o studente, non potrà mai più sedersi in una sala con l’attitudine mercantile di chi ha pagato un biglietto e aspetta il ‹‹divertimento”: è pronto a gioire o riflettere secondo gli sviluppi del tema. Sul proscenio, coperta da nere gramaglie, un poco discosta dal centro, ma sempre visibile, silenziosa, ma eloquente nel suo dolente profilo, la madre dolorosa. La Parca?

 

ANDREA DEIOMA - 18 FEBBRAIO 2006

Peau d'âne di Perrault al Monastero dei Benedettini della Facoltà di Lettere di Catania. Presentato un rifacimento sperimentale di un antico racconto di Charles Perrault in cui fiaba francese e teatro popolare siciliano s'intrecciano, sullo sfondo del tema delicato quanto drammatico dell'incesto.
A conclusione dello spettacolo Ottavio Rosati conduce un sociodramma degli spettatori chiamando gli attori come Ego Ausiliari, attivando (e non è semplice dato il tema) la liberazione delle fantasmatiche del pubblico sul tema dell'incesto.
Come vuole il detto: “Se Maometto non va alla montagna, sarà la montagna ad andare da Maometto”. E’ forse questo il punto più interessante della collaborazione che si instaura sempre più spesso tra le Facoltà di Lingue e quella di Lettere e Filosofia e il teatro Stabile di Catania: “spronare” i giovani studenti al teatro, portando il teatro stesso a casa loro: gli ambienti universitari. Con questo spirito è stato messo in scena ieri, venerdì 17 febbraio, presso l’'antirefettorio dell’ex Monastero dei Benedettini, riadattato in prosa per il teatro da Pina Mendorla e Ezio Donato, il racconto in versi Peau d’'ane, di Charles Perrault, nell’ambito della rassegna teatrale Antico Oggi, promossa dalla Facoltà di Lettere e Filosofia. Antonio Di Grado, professore della citata Facoltà, tempo fa commentava in un forum il progetto teatrale: “L'’esperienza dell’Antico oggi dell’anno scorso mi pare sia stata un buon inizio. Tra successi e difficoltà ha acceso un’idea che a me sembra preziosa: quella di manifestare l’attualità e la vitalità delle radici su cui si fondano la nostra tradizione occidentale e l’identità della nostra Facoltà, dando vita a percorsi che attraversino la storia e illuminino il presente alla luce di quei remoti archetipi.” C'è stavolta "...un Re  Fra le sue tante fortune, c'era anche quella di avere scelta per compagna una Principessa, bella quanto virtuosa…”Sembrerebbe un innocuo racconto dal classico finale “e vissero tutti felici e contenti”, ed in effetti nella versione di Jakob e Wilhelm Grimm, il racconto culmina con la suddetta frase, ma è leggermente diverso nel plot, più adatto al pubblico dei bambini. Il sottotitolo dello spettacolo, racconto di un incesto, ci avverte invece che le cose non andranno proprio in quella direzione. La fiaba porta in seno due possibili interpretazioni, di due pubblici diversi. I bambini vi vedono una bella principessa che fugge dal castello perché promessa in sposa al più anziano consigliere reale e che deve affrontare mille ostacoli, grazie all’aiuto di una fata, prima di convolare alle agognate nozze. La morale, simile a quella della Bella e della Bestia, suggerisce di andare oltre le cattive apparenze, perché potrebbero celare bellezza e bontà inimmaginabili. Il pubblico adulto, invece, penetrando a fondo nella storia, arriva ad un’analisi psicoanalitica che vede il rapporto padre-figlia come incestuoso. Lo si recepisce dalla fuga improvvisa della principessa dal castello, che si allontana da quel padre rimasto vedovo dopo aver dato una promessa alla regina morente: se si fosse sposato di nuovo, avrebbe scelto una donna di pari bellezza della moglie. E di pari bellezza c’'era solo la propria figlia, ergo…

Lo spettacolo inizia con l’intervento in scena di Ezio Donato, nelle vesti dell’'autore Perrault per presentare la storia dal suo interno. Metateatro che da sperimentazione diviene sempre più la norma. Nella storia si intrecciano la versione francese, la traduzione in italiano e un racconto siciliano sempre sul dramma dell’incesto, raccontato dal personaggio di Katharina, tra turbamento e incomprensione. C’è pure Agatuzza Messia, settantenne ed analfabeta tata siciliana, depositaria della cultura popolare, che racconta il dramma dal suo punto di vista. Katharina è interpretata da Manuela Ventura: giovane in gamba che riesce a trasmettere la sofferta e imbrigliata disperazione che cova nel suo personaggio. Buon uso delle pause e dei tremanti sospiri-respiri della giovane spaurita, ma spesso le battute viaggiano su un solo tono di voce con poche e ripetute sfumature. Ottima interpretazione del linguaggio e della cadenza siciliani. Ileana Rigano, nelle vesti di Agatuzza Messina, il personaggio lo fa proprio suo con grande abilità e scioltezza, sia nelle parole, che nei gesti e movimenti. Dispiace forse il tono a volte solenne, da oratore classico, che poco rientra nei canoni del racconto nostrano.
A dare un tocco di scenografia in più, tre ragazzi e tre ragazze a coppia, con il più minimalista dei costumi (camicetta da notte per le ragazze, pantalone nero e camicia bianca per i ragazzi), narrano alcune parti della storia, ora in italiano, ora in francese, alternandosi con il secondo giovane narratore, che peraltro non si trattiene dall’usare l’accento francese anche quando recita in italiano. Accento che ricorda allo spettatore che in fin dei conti sempre di una fiaba francese si tratta.
In conclusione, uno spettacolo di sperimentazione che non risulta affatto malvagio, la cui sola pecca evidentemente è la location scelta: uno spazio troppo ristretto che non poteva avere la pretesa di attirare poi così tanto pubblico. L’'affollamento dell’ambiente rendeva infatti difficile una buona fruizione dell'’opera, quasi impossibile per chi stava in piedi a ridosso dei rimbombanti corridoi del Monastero. C’'è insomma da limare qualcosa nel


 

GLI SPORCOSAURI
LA RASSEGNA DEL TEATRO, 11 Dicembre 2008 Clicca qui per l'evento
Cosa accadrebbe se il genere umano dovesse abbandonare la Terra perché i mostri della sporcizia, “gli sporcosauri” l’hanno seppellita sotto una montagna di rifiuti? Lo ha immaginato l’ultimo film di animazione della Disney-Pixar, Wall.e. L’unico superstite rimasto sul pianeta è un piccolo robot compattatore di rifiuti che continua incessantemente, ma inutilmente, a compiere il lavoro per cui è stato programmato. 
Come hanno reagito o reagiranno i bambini alla visione di questo romantico capolavoro del cinema di animazione? Per saperlo, gli studenti delle scuole dell’obbligo di Catania sono stati invitati a teatro, portando ciascuno un sacchetto di spazzatura da casa e preparandosi a partecipare ad una serie di socioplay il cui titolo è appunto Gli sporcosauri
L’iniziativa di quello che potremmo defnire un eco-play teatrale è promossa dal Teatro Stabile di Catania nell’ambito del Progetto "Teatro Giovani" e dell’attività della Scuola d’Arte Drammatica “Umberto Spadaro”, in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche scolastiche del Comune e con il patrocinio dell’Ato. Da questa sinergia istituzionale reso possibile da fondi della Comunità Europea, il prof. Ezio Donato ha pensato a una serie di azioni teatrali e socioplay improvvisati con gli allievi della Scuola dello Stabile. Obiettivo: sconfiggere i mostri della sporcizia, liberare città, uomini e animali dallo sporco e dai rifiuti. 
Il triplice appuntamento è al Teatro Ambasciatori per giovedì 11 dicembre alle 10,30, venerdì 12 dicembre alle 15.30, sabato 13 dicembre alle 16.30. 
Gli studenti saranno coinvolti in stimolanti giochi teatrali. Ideazione e regia sono di Ezio Donato, coordinatore del Progetto Teatro Giovani e direttore della Scuola “Umberto Spadaro”. La conduzione psicodrammatica è di Ottavio Rosati, direttore della scuola Ipod-Plays di Roma, che in Sicilia ha già realizzato per il Teatro Stabile e l'Università molti sociodrammi tra cui nel 2002 lo straordinario "Fantasmi" di Ezio Donato in coppia con Leo Gullotta. Stavolta Rosati agirà in costume nel ruolo di Capitan Uncino e sbarca a Catania portando con sé i suoi assistenti "Io ausiliari": i Cacatoa Teto ed Iside, protagonisti del programma televisivo di Rai Sat "Il Pappafreud". La musica de "Gli Sporcosauri" è di Carlo Insolia, i movimenti coreografici sono di Donatella Capraro. Rosati ha portato cinque marionette reaizzate a Londra da Harrods (una per ogni genere di spazzatura: Umidio, Cartesio, Plastone...) con cui i giovani attori della scuola di teatro coinvolgeranno i gli studenti tra pappagalli veri e falsi.

Attraverso il gioco teatrale, sarà dunque offerta l'opportunità di dare movimento e voce ai bambini ed ai ragazzi per combattere la loro battaglia a favore dello smaltimento ecosostenibile dei rifiuti. Il Teatro sarà, così, restituito a quella funzione umana e civile che lo dovrebbe sempre caratterizzare e quindi non solo come luogo di intrattenimento ed arte dell'effimero.
“Per la prima volta nella storia del teatro – sottolinea Giuseppe Dipasquale, direttore del Teatro Stabile - l’immondizia “verrà” portata in scena. La finalità è che l’intera collettività si accorga che quello dei rifiuti non è solo un problema di cattiva politica, ma una questione che dobbiamo affrontare a partire dalla nostra vita quotidiana, da ciò che consumiamo, da quello che riusciamo a smaltire, dal modo come lo facciamo e come pretendiamo che tutti facciano”.
“Il socioplay - spiega Donato - trasformerà i bambini da semplici spettatori in protagonisti di nuove storie in grado di interagire da un lato con il film disneyano ed i suoi personaggi, dall’altro con i protagonisti reali e concreti che ogni giorno con i loro distratti comportamenti rischiano di distruggere le città e le campagne. I rifiuti diventano così i terribili sporcosauri che faranno ritornare la terra ad una nuova e terribile preistoria”.
Un socioplay non è infatti una vera e propria rappresentazione teatrale, nel senso che tradizionalmente si dà a questa espressione (anche se si serve di tutti i mezzi teatrali, dalle luci alle scene), bensì la drammatizzazione realizzata da tutti i partecipanti, senza distinzioni di attori e spettatori, attraverso giochi di ruolo spontanei o programmati. Il socioplay investe problemi generali che affronta da un punto di vista psicologico, sempre in una dimensione “ludica” ma, nello stesso tempo, sotto l'aspetto sociale e collettivo. Attraverso il gioco teatrale, sarà dunque offerta l'opportunità di dare movimento e voce ai bambini ed ai ragazzi per combattere la loro battaglia a favore dello smaltimento ecosostenibile dei rifiuti. Il Teatro sarà, così, restituito a quella funzione umana e civile che lo dovrebbe sempre caratterizzare e quindi non solo come luogo di intrattenimento ed arte dell'effimero.

 

SOCIODRAMMA del 2005 AL TEATRO MUSCO SU "LA LEZIONE" DI IONESCO
REGIA DI EZIO DONATO CON PIPPO PATTAVINA E VALERIA CONTADINO
CATANIA – 
Sulla Lezione, pubblicata nel 1954, Ezio Donato, docente di Pedagogia generale nell’ateneo catanese, ha lungamente lavorato. Dopo un primo contatto in contesto universitario più di dieci anni fa, in occasione di una lettura per uso didattico in cui interpretava il ruolo del professore accompagnato da una vera studentessa, nel 2005 Donato ha curato la regia con la coppia Pattavina-Contadino all'Auditorium “De Carlo” del Monastero dei Benedettini che ospita la Facoltà di Lettere e Filosofia. Nello stesso anno lo spettacolo è stato riproposto al Teatro Carlo Goldoni di Venezia, all'interno del Master in Comunicazione e linguaggi non verbali dell’Università Ca’ Foscari. Successivamente è stato inserito nella stagione 2005/2006 dello Stabile etneo e rappresentato al Teatro Musco.
In occasione di una replica Donato invitò il suo amico Ottavio Rosati a realizzare col pubblico in sala e la collaborazione del suo cacatoa un sociodramma, altrettanto surreale del testo di Ionesco, al quel parteciparono spettatori adulti e giovani.

Il rapporto inquietante e tragico tra un professore all’apparenza rassicurante e un'allieva inizialmente spavalda. Ovvero “il fantasma della formazione,distorto fino alla distruzione”, per usare le parole del rinomato regista e pedagogo Ezio Donato, che in ciò individua il nucleo tematico della Lezione di Ionesco, nuova produzione del Teatro Stabile di Catania, in scena alla sala Verga dal 12 aprile al 2 maggio e poi all'Ambasciatori dal 4 al 6 maggio.  Un duetto memorabile che rivive nella traduzione di Gian Renzo Morteo: il grande Pippo Pattavina dialoga in un drammatico crescendo con Valeria Contadino, giovane attrice che ricopriva già il ruolo nella passata edizione. La scenografia è firmata da Antonio Fiorentino, i costumi sono di Giuseppe Andolfo, le musiche di Carlo Insolia, con la fisarmonica dal vivo di Valerio Cairone; a curare i movimenti coreografici è Donatella Capraro, le luci Franco Buzzanca, l’elaborazione video è di Federico Baronello. 

Pippo Pattavina, vero beniamino del pubblico, torna sulla scena per la seconda volta in questa stagione dello Stabile, archiviato il recente successo dell'Aria del continente. Dopo aver vestito i panni del martogliano don Cola Duscio, l'artista interpreterà adesso il docente invasato, Valeria Contadino la studentessa-vittima; la parte della governante, in funzione di commento corale e coscienza critica, sarà ricoperta da un’attrice di sapiente esperienza come Ileana Rigano. 
«È la satira feroce del rapporto pedagogico – commenta Ezio Donato - ad essere portata in scena, delicato legame, a volte sconcertante, a volte tragico, che ha tante tensioni e tante direzioni, non ultima la reciproca seduzione che si determina non solo per l’asimmetrica posizione culturale, ma anche per la differenza di genere che posiziona il rapporto maestro-allievo in una dimensione erotica». Il teatro di Ionesco è figlio di quel Novecento provocatorio e polemico che ebbe le sue migliori espressioni artistiche nel Dadaismo e nel Surrealismo; il cosiddetto “teatro dell'assurdo” porta in scena un nonsense che non è fine a se stesso. Basti pensare al beckettiano Aspettando Godot e alla stessa Lezione per capire come in fondo questo teatro si faccia portavoce di una critica sociale profonda.  Tra le letture proposte, ricordiamo quella etico-politica che vede nella complicità segreta tra l'alunna e il precettore, la situazione di condiscendenza e remissività della Francia all'invasione nazista; non a caso dopo il crimine commesso l'insegnante indosserà sulla manica della giacca un bracciale con la svastica.  Con La Lezione «si perverrà - come ebbe a dire lo stesso Ionesco - a rivelare qualcosa di mostruoso: il che peraltro appare necessario in quanto il teatro è essenzialmente rivelazione di cose mostruose, o di condizioni mostruose, senza immagini, o di immagini che portiamo in noi».

 

 

 

 

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